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La protezione dei diritti dell'uomo nei Paesi arabo-islamici

La tendenza delle organizzazioni internazionali arabo-islamiche alla codificazione dei diritti umani, ossia alla creazione di sistemi di tutela internazionale degli stessi, risale a circa trent’anni fa e si collega al progressivo espandersi del consenso mondiale sui diritti umani rispetto al quale anche il mondo arabo-musulmano, infinitamente variegato e complesso e percorso da molteplici fermenti e aspirazioni, non poteva rimanere indifferente. Le istituzioni intergovernative arabo-islamiche non si proponevano semplicemente di regionalizzare il sistema mondiale dei diritti dell’uomo mediante appositi strumenti panarabi o panislamici di tutela, bensì di dotare il mondo arabo-musulmano di una sua autonoma e specifica definizione dei diritti umani, dato il parziale ma inconciliabile contrasto avvertito con la poco congeniale concezione onusiana, espressa nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948 (Dudu). Tutte le Carte finora prodotte, infatti, oltre ad assumere un’impostazione religiosa estranea all’impianto generale della Dudu e alla successiva codificazione internazionale in materia, contengono prescrizioni, sia positive che negative, inseparabili dal contesto nazionalista arabo e/o islamico, anche se la duplicità del loro albero genealogico – da un lato la Lega degli Stati Arabi (LSA) a partire dai primi anni Settanta e dall’altro, un decennio più tardi, l’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI), rappresentanti l’una gli Stati parte della comunità arabo-islamica, l’altra la comunità religiosa musulmana – determina notevoli differenze tra i due impianti concettuali-giuridici, nonché in relazione ai contenuti e all’estensione di ciascuno di essi. Al di là di tale spartiacque nell’ambito di una grande matrice concernente le istituzioni ufficiali della LSA e dell’OCI, è riscontrabile, poi, un’altra fonte di produzione di documenti in materia di diritti umani, gli organismi privati (Consiglio Islamico d’Europa e altri), i cui progetti non godono di alcuna ufficialità, ma risultano interessanti per la molteplicità e l’originalità delle soluzioni proposte.
A partire dagli anni Novanta, infine, la protezione dei diritti dell’uomo e la verifica del loro stato di salute nei Paesi arabo-musulmani, in particolare in quelli che insistono sulla riva Sud del Mediterraneo, ha rappresentato la novità principale nel contesto del dialogo euro-arabo, che fino a quel momento aveva riguardato esclusivamente temi di natura economico-finanziaria, divenendo l’obiettivo prioritario nell’agenda dell’Unione Europea in relazione all’area geografica mediterranea, ma anche in quella di numerose ONG e università rivierasche, e incentivando sforzi sempre più concreti per una convergenza sui diritti dell’uomo nell’ottica del mutuo rispetto e della disponibilità all’ascolto e al compromesso tra mondo occidentale cristiano e mondo arabo-musulmano.

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Introduzione « «Con le genti della scrittura comportatevi nel modo seguente: intavolate con esse un dialogo in maniera di simpatica amicizia…ed esprimetevi così: “Crediamo a ciò che è stato rivelato a noi, crediamo a ciò che è stato rivelato a voi. Il nostro Dio e il vostro Dio è uno solo: a lui noi siamo muslimuna (sottomessi)”». Corano, 29, 46 1 . Oggi siamo talmente abituati a sentire invocare o a citare i diritti umani, nel contesto sia nazionale che internazionale, che è per noi difficile ricordare che il loro «processo di creazione…è stato lungo, contorto, sofferto e contestato» 2 . Il percorso, senza voler risalire ad iniziative ormai datate dei secoli precedenti, si può considerare iniziato nel 1948 con l’adozione da parte delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (Dudu), con la quale, come si legge nello stesso titolo, si è affermata l’universalità dei diritti umani, che non dovrebbe conoscere confini, differenze o discriminazioni fra aree geografiche del mondo o fra Paesi appartenenti alle diverse aree geografiche. Tale adozione si è contraddistinta in verità – oltre che per la mancata sottoscrizione da parte di Unione Sovietica, Bielorussia, Ucraina, Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia, Unione Sudafricana e per l’assenza dell’Honduras – per l’astensione dell’Arabia Saudita, per l’assenza dello Yemen e per l’adesione finale, con particolari riserve espresse su 1 F. PEIRONE, Il Corano (introduzione, traduzione e commento), Mondadori, Milano, 1979, p. 559. 2 L. CITARELLA, Il lungo percorso dei diritti umani e della democrazia nel Mediterraneo, “I diritti dell’uomo - Cronache e battaglie”, 1999, p. 8. 7

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Mariarita Angiò Contatta »

Composta da 241 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.