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Danze al tramonto della metafisica. Il caso Mk

Questa tesi si propone di tracciare un percorso che va “dal pensiero sul corpo a un corpo pensante”, attraversando un itinerario filosofico per sfociare poi nel panorama artistico, e specificatamente coreutico, terminando infine con la trattazione monografica della compagnia Mk.
Il PRIMO CAPITOLO apre con l’esposizione delle teorie filosofiche che hanno fondato la cultura occidentale e influenzato la visione dicotomica dell’uomo: Platone, iniziatore della metafisica, Cartesio, fondatore della filosofia moderna, ma anche la religione cristiana, il paradigma medico-scientifico e la terapia psicoanalitica.
Il SECONDO CAPITOLO tenta di analizzare, soprattutto alla luce delle conquiste della fenomenologia nel XX secolo, le categorie della presenza, dell’ambivalenza e dell’incorporazione, che intendono superare le rigide logiche oppositive che regnano sull’Occidente da Platone in poi.
Nel TERZO CAPITOLO si affrontano (in modo dichiaratamente parziale e non esaustivo) i mutamenti intervenuti nel panorama coreutico (dal balletto classico alla danza contemporanea), la parabola della performance art, individuata come genesi endogena di importanti sviluppi nella danza contemporanea, e l’esame di alcune questioni cruciali riguardanti la nuova coreografia: il valore attribuito alla ‘tradizione’; la questione, tutta aperta, legata al termine stesso ‘coreografia’, e quella ancor più nodale del senso, in relazione agli orizzonti di attesa di un pubblico che cerca conferme ai propri parametri di pensiero attraverso l’univocità dei significati e l’inappellabilità della tecnica.
Nel QUARTO CAPITOLO, infine, si è scelto di prendere in esame uno dei gruppi più interessanti della danza contemporanea italiana: Mk, compagnia guidata da Michele Di Stefano, analizzandone la formazione non tradizionale, la rete di fratellanze nel panorama italiano, le questioni al centro della ricerca e una possibile periodizzazione del lavoro, attraverso l’analisi degli spettacoli.

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1 INTRODUZIONE Questa tesi si propone di tracciare un percorso che va “dal pensiero sul corpo a un corpo pensante”. L’orizzonte principalmente filosofico delineato nella prima parte costituirà infatti la bussola per orientare il discorso sulle tematiche artistiche – e in particolare coreutiche – affrontate nella seconda parte. L’indagine filosofica e il panorama performativo condurranno infine all’analisi del lavoro della compagnia Mk, oggetto monografico della trattazione. Il primo capitolo partirà dall’esposizione delle teorie filosofiche che hanno fondato la cultura occidentale e influenzato la visione dicotomica dell’uomo: Platone su tutti, che inaugura una scienza dell’ultrasensibile, una metafisica che separa il mondo delle Idee – l’Iperuranio, eterno, immutabile, immortale – dal mondo dei corpi – in divenire, mutevole e mortale. Del proseguimento e della radicalizzazione dell’abbandono dell’ambivalenza corporea per la riduzione e la sottomissione di questa a un equivalente generale, si fa carico la ragione cartesiana, che dà inizio alla filosofia moderna, erede dei dualismi metafisici (Cartesio riprende il dualismo platonico per ridurre il corpo a mera res extensa, oggetto tra gli oggetti, e l’anima a puro intelletto, res cogitans). L’ambivalenza del corpo è stata perciò sottoposta a un’astrazione che l’ha suddivisa in anima – o mente, intelletto, ragione – e carne, la quale è stata a sua volta frammentata in particelle più piccole per poterle studiare secondo il paradigma scientifico e medico, innalzato da metodologia di analisi a gnoseologia generale, diventando principio regolatore della vita dell’uomo, nell’ospedale organizzato e diviso secondo gli organi da curare, e nella vita quotidiana degli uomini che a questo sistema spontaneamente si adattano. Sul versante immateriale della mente, invece, la psicoanalisi classica ha confinato il corpo al ruolo di ‘contenitore’ delle molteplici potenzialità dell’essere umano, tutte concentrate invece nella sua coscienza, suddivisa in Io, Es e Super-Io, e informata da una nuova dicotomia: conscio e inconscio. Successivamente alla (dichiaratamente breve e parziale) analisi della psicoanalisi freudiana verrà però citata una pratica terapeutica, la bioenergetica di Alexander Lowen, che sembra davvero superare la dissociazione tra mente e corpo, comprendendo come “noi siamo il nostro corpo” (Lowen) e da qui partendo per curare ogni disagio psicologico che nel corpo trova inevitabilmente il suo correlato e la sua espressione.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Antonella Lamparelli Contatta »

Composta da 193 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1446 click dal 09/05/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.