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La politica migratoria dell'Unione Europea

Informazioni tesi

  Autore: Fabiana Pugliese
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Prof. Luigi Sico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 226

Il fenomeno migratorio, nella più ampia accezione del termine, inteso sia come "emigrazione" cioè spostamento da uno Stato ad un altro, sia come "immigrazione", vale a dire ingresso in un altro Stato, ha origine remote. Le ragioni che spingono gli individui a lasciare il proprio Paese d'origine sono varie, ma tralasciando le "patologiche e disgraziate cause di migrazione", sicuramente il soggetto si sposta alla ricerca di nuove e migliori condizioni di vita. Si tratta di un fenomeno, soprattutto ai giorni nostri, considerevole. Nel contesto dell'Unione europea, nei primi anni del nuovo millennio, su una popolazione di 376 milioni di persone, il 3.4% erano cittadini di Paesi terzi. La finalità del presente lavoro lavoro consiste nell'effettuare un percorso "spazio-temporale", in cui oggetto di attenzione sarà la dimensione giuridica dell'Europa comunitaria, con esclusione di quanto si realizza in altri contesti della cooperazione organizzata tra Paesi europei ed in cui le tappe fondamentali saranno rappresentate dal Trattato di Roma (1957), dall'Atto Unico europeo (1986), dal TUE (1992), dal Tda (1997), dal Trattato di Nizza (2001) e dal Programma dell'Aja (2004), precisando che i protagonisti saranno sia i migranti comunitari, riferendosi a quei cittadini di Paesi membri della Comunità che si spostano da uno Stato ad un altro per lo svolgimento di un'attività lavorativa, beneficiando delle disposizioni del Trattato relative alla libera circolazione delle persone, sia i migranti provenienti dai Paesi terzi, riferendosi a quei cittadini stranieri che si trovano nell'area comunitaria per lo svolgimento di un'attività lavorativa, per motivi di studio o di ricongiugimento familiare.

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Introduzione Il tentativo del presente lavoro consiste nel fornire un quadro, il più possibile generale, in ordine all’evoluzione che, in quasi 50 anni (dal Trattato di Roma del 1957 ai giorni nostri), i fondatori dell’Europa Unita hanno cercato di realizzare per definire, regolamentare ma soprattutto migliorare la qualità dello “status di cittadino europeo” nei rapporti interni e nei rapporti con gli altri cittadini del mondo. Ad essere al centro dell’attenzione è “la libertà” dell’individuo, nella fattispecie di libertà di scelta sul dove risiedere, sul dove stabilire la propria attività lavorativa, a quale Stato concedere la potestà regolamentare su se stesso. La libertà assoluta è utopia filosofica, le regole ostano a che essa sia tale. Il fenomeno migratorio, nella più ampia accezione del termine, inteso sia come “emigrazione” cioè spostamento da uno Stato ad un altro, sia come “immigrazione”, vale a dire ingresso in un altro Stato, ha origini remote. Le ragioni che possono spingere gli individui a lasciare il proprio Paese di appartenenza sono varie, ma tralasciando le “patologiche e disgraziate cause di migrazione”, sicuramente una di queste è la ricerca di nuove e migliori condizioni di vita. Si tratta, soprattutto ai giorni nostri, di un fenomeno considerevole, secondo alcune stime delle Nazioni Unite vi sono all’incirca 175 milioni di individui che si trovano al di fuori del proprio Paese di nascita (essi costituiscono il 3% della popolazione mondiale). Nel contesto che più da vicino ci riguarda, quello dell’Unione europea, nei 5

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d.leg.vo 286/98
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