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Il Sahara Occidentale: case study

Il popolo sahrawi ha realizzato una delle esperienze organizzative e di progresso sociale e civile più straordinarie della storia moderna, in uno dei deserti più inospitali della terra, quello dell’Hammada, in Algeria, nei pressi di Tindouf. I Sahrawi da oltre trent’anni vivono in una tendopoli, un vero e proprio “Stato in esilio”, in attesa di poter riacquistare le proprie terre, occupate militarmente dalla Spagna al tempo della colonizzazione e, dal 1976, dal Marocco.
Il popolo Sahrawi vive in condizioni al limite della sopravvivenza, con pochissima acqua e con le sole risorse provenienti dagli aiuti internazionali.
I rifugiati vivono in quaranta diverse tendopoli, ciascuna con un proprio nome e con le stesse funzioni di un distretto regionale (Wilaya): El Ayoun, Smara, Dakhla, Ausserd. Ogni Wilaya è divisa in sei o sette “province”. In questo modo, attraverso l’organizzazione spaziale dei campi, si cerca di ricreare l’identificazione ed il legame con la patria d’origine. Nell’ambito di questo tipo di organizzazione sociale, tutta la popolazione è chiamata a svolgere un ruolo attivo: sono valorizzati gli anziani e soprattutto le donne, che condividono responsabilità a tutti i livelli. Proprio la famiglia e la donna, infatti, sono la struttura portante della società Sahrawi.
A causa della lunga assenza degli uomini impegnati in una sanguinosa lotta per la liberazione, è cresciuto il ruolo della donna, sia per quel che riguarda la maternità, che per quanto riguarda l’ambito educativo. Di conseguenza, molte sono le donne inserite attivamente nell’amministrazione delle tendopoli, che hanno così goduto di privilegi sconosciuti negli altri paesi islamici.
Il popolo Sahrawi soffre e lotta sul piano politico e militare per ottenere indipendenza e riconoscimento, ma finora ha trovato considerazione solo nell’Organizzazione per l’Unità Africana (oggi Unione Africana), in alcuni paesi del Terzo Mondo e, in Europa, solo nell’ex Jugoslavia.
Il Fronte POLISARIO (Fronte Popolare per la Liberazione del Saguia el Hamra e Rio de Oro), nato nel 1973 grazie ad alcuni studenti e ai militanti delle precedenti lotte anticoloniali, ha proclamato la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD), per colmare il vuoto istituzionale lasciato dalla partenza degli spagnoli.
Nonostante gli ostacoli e le continue minacce del Marocco, il Fronte POLISARIO, riconosciuto dall’ONU nel 1979, prosegue nel tentativo diplomatico di sbloccare la situazione.
Si rende sempre più necessario, quindi, l’appoggio dell’opinione pubblica internazionale, considerato anche il fatto che il Fronte ha cessato da tempo le azioni militari e ha dichiarato la propria disponibilità ad accettare un’amministrazione internazionale composta dall’ONU e dall’OUA, chiedendo in cambio il ritiro delle truppe di Hassan II dal territorio del Sahara Occidentale e poter così realizzare un referendum per l’autodeterminazione e l’indipendenza del popolo Sahrawi, sotto l’egida dell’ONU.

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INTRODUZIONE Il popolo sahrawi ha realizzato una delle esperienze organizzative e di progresso sociale e civile più straordinarie della storia moderna, in uno dei deserti più inospitali della terra, quello dell’Hammada, in Algeria, nei pressi di Tindouf. I Sahrawi da oltre trent’anni vivono in una tendopoli, un vero e proprio “Stato in esilio”, in attesa di poter riacquistare le proprie terre, occupate militarmente dalla Spagna al tempo della colonizzazione e, dal 1976, dal Marocco. Il popolo Sahrawi vive in condizioni al limite della sopravvivenza, con pochissima acqua e con le sole risorse provenienti dagli aiuti internazionali. I rifugiati vivono in quaranta diverse tendopoli, ciascuna con un proprio nome e con le stesse funzioni di un distretto regionale (Wilaya): El Ayoun, Smara, Dakhla, Ausserd. Ogni Wilaya è divisa in sei o sette “province”. In questo modo, attraverso l’organizzazione spaziale dei campi, si cerca di ricreare l’identificazione ed il legame con la patria d’origine. Nell’ambito di questo tipo di organizzazione sociale, tutta la popolazione è chiamata a svolgere un ruolo attivo: sono valorizzati gli anziani e soprattutto le donne, che condividono responsabilità a tutti i livelli. Proprio la famiglia e la donna, infatti, sono la struttura portante della società Sahrawi. A causa della lunga assenza degli uomini impegnati in una sanguinosa lotta per la liberazione, è cresciuto il ruolo della donna, sia per quel che riguarda la maternità, che per quanto riguarda l’ambito educativo.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Maria Cristina D'addato Contatta »

Composta da 63 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.