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Il giornalismo d'inchiesta: nuovi spazi di ridefinizione

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Tottoli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze e tecnologie della comunicazione
  Relatore: Angelo Agostini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

L’era dell’informazione non designa solo una grande valanga informativa con rischio entropia, ma è soprattutto un menu variegato di prodotti per diete mediali sempre più ricche e varie.
La visione apocalittica di un consumatore alienato e manovrabile è stata da tempo smentita, ma oggi appare ancora più inverosimile. E’ chiaro per tutti come il pubblico sia sempre più attento, differenziato ed esigente.
Il moltiplicarsi dei mezzi, la loro pervasività e la multimedialità permettono fruizioni sempre più personalizzate. Così se le breaking news possono raggiungerci in ogni momento sul telefonino ed il telegiornale si può sbirciare comodamente da internet, non resta forse tempo e voglia d’approfondire con diversi supporti - magari le pagine di un libro - gli argomenti che altri mezzi ci pongono all’attenzione più sommariamente?
Il complesso rapporto tra i media, attinente dinamiche anche prettamente economiche, non fa pensare forse che la paventata scomparsa dell’approfondimento sia l’incapacità di scorgere la sua ridefinizione in formati più concorrenziali?
Il giornalismo d’approfondimento non è scomparso: si sta ritagliando nuovi spazi d’azione, nelle sue diverse declinazioni, nel quadro di un più generale mutamento del giornalismo stesso.
E’ necessario porre una nuova attenzione a riguardo, abbandonando stereotipi e luoghi comuni.
L’obiettivo di questo lavoro è tentare di rispondere alla richiesta di seria riesamina dell’argomento inchiesta.
Data la complessa trama d’influenze che caratterizza l’ambito di studio, utilizzeremo un approccio il più possibile multitematico e organico. Individuare i nuovi spazi di ridefinizione del giornalismo d’inchiesta passa attraverso l’analisi dell’evoluzione dei media che storicamente l’hanno ospitato e di quelli che ne hanno accolto le nuove sfide. Sarà necessario allora approfondire i rapporti di reciproca influenza tra i mutamenti del giornalismo e delle modalità di fruizione e quelli della dinamiche sociali, economiche e politiche che hanno caratterizzato la seconda metà del secolo scorso. Definiti i nuovi formati dell’inchiesta, resta da chiedersi come mai non vengano riconosciuti quanto tali. Forse l’incapacità di riconoscere la viva presenza dell’inchiesta passa attraverso una concezione viziata di ciò che questo termine designa. E’ un problema ermeneutico.
Le nuove leve del giornalismo non condividono la stessa rappresentazione mentale del termine. Qui entra in gioco il ruolo determinante di una socializzazione alla cultura americana (in buona parte idealizzata), che fa scambiare i risultati connessi ad particolar humus sociale con i fini stessi dell’inchiesta giornalistica. La cultura anglosassone differisce profondamente dalla nostra, nonostante una crescente esterofilia tenda miopemente ad appiattire ogni fenomeno sul modello dominante.
Per riportare un quadro esauriente della fenomenologia del giornalismo d’approfondimento in Italia è necessario vagliare anche le aberrazioni del genere, che tanto materiale danno alla litania che vuole il giornalismo d’inchiesta scomparso. Osserveremo così quella forma di asservimento di parte degli operatori alla promozione di poteri forti. Per fini utilitaristici o per scarse capacità professionali, prodotti di dubbia qualità abusano della dicitura d’inchiesta. La questione si aggrava maggiormente quando la promozione è inversa: non parlare della mafia significa appoggiare il suo moderno gioco del silenzio. E’ necessario allora interrogarsi sul ruolo dei giornalisti.

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4 Introduzione Capita per populismo. A volte invece è un pour parlèr come la scomparsa delle mezze stagioni. Più spesso la prova di una certa superficialità d’osservazione. Giovani giornalisti freschi di studio ma anche vecchie penne romantiche ed un po’ miopi: “Il giornalismo d’inchiesta è scomparso”, ecco la trita esclamazione che va ad alimentare la vecchia polemica che, peraltro, vanta anche illustri sostenitori. Giampaolo Pansa, citato da Angelo Agostini nel giugno 2005 su “Problemi dell’informazione”, lanciava già vent’anni fa, proprio dalle pagine della stessa rivista, la sua denuncia d’estinzione dell’inchiesta: Per fare un’inchiesta serve un giornalista preparato, c’è bisogno di molto lavoro, serve che il giornale consenta il respiro per sostenere il tema un poco più dell’attenzione veloce che si dedica normalmente agli avvenimenti di giornata, c’è bisogno di giornalisti liberi e, soprattutto, che anche i giornali siano liberi. […]. Sono queste le ragioni per le quali nei giornali italiani l’inchiesta è ridotta a un lumicino: pallida testimonianza di un genere che fu.[…]. Il risultato è, secondo me, abbastanza grigio; parlo della prospettiva a cui possiamo dare come titolo “fortuna o sfortuna della stampa indipendente”. Tutti i pessimismi sono autorizzati. Io personalmente sono molto, molto, molto pessimista. Ed è proprio Agostini che nel suddetto articolo chiede alla comunità professionale una seria riesamina dell’argomento. Egli pone l’accento su un problema d’analisi. Chiede un’attenzione scevra da pregiudizi e luoghi comuni, che rifletta attorno al tema del giornalismo d’approfondimento, vittima di quella ch’egli definisce “la più straordinaria dimostrazione di miopia nel leggere le cose del giornalismo italiano” [Agostini 2005: 135] Ironia vuole che lo stesso Pansa 1 sia uno degli esponenti della forma più attuale e promettente del giornalismo d’inchiesta: il saggio. 1 I saggi di Pansa non sono inchieste rigorose come vengono intese in senso stretto, ma rivisitazioni storiche delle vicende italiane dalla seconda Guerra mondiale in poi. La forma ibrida, la voluta assenza di note rigorose e dettagliate bibliografie in calce alle sue opere: una lettura che è giornalismo nuovo, resoconto ed interpretazione dei fatti lucidi. Prova di ciò può essere ritenuta l’accesa polemica che ha accolto la presentazione del suo ultimo saggio “La grande bugia”.

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