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Il danno ambientale

La formula dell'art. 18 ricalca l'art. 2043: il primo comma, infatti, dispone che (qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti... che comprometta l' ambiente ...) si enuncia anche qui un principio di una responsabilità per colpa ma si nota anche che a differenza dell'art. 2043 qui si richiede non l'ingiustizia del danno, ma che il fatto lesivo sia in violazione di leggi e di provvedimenti adottati in base a leggi. Questo requisito quindi, che rinvia alle specifiche definizioni contenute in tali leggi e provvedimenti, sostituisce il concetto elastico di ingiustizia ex art.2043. Praticamente l'art. 18 richiede implicitamente l'ingiustizia del danno, ma la delimita e la precisa con il riferimento alla violazione di leggi: il danno è ingiusto, quando deriva da una violazione della legge.
Alcuni autori, tra i quali Pietro Trimarchi e Morbidelli sostengono che così si è accolto un principio di tipicità dei fatti produttivi di danno ambientale; e non poteva - per tali autori - essere altrimenti essendoci molteplici eventi alteratori dell'ambiente che l'uomo quotidianamente (e inevitabilmente) provoca, per cui se la norma sulla responsabilità per danno ambientale fosse basata sulla clausola generale dell'ingiustizia del danno, la determinazione delle forme e dei limiti all'alterazione dell'ambiente, sarebbe rimessa alle valutazioni discrezionali e decentrate dei singoli giudici, con un metodo del tutto inadeguato in un campo in cui vi è esigenza di regole dettate sulla base di una visione generale e pianificatrice.
Ecco, quindi, la necessità di rinviare alle regole poste dallo stesso legislatore o da provvedimenti amministrativi.
Secondo altri, fra cui Paolo Maddalena, l'espressione: qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge, non può essere, invece, considerata come riferita alla previsione normativa di un comportamento tipico, qualificato come antigiuridico.
Se l' art. 18 avesse limitato le ipotesi di illecito a comportamenti tipici individuati da leggi - secondo Maddalena - avrebbe non solo vanificato l'istituto del risarcimento del danno ambientale nel momento stesso in cui lo prevedeva, ma soprattutto avrebbe fatto di tale istituto un semplice doppione delle sanzioni penali e amministrative.
Mi pare poco convincente questa tesi, in quanto non vedo altro modo di leggere l'espressione ex art.18, se non come riferita alla previsione normativa di un comportamento tipico.
Quanto all'affermazione che tale tipo di lettura, lo fa divenire un doppione delle sanzioni penali e amministrative, si può obiettare che, in realtà, l'art.18 prevede il risarcimento del danno, che è cosa diversa dalle sanzioni stabilite dalle altre norme.
Secondo il Maddalena, inoltre, la norma afferma nello stesso primo comma che il danno ambientale è "un fatto... che compromette l'ambiente", il riferimento al fatto sottolinea che l'antigiuridicità va valutata non solo in relazione al comportamento, ma anche in relazione all'evento.
E fin qui la tesi pare perfettamente accoglibile, salvo che nella definizione del danno come fatto, in quanto ovviamente il danno non è un fatto, ma la conseguenza del fatto stesso.
Il Maddalena aggiunge però che il riferimento alla ''compromissione dell'ambiente'' indica che è soprattutto in relazione all'evento che va operata la valutazione dell'antigiuridicità del fatto. L'attenzione si sposta dal comportamento all'evento...

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     ART. 18 L. 349 DELL’ 8 LUGLIO 1986. ____________________________________ Con l’entrata in vigore dell’art. 18 della legge 8 luglio 1986, n.349, il danno ambientale diviene una categoria di fatto giuridico tutelabile, l’ ambiente diviene, cioŁ, un valore a cui Ł riservata una specifica tutela giuridica. L’art.18, infatti, afferma che: 1. Qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge che comprometta l’ambiente, ad esso arrecando danno, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte, obbliga l’ autore del fatto al risarcimento nei confronti dello stato. 2. Per la materia di cui al precedente comma 1 la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, ferma quella della Corte dei Conti, di cui all’art.22 del D.P.R.10 gennaio 1957, n.3. 3. L’azione di risarcimento del danno ambientale, anche se esercitata in sede penale, Ł promossa dallo Stato, nonchŁ dagli enti territoriali sui quali incidono i beni oggetto del fatto lesivo. 4. Le associazioni di cui al precedente art.13 e i cittadini, al fine di sollecitare l’esercizio dell’azione da parte dei soggetti legittimati, possono denunciare i fatti lesivi di beni ambientali dei quali siano a conoscenza.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Rosamaria Ferorelli Contatta »

Composta da 110 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.