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Cinegiornali dell'Istituto LUCE: linguaggio, propaganda e consenso nell'Italia fascista

Informazioni tesi

  Autore: Dario Ingiusto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Giulio Machetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

Il mio lavoro si propone di sintetizzare, attraverso aneddoti, dettagli tecnici e indagini sociostoriche, il lavoro svolto dall'Istituto nazionale Luce nel ventennio fascista, le sue ripercussioni sulla società italiana, nel suo linguaggio, nella parlata, nella cultura. Nella discussione ho presentato un DVD con i frammenti video più rappresentativi tra i molti che ho visionato per il mio lavoro.
Il fascismo fu molto interessato alla cinematografia, ed il lavoro dell'Istituto LUCE può ritenersi a giusto titolo il maggior successo del regime nel campo propagandistico, ottenuto sfruttando la capillare diffusione che ebbe il cinematografo nel corso del ventennio.

La mia tesi propone :

- una breve introduzione sui motivi di questa ricerca;
- storia del movimento fascista e presa del potere;
- nascita dell'Istituto LUCE, sua organizzazione burocratica ed economica;
- le opere dell'Istituto LUCE, documentari, cinegiornali, analisi tecnica dei filmati;
- confronto tra le opere nel tempo:
- analisi sociale, culturale e linguistica dell'importanza dei cinegiornali LUCE nella società italiana degli anni '30;
- affermazione del consenso intorno alla figura di Benito Mussolini;
- critiche al regime, analisi critica dei filmati;
- conclusioni.

La tesi è stata discussa nel marzo 2007 all'Università "Orientale" di Napoli, il voto conseguito è stato 107 su 110.

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3 Introduzione Può una sanguinosa dittatura mostrarsi come un complesso Stato corporativo, nel quale il governo è paternamente vicino alla popolazione, costruisce ponti e strade, dà lavoro, promuove intrattenimenti, riempie d’orgoglio nazionalista e unitario un intero Paese? Il difficilissimo compito di nascondere i propri misfatti dietro una serie di iniziative di facciata e di propaganda può resistere alla prova del tempo? Quanto incidono i mezzi di comunicazione di massa nella percezione che un popolo ha di un determinato sistema politico? Esiste davvero solo quello che viene trasmesso dai media? Molti sono stati gli interrogativi che mi hanno entusiasmato nell’intraprendere un lavoro di tesi sul consenso e la rappresentazione del regime fascista in Italia. In particolare, la ricerca si propone di svolgere un’indagine sulla cinematografia italiana durante il periodo fascista, focalizzando l’attenzione sull’attività dell’Istituto LUCE, ente deputato dalla dittatura a scopi propagandistici attraverso la “settima arte”. Cercare di comprendere perché il regime fascista avesse investito così tanto nella comunicazione audiovisiva; perché Mussolini seppe intuire per primo, ed in modo straordinariamente efficace, le potenzialità insite nella cinepresa; se attraverso le documentazioni LUCE giunte fino a noi sia possibile ricostruire uno spaccato dell’Italia del Ventennio che vada oltre le parole idolatranti delle voci fuori campo: tutte questioni che mi hanno incuriosito fin dalle scuole medie, ogni volta che vedevo quelle immagini in bianco e nero con il profilo di un’aquila e la scritta LUCE in basso nel televisore. L’indagine condotta trova però radici molto più remote, interrogandosi dapprima sul reale consenso espresso dalla popolazione nei confronti dei filmati, per poi ragionare sulla creazione di quella che è stata definita l’ “immaginazione sociale”. In seguito, si analizza il tentativo di creazione del consenso, così come applicato durante l’esperienza fascista, per poi centrare l’attenzione sul nucleo del lavoro, ovvero i cinegiornali e documentari dell’Istituto LUCE. Il percorso tracciato parte proprio dal concetto di immaginazione sociale, ripercorrendo a ritroso i vari tentativi di costruire un mondo di rappresentazioni, in tutti quei casi dove il sistema politico sia riuscito ad esprimere di sé un volto ben definito, ordinato, estrinsecandolo in una precisa forma sensoriale, avvertibile da tutti i suoi “sudditi”. Tale situazione non può che essere stata amplificata in modo sempre più efficace dai grandi mezzi di comunicazione di

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