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Il divieto di tortura nel sistema europeo di protezione dei diritti dell'uomo

Informazioni tesi

  Autore: Manuella Miele
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Paolo Benvenuti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

Il divieto di tortura è un argomento di grande rilevanza ed attualità. Spesso, sfogliando i giornali o seguendo un notiziario, si sente parlare di abusi e di violenze compiuti in ogni parte del mondo.
Quello che desta stupore è che atti del genere trovino ancora spazio nella nostra epoca e nelle nostre società democratiche. Infatti, la tortura non è un fenomeno che affligge solo i Paesi caratterizzati da una certa arretratezza culturale, sociale, politica o legislativa, ma è largamente diffusa anche negli Stati considerati civili.
La proibizione dei maltrattamenti rientra in un quadro più ampio: quello dei diritti fondamentali dell’uomo che si sono affermati solo nel diciannovesimo secolo.
L’utilizzo della tortura e di altre forme di abusi accompagna la storia dell’uomo fin dai primi albori. Si può individuare una sorta di filo rosso, tessuto sulla violenza e sulla crudeltà, che lega i diversi secoli: basti pensare alla tratta degli schiavi, alla Santa Inquisizione, alla caccia alle streghe, ai campi di sterminio dei nazisti, ai gulak dei comunisti ed alle atrocità commesse dalle dittature sud americane.

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INTRODUZIONE Il divieto di tortura è un argomento di grande rilevanza ed attualità. Spesso, sfogliando i giornali o seguendo un notiziario, si sente parlare di abusi e di violenze compiuti in ogni parte del mondo. Quello che desta stupore è che atti del genere trovino ancora spazio nella nostra epoca e nelle nostre società democratiche. Infatti, la tortura non è un fenomeno che affligge solo i Paesi caratterizzati da una certa arretratezza culturale, sociale, politica o legislativa, ma è largamente diffusa anche negli Stati considerati civili. La proibizione dei maltrattamenti rientra in un quadro più ampio: quello dei diritti fondamentali dell’uomo che si sono affermati solo nel diciannovesimo secolo. L’utilizzo della tortura e di altre forme di abusi accompagna la storia dell’uomo fin dai primi albori. Si può individuare una sorta di filo rosso, tessuto sulla violenza e sulla crudeltà, che lega i diversi secoli: basti pensare alla tratta degli schiavi, alla Santa Inquisizione, alla caccia alle streghe, ai campi di sterminio dei nazisti, ai gulak dei comunisti ed alle atrocità commesse dalle dittature sud americane. Proprio di fronte a tali eventi ed alle continue notizie di maltrattamenti (come i fatti accaduti nel carcere militare di Guantanamo) ho scelto di approfondire la tematica sul divieto di tortura per comprendere come sia possibile che una pratica universalmente proibita trovi così larga diffusione. Naturalmente le mie indagini sono di natura prettamente giuridica e quindi non approfondiscono, salvo brevi accenni, i motivi psicologici per cui si compiono tali atti o gli eventi storici che hanno contribuito all’affermazione dei diritti umani e del diritto a non subire tortura. Lo scopo di questa trattazione è quello di ricostruire il quadro normativo generale facendo riferimento agli strumenti internazionali e regionali che disciplinano il divieto di tortura e i meccanismi posti alla tutela di questo. Bisogna, infatti, capire quale è il grado di rilevanza che tale principio ha acquisito a livello internazionale. Da ciò emerge che la tortura è generalmente vietata in tutte le parti del mondo: dall’Europa all’Africa, dall’America agli Stati arabi. Ciò dimostra che 1

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