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Le unità di apprendimento e il portfolio nell'ottica dei modelli di programmazione

INTRODUZIONE
La personalizzazione dell’educazione e conseguentemente della didattica, è una scelta che richiede alla scuola di organizzarsi in funzione non di “saperi” astrattamente concepiti, ma di obiettivi “formativi”, cioè di obiettivi di apprendimento rispondenti ai bisogni educativi della persona e alle singolari potenzialità cognitive, affettive, volitive.
Nella visione della Riforma, le Unità di Apprendimento rappresentano l’elemento strategico attraverso cui ogni docente (o gruppo di docenti) traduce i bisogni degli alunni in obiettivi formativi, costruisce percorsi differenziati, delinea attività e metodi che portano alla loro realizzazione, mette in atto strumenti appropriati alla concretezza dei vari contesti educativi, superando le frammentazioni disciplinari e l’abitudine a privilegiare le esigenze dell’insegnamento invece che dell’apprendimento.
Si legge nelle Indicazioni nazionali che: «Il cuore del processo educativo si ritrova, nel compito delle istituzioni scolastiche e dei docenti di progettare le Unità di Apprendimento caratterizzate da obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allievi […] volte a garantire la trasformazione delle capacità di ciascuno in reali e documentate competenze». Per individuare i bisogni formativi risulta necessario definire il profilo in ingresso degli alunni. L’insegnante dovrà pertanto, ricostruire la storia dell’alunno, una sintesi della sua precedente esperienza scolastica ed extra-scolastica (in particolare di quella familiare) e degli effetti che questa ha prodotto ed aggiungere questi dati a quelli ricavati dai rilievi effettuati sul suo stato presente. L’attività volta ad ottenere la conoscenza della situazione di partenza è definita in genere come valutazione diagnostica
Nell’ambito dei bisogni formativi soggettivi vanno riconosciute due diverse facce: quella legata a motivazioni intrinseche e a desideri genuini e quelle che costituiscono il risultato di una riflessione filtrata attraverso valutazioni sugli esiti che si intendono conseguire e quindi su una considerazione più razionale ed obiettiva delle proprie esigenze personali di formazione.
I bisogni formativi oggettivi sono invece, il risultato di una valutazione che prescinde dagli impulsi conoscitivi soggettivi e dagli interessi spontanei e definisce tali bisogni in termini di richieste della società e, più specificamente del mercato del lavoro.
La definizione dei bisogni formativi dovrebbe quindi situarsi all’incrocio fra quanto scaturisce dalle istanze provenienti dalla dimensione soggettiva e quanto dall’analisi delle dinamiche oggettive che impongono di prevedere, ad ogni stadio e per ciascun canale/indirizzo formativo specifico, determinati traguardi imprescindibili. In questo modo i bisogni formativi risultano essere una mediazione fra i bisogni soggettivi dell’alunno e quelli oggettivamente definiti fra l’allievo ed i responsabili della sua formazione.
Nella valutazione di tipo autentica oggi utilizzata, i ruoli degli studenti, dell'insegnante e dei genitori cambiano profondamente.

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4 INTRODUZIONE Dal 1997, anno in cui è stata promulgata la legge sull’autonomia scolastica, il mondo della scuola è in gran fermento con opposti sentimenti e punti di vista. Le origini di questa inquietudine e le spinte propulsive al cambiamento della struttura della scuola e dell’istruzione in generale sono molteplici. Negli ultimi vent’anni la pedagogia ha ritrovato un suo pieno assetto epistemologico, un suo paradigma unificatore delle diverse metodologie di ricerca, centrato sulla figura dell’homus educandus. Rispetto a tale assetto epistemologico, l’educazione diviene un processo permanente nella vita di ognuno, e ogni singolo individuo è reso responsabile della propria formazione. Il processo di formazione-istruzione è diventato un processo di relazione tra noi e gli altri, tra noi e il mondo, in cui l’individuo si responsabilizza progressivamente. L’educatore è una sorta di orientatore, di guida che aiuta la persona a riconoscere i propri pregi e i propri difetti, il proprio grado di formazione, ma non è distaccato, alieno da questo processo di educazione permanente; egli stesso educando si educa. La crescita professionale degli operatori scolastici si caratterizza quale strumento indispensabile per realizzare una scuola connotata dalla progressiva ricerca delle soluzioni educative, organizzative e didattiche in grado di corrispondere alle istanze personali e sociali di affermazione della propria identità.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Anna Tataranni Contatta »

Composta da 179 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4849 click dal 08/05/2007.

 

Consultata integralmente 12 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.