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La responsabilità del notaio e dell'avvocato

La tesi, partendo da una disamina del contratto d'opera intellettuale, sviluppa il problema della responsabilità civile del notaio e dell'avvocato che viene preso in considerazione sia da un punto di vista dottrinale che giurisprudenziale. La trattazione si avvale delle più recenti pronunce della Cassazione relative ai casi pratici più rilevanti.

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CAPITOLO I: IL CONTRATTO D’OPERA INTELLETTUALE. 1. Natura e fonti. Il contratto d’opera intellettuale si può definire come un contratto nominato, di scambio, a prestazioni corrispettive, oneroso, ad esecuzione prolungata, avente per oggetto la prestazione di un’opera intellettuale che può consistere in un risultato obbiettivo (opus), in un comportamento tecnico, o in un servizio, dietro adeguato compenso, oggetto che viene realizzato mediante un’organizzazione di lavoro facente capo in via normale al debitore. 1 La disciplina, nelle sue linee essenziali, è contenuta nel capo II, del titolo III, libro V, del Codice civile; il carattere di prevalente autonomia cui risulta informato l’esercizio della professione intellettuale, unitamente alla precisa collocazione riservata dal legislatore a tale contratto, non lasciano dubbi sulla sua configurazione quale sottospecie del lavoro autonomo. L’art. 2230 c.c., determina la disciplina del contratto di prestazione d’opera intellettuale richiamando, per un verso, la normativa dettata nel capo di cui esso fa parte, per altro verso, in quanto compatibili, le disposizioni dettate per il contratto d’opera. Quest’ultimo e il contratto di prestazione d’opera intellettuale, si configurano come due species del medesimo genus, rappresentato dalla categoria del lavoro autonomo, nell’ambito della quale l’articolazione nelle due tipiche fattispecie si caratterizza per gli elementi di differenziazione risultanti dalla disciplina specifica dettata dagli art. 2229 ss. 2 Occorre, dunque, individuare le caratteristiche che distinguono il contratto d’opera intellettuale dal contratto d’opera in genere. E’ sembrato che la differenza tra i due tipi contrattuali sia da cogliere nella discrezionalità propria della prestazione d’opera intellettuale e nella sua personalità. Ma a ben guardare, la discrezionalità è necessariamente presente anche nella prestazione d’opera in genere ( cfr. art. 2222 c.c.). Allo stesso modo la caratteristica della personalità della prestazione è essenziale al contratto d’opera in genere, per il quale si richiede la prevalenza del lavoro proprio dell’artefice ( art. 2222 c.c.), e si affievolisce in tutti i casi in cui il professionista si avvale, per l’esecuzione dell’incarico, della collaborazione di ausiliari o sostituti ( art. 2232 c.c.). D’altra parte la personalità della prestazione d’opera intellettuale, se pure assume un rilievo del tutto particolare, non esclude che anche l’obbligazione del professionista tenda ad un risultato. Pertanto, a prescindere dai dubbi sulla validità della distinzione tra obbligazioni di mezzi e di risultato, sulla quale ci si soffermerà tra breve, si rivela infruttuoso anche il tentativo di cogliere la distinzione tra il contratto d’opera in genere e quello d’opera intellettuale sulla base del rischio del risultato, sostenendosi che ad esso il professionista non sarebbe esposto. A questo punto occorre, però, osservare come le incertezze che potrebbero derivare dalla difficoltà di individuare un valido criterio di distinzione siano in pratica superate, nel maggior numero dei casi, dall’iscrizione dei professionisti in appositi albi o elenchi. Ciò, peraltro, non esaurisce il problema 3 , potendo esistere ed esistendo professioni intellettuali per le quali non sono previsti albi o elenchi ( arg. ex art. 2229 c.c. , e 2231, 1° comma, c.c.). Laddove questi manchino, la soluzione dovrà essere individuata caso per caso. A tal 1 LEGA, Le libere professioni intellettuali, Milano, 1984, p. 521. 2 GIACOBBE, Professioni intellettuali in Enc. Giur., vol. XXXVI, Milano, 1984, p. 1069. 3 Contra: LEGA, La libera professione, Milano, 1950, p. 13 ss., secondo il quale l’iscrizione all’albo professionale costituisce l’unico criterio distintivo. 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Fanny Perseu Contatta »

Composta da 112 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4804 click dal 04/05/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.