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Dolore: una battaglia ancora da vincere. Curare se non si può guarire.

Informazioni tesi

  Autore: Raffaella Rossi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Servizio Sociale
  Relatore: Donatella Cozzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

Ho deciso di intraprendere questa ricerca perché mi sono accorta che ogni volta che avevo l’occasione di parlare della terapia del dolore, questa veniva automaticamente associata alla morfina, quindi alla droga e quindi inevitabilmente alla dipenda e alla tossicodipendenza.
Nella mia tesi, per quanto mi è stato possibile ho cercato di sfatare questo pregiudizio.
Nel Fedone Platone cerca di dimostrare come dolore e piacere nascano in qualche modo l’uno dall’altro.
Secondo Aristotele si ha il piacere quando l’individuo si realizza seconda la sua natura, e all’opposto si ha uno stato di dolore quando l’individuo agisce contrariamente alla sua natura, cioè per difetto.
Secondo i filosofi pessimisti, solo il dolore è reale, mentre il piacere altro non è che la sua provvisoria essenza: secondo loro, infatti, il dolore manifesta l’universale volontà di vivere.
Per i filosofi ottimisti, gli unici valori della vita sono il piacere e la felicità, mentre il dolore è un disvalore, è un male, che bisogna ridurre mediante un esercizio costante della volontà e dell’intelletto.
Oggigiorno il dolore è visto sotto diversi aspetti: come dolore essenzialmente fisiologico come un comune mal di denti che implica un minimo di emozione psicologica; oppure come dolore essenzialmente psicologico, un’emozione che implica una ripercussione fisiologica.
Il dolore è puramente soggettivo e quindi è difficile da classificare.
Il dolore acuto e quello cronico affliggono decine di milioni di persone al mondo ogni giorno.
Esistono dolori che durano soltanto pochi giorni, come quelli causati da traumi, postumi di un’operazione o malattie che si riacutizzano.
Ma il dolore che più spaventa è quello cronico, che dura mesi o addirittura anni.
È la sorte di chi soffre di cefalee o nevralgie persistenti, nevrite o dolore lombare.
Ma non bisogna rassegnarsi alla sofferenza: è possibile alleviare il dolore, attenuandolo in modo che diventi sopportabile. Così potrà migliorare anche la qualità della vita.
Oggi sono disponili molte terapie contro il dolore che danno ottimi risultati.
La sua soppressione è possibile grazie ai trattamenti farmacologici.
I farmaci antidolorifici aiutano a non soffrire.
Se assunti correttamente, anche la morfina e i suoi derivati possono contribuire a migliorare la qualità della vita senza alterare lo stato di coscienza.
Sono, infatti, farmaci antidolorifici raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
In Italia la percentuale di medici che prescrivere la morfina è però ancora molto bassa, sebbene la normativa sulle prescrizioni dei farmaci analgesici oppiacei sia stata gradualmente e quasi totalmente rivista, introducendo la possibilità di prescrivere sulla stessa ricetta fino a due preparazioni o dosaggi e per trenta giorni di terapia.
Altri provvedimenti importanti sono stati quelli per lo sviluppo della rete delle cura palliative e le iniziative per la realizzazione di ospedali senza dolore.
L’efficacia del trattamento del dolore rimane uno tra i più importanti e pressanti problemi medici mondiali: molti pazienti, infatti, trascorrono le ultime settimane, gli ultimi mesi della loro vita in situazioni estremamente disagevoli di sofferenza e di invalidità.
Spesso vi è una reale inadeguatezza formativa e professionale ad affrontare il dolore fisico, anche con strumenti relativamente innocui.
Questo avviene spesso per l’eccessiva attenzione riposta nella malattia di base, che relega in un ambito “facoltativo” l’impegno a lenire la sofferenza attuale, come fosse un aspetto.
In conclusione possiamo dire che il trattamento del dolore è spesso inadeguato o inesistente per vari motivi quali:

• L’ignoranza a proposito delle cure capaci di sopprimere il dolore;
• La deformazione culturale del medico che, a volte, considera il dolore come sintomo ineluttabile;
• I problemi legali che intralciano l’uso di analgesici oppioidi:
• I problemi legati alla dipendenza dei farmaci oppioidi.

Per questi ed altri motivi, nei primi anni ’80, l’O.M.S. ha focalizzato l’attenzione sull’argomento pubblicando le linee guida per il controllo del dolore.
L’obiettivo di queste linee guida è stato quello di stabilire un metodo scientificamente valido che potesse essere usato a livello comunitario nei paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo.

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INTRODUZIONE La mia è una tesi compilativa. In essa ho cercato di raccogliere il maggior numero di informazioni reperibili in internet per quanto riguarda la terapia del dolore e le cure palliative. Ho deciso di intraprendere questa ricerca perché mi sono accorta che ogni volta che avevo l’occasione di parlare della terapia del dolore, questa veniva automaticamente associata alla morfina, quindi alla droga e quindi inevitabilmente alla dipenda e alla tossicodipendenza. Nella mia tesi, per quanto mi è stato possibile ho cercato di sfatare questo pregiudizio. Nel Fedone Platone cerca di dimostrare come dolore e piacere nascano in qualche modo l’uno dall’altro. Secondo Aristotele si ha il piacere quando l’individuo si realizza seconda la sua natura, e all’opposto si ha uno stato di dolore quando l’individuo agisce contrariamente alla sua natura, cioè per difetto. Secondo i filosofi pessimisti, solo il dolore è reale, mentre il piacere altro non è che la sua provvisoria essenza: secondo loro, infatti, il dolore manifesta l’universale volontà di vivere. Per i filosofi ottimisti, gli unici valori della vita sono il piacere e la felicità, mentre il dolore è un disvalore, è un male, che bisogna ridurre mediante un esercizio costante della volontà e dell’intelletto. Oggigiorno il dolore è visto sotto diversi aspetti: come dolore essenzialmente fisiologico come un comune mal di denti che implica un minimo di emozione psicologica; oppure come dolore essenzialmente psicologico, un’emozione che implica una ripercussione fisiologica. Il dolore è puramente soggettivo e quindi è difficile da classificare. 1

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