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Stalking: autore, vittima e normativa

Informazioni tesi

  Autore: Lidia Genova
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: SCIENZE POLITICHE E SOCIALI
  Corso: SCIENZE POLITICHE E SOCIALI
  Relatore: Patrizia Surace
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Quant’è che un atteggiamento amoroso oltrepassa i limiti della normalità e diventa persecuzione? Tale fenomeno, ha catturato l’attenzione solo negli ultimi vent’anni, soprattutto per alcuni casi che hanno coinvolto personaggi pubblici, diffondendo l’erronea convinzione che si tratti di un problema che colpisce solo i ricchi e i famosi. In realtà, le fissazioni e le persecuzioni amorose sono antiche quanto la storia dell’uomo. Il concetto di stalking deriva dal linguaggio venatorio inglese, e descrive l’appostamento e l’inseguimento della preda. Anche lo stalker tende continui agguati alla propria vittima. A volte, lo stalker passa all’azione: la violenza può essere rivolta direttamente contro la vittima, ma anche contro i suoi parenti e conoscenti, e persino contro estranei, che il persecutore collega in qualche modo alla vittima. Inoltre, non sono rari episodi di attacchi contro la sua macchina o il suo animale domestico o tentativi di introdursi in casa. Le motivazioni sentimentali non sono le uniche (gli stalker possono essere mossi da altre ragioni, come il desiderio di vendetta), ma il gruppo più numeroso e diffuso è quello degli ex partner che non si rassegnano alla fine della relazione. Ma cosa spinge una persona a perseguirne un’altra che afferma di amare? Dalle indagini sugli stalker emerge più un disturbo relazionale e della comunicazione, anche se alcune volte sfocia nel patologico. La cosiddetta “dipendenza affettiva”, in cui l’amante lasciato non riesce a pensare ad altro cha all’amore perduto, è un fenomeno comune, che tuttavia ha una durata limitata nel tempo e degenera in comportamenti persecutori o addirittura violenti solo quando si innesta su problemi preesistenti. Gran parte degli stalker, infatti, soffre di disturbi come depressione o dipendenza da sostanze d’abuso, oppure di qualche forma di disturbo della personalità, quali comportamenti antisociali, narcisistici o borderline. Solo nei casi più seri si può parlare di psicosi, in genere di tipo paranoico, oppure di schizofrenia. Assimilabile ad una patologia della relazione e della comunicazione, spesso associata ad un quadro psicopatologico complesso, lo stalking trova la sua origine nella disparità di percezioni, tra attore e vittima, circa il significato e l’intensità attribuiti alla relazione in atto. E’ proprio questa disparità o erronea decodifica del feedback altrui a determinare la difficoltà del molestatore di riconoscere come inadeguati ed eccessivi i propri comportamenti.Lo stalking non è fenomeno recente ma solo negli ultimi anni ha attirato l’interesse di studiosi provenienti dai più svariati settori (psicologi psichiatri, criminologi, sociologi, giuristi ecc.)
Tutto ciò consente di affermare che lo stalking costituisce un fenomeno estremamente complesso e che è auspicabile un’appropriata normativa in materia, supportata da un’opera di sensibilizzazione.
Forse dovremmo limitarci ad accettare l’esistenza di un comportamento di stalking che può rimanere nei limiti del “lecito” (basti pensare ai ripetuti tentativi di riconciliazione da parte del partner abbandonato), senza sconfinare in condotte antigiuridiche.
Quando però questo limite viene oltrepassato si può supporre l’esistenza di una psicopatologia rilevante (ex artt. 88 ed 89 c. p.), che pur sfociando in condotte illecite, resta, salvo prova contraria, privo del valore di malattia, dal momento che stalker non è sinonimo di malato di mente. Tale condotta, quando supera il confine del lecito, può concretizzare la fattispecie contemplata dall’ art. 90 c. p. (stati emotivi e passionali).
Diviene, allora, estremamente difficile discriminare (e condannare) i casi più lievi, quelli che possono sconfinare con tentativi di corteggiamento, da parte di persone con scarse abilità sociali, ma tuttavia non voluti ed intrusivi per chi li subisce. Come distinguere - ecco il punto – un normale comportamento di coppia, o un normale (e non pericoloso) tentativo di riprendere o di mantenere viva una relazione, da un’irragionevole persecuzione, nella quale vengono raggiunti elevati livelli di sorveglianza, monitoraggio e ossessività? In Italia non esiste una legislazione specifica in materia e le condotte degli stalkers sono considerate penalmente rilevanti solo quando presentano aspetti coincidenti con i reati di violenza privata. “Il sistema penale deve quindi arrangiarsi con le norme esistenti omissis ovvero un background di illeciti penali che difettano, almeno sulla carta, di una cornice giuridica in grado di collegarli tra loro in una visione complessiva”. Su questo ultimo punto è importante soffermarsi: risulta quanto mai indispensabile l’intervento da parte delle scienze psicologiche per inquadrare, contenere e gestire con efficacia il fenomeno, tenendo presente che dietro un comportamento di molestia insistente può celarsi una psicopatologia.

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INTRODUZIONE Pedinano la loro vittima, le scrivono, le telefonano in continuazione, cercando in ogni modo di far parte della sua vita. E anche quando non ricorrono alla violenza, a volte distruggono la persona che dicono di amare…” Non riescono a pensare ad altro che alla persona che li ha lasciati o che vorrebbero possedere a ogni costo. Le scrivono lunghissime lettere, ma appena possono la seguono, cercano di sapere dove va e chi incontra, tentano in ogni modo di stabilire un contatto diretto. A volte sono travolti dalla rabbia o dalla brama di vendetta per l’abbandono di cui si ritengono vittime. Lacerati fra nostalgia e disperazione, percepiscono il loro desiderio quasi come un dolore fisico. Questi comportamenti irrazionali non sono insoliti negli amanti delusi. E, in genere, passano abbastanza presto. Ma cosa succede se persistono, e i tentativi di allacciare o riallacciare un rapporto si trasformano in un inseguimento angoscioso, una molestia intollerabile carica di minaccia che distrugge la vita di chi ne è la vittima? Quant’è che un atteggiamento amoroso oltrepassa i limiti della normalità e diventa persecuzione? Tale fenomeno, ha catturato l’attenzione solo negli ultimi vent’anni, soprattutto per alcuni casi che hanno coinvolto personaggi pubblici, diffondendo l’erronea convinzione che si tratti di un problema che colpisce solo i ricchi e i famosi. In realtà, le fissazioni e le persecuzioni amorose sono antiche quanto la storia dell’uomo. Se ne trovano tracce nell’antica Grecia, dove un esempio ci viene dalle pagine di Metamorfosi di Ovidio in cui si racconta l’inseguimento di Dafne da parte di Apollo. La drammatica conclusione della storia, Dafne preferisce farsi trasformare in albero di alloro piuttosto che cedere. Ciò che più colpisce in questa storia sono le parole rivolte dal dio alla ninfa in fuga, parole che riprendono un tema centrale dello stalking: ” Io non sono un nemico, amor est mihi causa sequendi, è per amore che ti inseguo”. I

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