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''Elegies for a dying city'': l'immagine della città di Berlino nelle Berlin Stories di Christopher Isherwood

Informazioni tesi

  Autore: Sara Galletti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Valerio De Angelis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 169

Durante gli ultimi anni della Repubblica di Weimar, un gruppo di artisti inglesi si trasferisce a Berlino e fa della città la sua dimora per alcuni anni, fino all’avvento del Nazismo. Di questo gruppo fanno parte, tra gli altri, Wystan Hugh Auden, Stephen Spender e Christopher Isherwood. Il periodo berlinese cambierà per sempre il corso della vita e della carriera di questi artisti, e soprattutto di Christopher Isherwood. Una targa affissa al muro del numero 17 della Nollerndorfstraße rivela che Christopher Isherwood ha qui vissuto dal marzo 1929 al febbraio 1933 e che le esperienze fatte in questo periodo sono la base dei suoi romanzi Mr. Norris Changes Trains e Goodbye to Berlin. Isherwood all’epoca si sente soffocato dall’Inghilterra del primo dopoguerra e dalla sua cultura borghese e decide quindi di trasferirsi a Berlino. La città è il cuore pulsante dei vari fermenti culturali degli anni Venti: è una delle più eccitanti città europee e tra le più attraenti per gli amanti della sperimentazione e dell’innovazione in tutte le arti. Ma Berlino è anche una città decadente, estremamente libertina a livello sessuale e in preda a una convulsione politica. In questo periodo la Germania è una nazione provata dalla sconfitta nella Grande guerra, e ridotta sull’orlo del tracollo socio-economico dalle imposizioni del Trattato di Versailles. La popolazione soffre la fame e la povertà, eppure nell’aria si inizia a respirare una nuova atmosfera, un’atmosfera di rinascita. Si assiste alla fioritura di tutte le arti con tale rapidità che in pochi anni Berlino diviene una delle capitali della cultura europea. La città si trasforma in una vera e propria Weltstadt che richiama centinaia di artisti ma anche gente comune in cerca di una vita migliore.
Si fa più attenzione a ciò che la città offre, si iniziano a scoprire i suoi aspetti più nuovi, e tra i suoi tanti abitanti si contraddistingue il cosiddetto flâneur, che diventa la figura emblematica della modernità: un uomo che passeggia pigramente per le strade osservando qualsiasi cosa gli capiti sotto gli occhi. Isherwood si cala perfettamente nei panni del flâneur, e inizia a registrare con costanza nei diari le sue peregrinazioni berlinesi. Nel secondo capitolo viene analizzata la tecnica usata dall’autore nella stesura dei romanzi, quella del “camera eye”, ovvero il tentativo di rendere il narratore impassibile di fronte alla realtà che osserva. Molta della fama delle Berlin Stories è dovuta all’enorme successo del musical di Broadway Cabaret, di Bob Fosse (1972), e successivamente dell’omonimo film con Liza Minnelli nei panni di Sally Bowles, protagonista di un episodio di Goodbye to Berlin. Ma chi si avvicina ai romanzi e si aspetta di trovare la stessa atmosfera del musical ne rimane deluso. Sally Bowles è soltanto una dei protagonisti, ma il personaggio principale che lega tutte le storie e gli altri personaggi è il narratore, l’alter ego dell’autore, William Bradshaw in Mr. Norris Changes Trains e Christopher Isherwood in Goodbye to Berlin. Egli descrive ciò che accade in città e alle persone con le quali viene a contatto: Arthur Norris, l’ingannatore pronto a cambiare amicizie e fazione a seconda del miglior tornaconto; Sally Bowles, l’attrice di cabaret alla ricerca di un uomo ricco che la porti al successo; Peter Wilkinson, l’amante geloso e possessivo di Otto Nowak, appartenente a una famiglia povera che vive nella zona più degradata della città; i Landauer, famiglia ebrea benestante che va incontro al tragico destino che accomuna la maggioranza degli ebrei. Nel terzo capitolo viene mostrato come Isherwood descriva la vita di tali personaggi ma non spieghi la ragione dei loro comportamenti né riveli le loro opinioni politiche, se non superficialmente. Nel quarto e ultimo capitolo si analizzano le ragioni per cui le Berlin Stories sono spesso etichettate come gay fiction. In realtà questa etichetta è dovuta più al suo autore che alle storie narrate. In Inghilterra al tempo essere gay è ancora illegale: questi romanzi sono stati scritti infatti solo trent’anni dopo l’arresto di Oscar Wilde per le sue inclinazioni sessuali. Il motivo principale che spinge lo scrittore a recarsi a Berlino è che per lui “Berlin meant Boys” (Christopher and His Kind, p. 124). La Nollerndorfstraße si trova a pochi metri di distanza dalla stazione metropolitana della Nollerndorfplatz. L’area tutto intorno ad essa è, prima della Seconda guerra mondiale, una zona frequentata da omosessuali con molti club esclusivamente per uomini, gli stessi locali che Isherwood stesso frequenta.

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1 CAPITOLO PRIMO Berlino nella letteratura e la letteratura a Berlino agli inizi del XX secolo 1. La città moderna nella letteratura occidentale: la megalopoli come anticittà Alla domanda “che cos’è una città?”, l’urbanista e sociologo statunitense Lewis Mumford rispose così nella sua opera The City in History (1961): The City, in its complete sense, is a geographical plexus, an economic organization, an institutional process, a theatre social action, and an aesthetic symbol of collective unity. The city fosters art and is art; the city creates the theatre and is the theatre. It is in the city, the city as theatre, that man’s more purposive activities are focused, and work out, through conflicting and cooperating personalities, events, groups, into more significant culminations. (Cit. in GRAHAM, 1997, p. 93) Nell’antichità la città era il centro della religione e del potere militare, ma anche della vita sociale, e le prime città erano luoghi creati per soddisfare i bisogni primari dei loro abitanti. Non è un caso che la documentazione della storia sia iniziata col nascere del concetto di città come luogo di agglomerazione, come comunità in cui gli individui tessono relazioni. È in particolare nel XIX secolo, con il diffondersi della Rivoluzione industriale, già iniziata alla fine del XVIII secolo in Inghilterra, che l’idea di città come comunità subisce una modifica. Il subentrare degli spettacolari progressi della scienza, con fenomeni quali l’illuminazione a gas nelle vie cittadine e la macchina a vapore, capovolge l’immagine della città, che subisce un notevole sviluppo urbanistico. L’introduzione dei trasporti

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