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Polonia: frontiera dell'Unione Europea. La politica d'immigrazione nel contesto socio-giuridico polacco.

Informazioni tesi

  Autore: Rosa Pirozzi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Relatore: Fabio Marazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

Durante le discussioni che hanno preceduto il referendum in Francia nel 2005 per la ratifica del trattato costituzionale europeo è emerso chiaramente il timore di un'invasione di lavoratori provenienti dai PECO, rappresentati dalla figura dell'idraulico polacco. Da dove ha preso origine tale paura? Perchè i polacchi sono da sempre considerati un popolo di migranti? In realtà, dopo l'entrata della Polonia nell'U.E. non si è verificata alcuna invasione di "idraulici polacchi". La Polonia il 1 maggio del 2004, non è diventata solo Paese membro, ma anche frontiera esterna dell'U.E. Questo paese infatti confina per circa 1000 km con l'enclave russa di Kaliningrad, con la Bielorussia e con l'Ucraina, paesi non membri dell'U.E. Sicurezza alle frontiere esterne dell'Unione significa prima di tutto riuscire a garantire la sicurezza di tutta la società europea. Qual è la politica d'immigrazione attuata dalla Polonia? Rispetta l'acquis communautaire? Chi sono gli immigrati che entrano in Polonia e quindi nell'Unione Europea? Come lavora la guardia di frontiera polacca sul confine orientale? E i rapporti con i vicini paesi? Tutto questo e molto di più.

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5 INTRODUZIONE Questo elaborato prende spunto dal tentativo di conciliare tre argomenti di mio grande interesse: l’Unione Europea, la Polonia e le migrazioni. L’Unione Europea è il progetto più costruttivo e ambizioso che abbia mai interessato il continente europeo. Il riuscire a superare gli individualismi nazionali dopo secoli di guerre per cercare più ciò che unisce che ciò che divide, è sicuramente il grande passo di questo millennio. L’Unione Europea, nata dopo un periodo di forte instabilità storico-politica, si offre oggi come soluzione necessaria di fronte ai cambiamenti che interessano la nostra società. In un mondo globalizzato caratterizzato da un ridimensionamento dello spazio e del tempo, dal predominio della tecnologia e della comunicazione, da una crescente omogeneizzazione e paradossalmente da un contemporaneo aumento di eterogeneità culturale, i confini nazionali, come sostiene il sociologo polacco Zygmunt Bauman, sono liquefatti. La globalizzazione ha indubbiamente portato ad un decadimento dello Stato- nazione, che non è più in grado da solo di rispondere alle necessità della società attuale. Ecco che allora l’Unione Europea appare come la risposta più ovvia e la soluzione necessaria per questi eventi che interessano la nostra epoca: un’istituzione sopranazionale in grado di realizzare l’arduo compito di coordinare e disciplinare stati nazionali, nel rispetto e nella tutela delle differenze che li caratterizzano. Queste differenze sono ben lontane dall’essere attutite, come emerge dalla mancanza, a tutt’oggi, di una costituzione europea che definisca non solo la normativa comune, ma soprattutto che delinei chiaramente ed esplicitamente i tratti comuni caratterizzanti i Paesi membri, in maniera da poter individuare le linee guida per future inclusioni di altri Paesi. Fino ad oggi l’Unione ha continuato la sua corsa verso successivi allargamenti in modo quasi naturale: risulta ovvio, forse per ragioni storiche e geografiche, che gli attuali 27 Paesi membri siano parte dell’Unione e ancora si attende che altri Paesi, come ad esempio la Croazia, la Bosnia Erzegovina, l’Albania, raggiungano

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