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Lettura del canto X dell'Inferno

Questo lavoro verterà sull’analisi di alcune fra le più importanti letture della critica dantesca, partendo dal De Sanctis passando attraverso le letture di Antonino Pagliaro, Umberto Bosco, Erich Auerbach, Antonio Gramsci, Mario Sansone, Isidoro del Lungo, Michele Barbi, Asor Rosa e Raffaele Giglio.
Il De Sanctis fornisce l’interpretazione più acuta che più a lungo eserciterà una influenza sulla critica successiva. Nel saggio Il Farinata di Dante, il De Sanctis sottolinea la preminenza che nella Divina Commedia assume, di contro al mondo teocratico feudale che ha come idea dominante l’annullamento della personalità, il mondo del comune libero, presagio della civiltà moderna, dove la personalità è tutto.

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3 Introduzione Questo lavoro verterà sull’analisi di alcune fra le più importanti letture della critica dantesca, partendo dal De Sanctis passando attraverso le letture di Antonino Pagliaro, Umberto Bosco, Erich Auerbach, Antonio Gramsci, Mario Sansone, Isidoro del Lungo, Michele Barbi, Asor Rosa e Raffaele Giglio. Il De Sanctis fornisce l’interpretazione più acuta che più a lungo eserciterà una influenza sulla critica successiva. Nel saggio Il Farinata di Dante, il De Sanctis sottolinea la preminenza che nella Divina Commedia assume, di contro al mondo teocratico feudale che ha come idea dominante l’annullamento della personalità, il mondo del comune libero, presagio della civiltà moderna, dove la personalità è tutto. A questo proposito De Sanctis scrive : Il grande uomo, l’eroe, non era Farinata ma san Francesco d’Assisi; la grandezza era posta nella povertà, nell’astinenza, nell’ubbidienza, nell’umiltà ; la vera azione era nella preghiera e nella contemplazione […] su questo concetto è fondata la Divina Commedia, concetto che giace in fondo a tutte le opere didattiche e poetiche di quel tema[…] e ancora : Dante, come Beatrice, è un personaggio non operante ma contemplante, è un essere allegorico, è un’idea, un carattere. […] Ma in seno a questo Dante ascetico e teologo è rimasto l’altro Dante: il partigiano, l’esule, lo sdegnoso e vendicativo Dante, tutto umano e carnale… 1 Questo magistrale punto di vista mette in luce l’importanza di una ben chiara distinzione fra il Dante-autore e il Dante-personaggio dell’opera ma anche la consapevolezza dell’originalità indiscussa e sicuramente innovativa della Divina Commedia, dove ciò che vi è di più mistico ed ascetico è strettamente correlato con ciò che vi è di più terreno e umano. Tale sentimento di umanità è espresso primariamente nella possibilità di dialogo; quest’unica possibilità di comunicazione fra il pellegrino e le anime consiste nel sentimento di pietà che talvolta si stabilisce fra Dante e i dannati che parlano con lui. Secondo De Sanctis i dannati hanno coscienza etica di ciò che hanno commesso in vita ed hanno anche un senso di dignità, la grandezza umana che avevano in vita gli è rimasta: Dante lascia ad ognuno la sua prerogativa umana fatta di grandezza morale e civile, come nel caso di Farinata. 1 De Sanctis, Il Farinata di Dante, in Saggi critici, II, Laterza, Bari 1952 pp.285-286

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marta Tamburrelli Contatta »

Composta da 28 pagine.

 

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