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La seconda guerra mondiale nelle prime pagine del Corriere della Sera

Informazioni tesi

  Autore: Alessia Giuliani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Giacomina Nenci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 255

Atrraverso lo studio delle prime pagine del Corriere della Sera ho osservato un momento particolare della Storia italiana.
Il periodo di "Non belligeranza" in cui si ritira l'Italia fra il 1939 e il 1940, è fonte di grandi tensioni all'interno dello Stato Fascista. Da un lato, il controllo sui mezzi di informazione è al suo apice e il Minculpop tiene sotto stretta sorveglianza soprattutto la carta stampata; dall'altro l'alleato tedesco, con le sue manovre, crea grosse tensioni sia fra le gerarchie fasciste, di tutti i gradi e funzioni, sia fra la popolazione tutta.
Il partito sembra spaccarsi, le correnti contro i tedeschi sono molto forti e radicate, Mussolini stesso tentenna, conteso fra il riconoscimento dell'inganno alleato, la situazione disastrosa dell'esercito italiano e il sentimento di fedeltà ad un patto.
In questa situazione all'interno del sistema fascista si aprono, per chi ne vuole approfittare, degli spiragli di "manovra" che sembrano consentire un dibattito autonomo e interpretazioni della situazione non "dettate dall'alto" .
Io ho tentato di analizzare come, il Corriere della Sera, forte di una profonda tradizione liberale, si comportasse in questa situazione, di come proponesse il conflitto in atto ai suoi lettori e, se e come, riuscisse ad evitare i gangli censori per mantenere/recuperare il suo stampo antitedesco e liberale.

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I Introduzione. Il fascismo è stato un momento cruciale e caratterizzante la nostra storia sotto molti punti di vista; alcuni si sono rivelati positivi come i Patti Lateranensi che hanno ricucito strappi che allontanavano molti cattolici dallo Stato, oppure le bonifiche Pontine che hanno debellato malaria e altre malattie rendendo fertili le campagne nei dintorni di Roma, o ancora l’istruzione di un sentimento di unità nazionale, di patria, nel bene e nel male, che si può dire fosse appena iniziato fra il sangue del primo conflitto mondiale. Altri sono stati negativi come il personalismo che ebbe il suo culmine nella figura del Duce, o ancora, il verticismo statale e la frustrazione delle capacità individuali. La conseguenza peggiore insita nella complessa struttura costituita dal Fascismo, furono le guerre in cui il paese venne trascinato: quella coloniale, quella spagnola, quella albanese e, infine, il conflitto mondiale, ingannevole, presuntuoso e distruttivo. Il fascismo fu una dittatura con tutti i caratteri di quello che viene definito totalitarismo, eppure queste caratteristiche si sono presentate e realizzate con peculiarità tali da far parlare gli storici di “anomalia italiana”. Il modo tutto italiano di trovare la soluzione per aggirare ogni ostacolo, mi ha portato ad analizzare come questo aspetto si fosse concretizzato nella stampa, “luogo” del controllo per eccellenza e che fin da subito fu la chiave che Mussolini adoperò per assicurarsi l’appoggio degli italiani. Mi domandai se questa attenzione per le comunicazioni e la stampa, in particolare, che fu così precoce (le leggi fascistissime sono del 1925), fosse sempre omogenea e presente e, soprattutto, come un giornale fortemente liberale ed europeista come il “Corriere della Sera” avesse accettato di

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Parole chiave

(1939-1940)
corriere della sera
fascismo
giornali
non belligeranza
rappresentazione della guerra

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