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Polizia Giudiziaria e Processo Penale

La riforma del processo penale, dopo un anno di vacatio legis, è definitivamente entrata in vigore il 24 ottobre 1989 e, con essa, una delle principali novità che si sono immediatamente affermate è stata la scomparsa della fase istruttoria e la sua sostituzione con quella delle indagini preliminari, al termine della quale, ove il P.M. non ritenga di dover chiedere al Giudice per le Indagini Preliminari l’archiviazione, vi sarà, davanti a quel giudice, una udienza preliminare diretta ad accertare se sussistono le condizioni per passare alla fase del giudizio.

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Introduzione Fino al 1989, il nostro diritto processuale penale, e con esso l’intera organizzazione degli uffici e del relativo ordinamento giudiziario, si fondava sui principi e sulle norme di dettaglio contenute nel codice del 1930 (c.d. “codice Rocco”). Si trattava di una normativa emanata nel contesto di un sistema politico del tutto diverso da quello che la Costituzione repubblicana avrebbe successivamente disegnato, normativa che, lungi dal prevedere situazioni anche solo di formale parità tra accusa e difesa, predisponeva modelli di processo fondati prevalentemente sull’attività inquisitoria svolta dai giudici inquirenti e dagli Organi di P.G. Lo schema tipo del vecchio processo penale si articolava nei momenti, anche cronologicamente distinti, rappresentati dalla fase istruttoria – normalmente preceduta da quella degli atti preliminari all’istruzione -, e da quella del giudizio, fondato sul dibattimento. La fase istruttoria poteva poi essere sommaria, se condotta dal procuratore della Repubblica o dal pretore, oppure formale, se svolta dal giudice istruttore. La seconda fase, del dibattimento, poteva snodarsi attraverso i giudizi di primo grado, di appello ed eventualmente, di cassazione, se una delle parti proponeva impugnazione. Normalmente, lo schema tipo sopra delineato poteva presentare alcune varianti, come quando, nel giudizio direttissimo, veniva meno la fase istruttoria, o nel procedimento per decreto, veniva addirittura a mancare la fase del dibattimento, a meno che il condannato non si fosse opposto al decreto di condanna. 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Gabriele Donnarumma Contatta »

Composta da 95 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5720 click dal 30/03/2007.

 

Consultata integralmente 16 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.