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La forma di Stato per l'Europa

Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Mari
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Silvio Gambino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 238

Il presente studio ha inizio nel Settembre del 2004, pochi giorni prima dell’apertura della Conferenza intergovernativa che, a partire dall’Ottobre del 2003, affronterà la modifica dei Trattati, così per come essa è stata elaborata dalla “Convenzione Europea sul Futuro dell’Europa”, convocata dal Consiglio Europeo di Laeken.
A distanza da cinquant’anni dalla nascita della Comunità, l’Europa si trova oggi di fronte ad un passo importante, che potrebbe aprire, dunque, una nuova epoca.
Le proposte della Convenzione, sembrano dover essere approvate, prima o poi, se non altro perché esse contengono delle modifiche dei processi decisionali, che si rendono innegabilmente necessarie, a fronte del più grande allargamento visto fino ad oggi dall’UE (che vedrà protagoniste, il 1° Maggio 2004, gran parte delle Repubbliche ex sovietiche). Un argomento che, invece, non viene affrontato esplicitamente dalla “Costituzione Europea”, è il tipo di Stato che L’Unione andrà a formare a seguito di tali avvenimenti.
Il problema è annoso: da sempre fonte di contrasti tra le frange politiche più federaliste e gli “euroscettici”.
Nella premessa storica che apre la presente ricerca, si tenterà di descrivere le idee di quei “federalisti sognatori” che, già molto tempo prima della nascita della CECA, avevano intravisto e creduto possibile, la prospettiva di un’unione politica, più che economica: idee di grande valore se considerate avulse dal periodo storico in cui si erano sviluppate. Si darà conto, poi, della posizione di quei Governi, che da sempre hanno tentato di ricondurre l’Unione ad una mera relazione interstatale, il cui primo, ed unico, obiettivo fosse lo sviluppo economico.
Si porranno, dunque, le basi storiche del processo di integrazione, onde poter affrontare le opinioni della dottrina, riguardo la materia di studio, per come si sono evolute nel periodo che va da “Nizza 2001”, alla convocazione della Convenzione Europea.
Analizzando l’ampia bibliografia sviluppatasi negli anni precedenti il lavoro della Convenzione, si tenterà di sottoporre al lettore le varie opportunità di approfondimento dell’integrazione europea, onde porre una base di lavoro, da cui trarre, poi, le conclusioni di un possibile sviluppo del peculiare modello di federalismo dell’Unione.
Si affronteranno, di seguito, in maniera approfondita, i lavori della Convenzione Europea e dei suoi Workgroups, i contributi della società civile e della dottrina alla causa dell’Unione, dando conto, altresì, dei dibattiti all’interno dei vari Stati membri .
Ci si interrogherà, in definitiva, se sia il caso di approfondire l’integrazione verso un modello di Stato Federale, comune ad alcuni Stati nazionali o se sia, come si crede, più opportuno, lasciare che il processo evolutivo dell’UE avanzi a “piccoli passi”, seguendo un cammino che, definito da Jean Monnet negli anni cinquanta, è divenuto la chiave dello sviluppo del “sistema Europa” e, con esso, degli Stati membri. Un cammino che ha portato a far sì che tali Stati, uniti per un obiettivo comune, possano, col tempo, essere i protagonisti di un nuovo ordine mondiale, democratico, basato sulla difesa dei diritti dell’uomo, sui valori della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello stato di diritto; valori che, come recita l’articolo 2 del Progetto di Costituzione, sono “comuni agli Stati membri in una società fondata sul pluralismo, sulla tolleranza, sulla giustizia, sulla solidarietà e sulla non discriminazione”.
E’ in quest’ottica che si sosterrà che il processo evolutivo, che trova oggi la sua estrinsecazione nel “motto” che il Praesidium della Convenzione ha individuato per l’Unione - “Unis dans la diversité” - sarà l’unico modello possibile per l’Unione. L’Europa non possiede le basi dello “Stato - Nazione”, essendo stata creata proprio in un momento in cui le sfide imposte dalla globalizzazione ne decretavano la crisi. E’ proprio nel concetto di “Unione di Patrie”, caro a Delors, che il sistema comunitario trova il segreto del suo lento, ma inesorabile, cammino, verso un mondo che educhi il cittadino a vivere con gli altri, nel rispetto della diversità di ogni popolo .

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Prefazione Il presente studio ha inizio nel Settembre del 2004, pochi giorni prima dell’apertura della Conferenza intergovernativa che, a partire dall’Ottobre del 2003, affronterà la modifica dei Trattati, così per come essa è stata elaborata dalla “Convenzione Europea sul Futuro dell’Europa”, convocata dal Consiglio Europeo di Laeken. A distanza da cinquant’anni dalla nascita della Comunità, l’Europa si trova oggi di fronte ad un passo importante, che potrebbe aprire, dunque, una nuova epoca. Le proposte della Convenzione, sembrano dover essere approvate, prima o poi, se non altro perché esse contengono delle modifiche dei processi decisionali, che si rendono innegabilmente necessarie, a fronte del più grande allargamento visto fino ad oggi dall’UE (che vedrà protagoniste, il 1° Maggio 2004, gran parte delle Repubbliche ex sovietiche). Un argomento che, invece, non viene affrontato esplicitamente dalla “Costituzione Europea”, è il tipo di Stato che L’Unione andrà a formare a seguito di tali avvenimenti. Il problema è annoso: da sempre fonte di contrasti tra le frange politiche più federaliste e gli “euroscettici”. Nella premessa storica che apre la presente ricerca, si tenterà di descrivere le idee di quei “federalisti sognatori” che, già molto tempo prima della nascita della CECA, avevano intravisto e creduto possibile, la prospettiva di un’unione politica, più che economica: idee di grande valore se considerate avulse dal periodo storico in cui si erano sviluppate. Si darà conto, poi, della posizione di quei Governi, che da sempre hanno tentato di ricondurre l’Unione ad una mera relazione interstatale, il cui primo, ed unico, obiettivo fosse lo sviluppo economico. 6

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