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Dresda: distruzione e ricostruzione

La prima volta in cui sono stata a Dresda è stata nell’agosto 1999, quando ho frequentato un corso di tedesco della durata di un mese presso la Technische Universität Dresden. Prima di allora, non ricordo di aver mai sentito parlare di Dresda; o almeno se ciò accadde, il nome non mi restò impresso. Noi studenti stranieri fummo portati a fare una visita guidata per la città e vidi un centro storico dalla bellezza impressionante. In quel momento, nei giardini della Brühlsche Terrasse, a pochi metri dallo scorcio di Canaletto, erano in corso dei lavori. Giunti al castello reale potei notare che, mentre il suo aspetto esteriore era integro, un cortile interno era, al contrario, fatiscente e recava i segni di una violenta distruzione. La guida, un’insegnante di Dresda, ci raccontò del bombardamento aereo che devastò il centro completamente, ma anche altre zone della città; ci disse, inoltre, che tutto quello che stavamo guardando era stato ricostruito. Avevo sentito dire, poco prima di partire per Dresda, che la città era stata distrutta durante la seconda guerra mondiale, ma questo non mi colpì come un fatto eclatante; del resto sapevo che molte città tedesche avevano subito questa sorte, ma fino ad allora avevo assorbito l’argomento come un avvenimento “normale”: la Germania aveva attaccato e, a sua volta, era stata attaccata. Ciò che mi colpì la prima volta a Dresda fu, accanto alla straordinaria bellezza dei monumenti e dei palazzi del centro, il fatto che fossero stati distrutti durante una serie di massicci attacchi aerei, ma soprattutto che nel 1999, anno della mia prima visita, fossero ancora in fase di ricostruzione e molti ancora da ricostruire! In ultimo, non riuscivo a spiegarmi perché non avessi mai sentito parlare di questo terribile bombardamento, che aveva distrutto quasi completamente la città e provocato migliaia di vittime. Solo in seguito seppi che si trattò anche di uno dei casi più controversi della storia, e ancora di più non riuscii a capire come mai non ne avessi mai sentito parlare alla televisione o sulla stampa o a scuola. Da quel momento, ho deciso di saperne di più, ancora prima di scegliere la distruzione di Dresda e la sua ricostruzione come argomento per la tesi.

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Capitolo I La distruzione di Dresda 2 1.1 Le premesse Tra il 1943 e il 1944 le sorti della Germania nazista si rovesciarono inesorabilmente su tutti i fronti: le vittorie schiaccianti ottenute dall’Armata rossa sul fronte orientale nonché l’imponenza del contributo di potenziale umano ed economico degli Stati Uniti, chiusero in una morsa le truppe tedesche, le quali, tuttavia, continuarono a lottare fino all’ultimo uomo nella “guerra totale” voluta dal Führer. Il dilagare quasi inarrestabile dell’esercito tedesco in Europa, che aveva raggiunto il suo apice nella primavera-estate del 1942, aveva costretto la Gran Bretagna e gli Stati Uniti ad allearsi con l’Unione Sovietica e a trovare con quest’ultima un accordo politico che si traducesse in una graduale sincronizzazione delle operazioni militari contro il nemico comune. Nel gennaio del 1943 nel corso della Conferenza di Casablanca gli anglo- americani decretarono il principio della resa incondizionata da imporre ai tedeschi. Tale posizione serviva a confermare l’impegno degli anglo-americani nei confronti del diffidente alleato sovietico; 1 ma, soprattutto, stabiliva la volontà degli Alleati di non scendere a patti con il regime nazista e con nessuno dei suoi esponenti e di estirpare il nazismo definitivamente. 2 L’Unione Sovietica fu protagonista incontrastata della controffensiva sul suo 1 A. Giardina, G. Sabbatucci, V. Vidotto, Guida alla Storia, Roma/Bari, Laterza, nuova ed., 2001, (Roma/Bari, 1995), p. 189. 2 Enzo Collotti, La Germania nazista. Dalla Repubblica di Weimar al crollo del Reich hitleriano, Torino, Einaudi, 4ª ed., 1962, p. 306.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne

Autore: Giuliana Pallotta Contatta »

Composta da 197 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.