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Profili di rendimento - rischio per stili d'investimento azionario: value e growth stocks

Informazioni tesi

  Autore: Gloria Mauro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Economia
  Corso: Banca e Finanza
  Relatore: Emanuele Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

L'obiettivo del mio lavoro è stato quello di verificare la superiorità di performance raggiunta, mediamente, dai titoli value, rispetto a quelli growth, e discutere le due fondamentali teorie proposte per la spiegazione del fenomeno: la teoria dei mercati efficienti, secondo la quale il value premium è dovuto alla maggior rischiosità dei titoli value, e la teoria comportamentale, che individua la causa nell’eccessivo ottimismo (pessimismo) degli investitori verso i titoli growth (value), proveniente da tendenze estrapolative, e nei problemi d’agenzia degli investitori istituzionali.

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Profili di rendimento – rischio per stili d’investimento azionario: value e growth stocks 1 INTRODUZIONE Da quando Basu, nel 1977, ha scoperto che i titoli value (caratterizzati da alti valori di earnings-to-price) tendono ad ottenere maggiori rendimenti medi rispetto ai titoli growth (bassi earnings-to-price), è iniziata una grande opera di ricerca che ha sempre confermato l’esistenza di un value premium. Nel 1991 Chan, Hamao e Lakonishok riscontrarono l’esistenza del value premium anche nel mercato dei capitali giapponese. In modo analogo, gli studi di Fama e French (1992, 1993, 1996, 1998, 2004, 2006), di Lakonishok, Shleifer e Vishny (1994) e di Chan e Lakonishok (2004) hanno prodotto risultati simili, sia sul mercato statunitense sia a livello globale, e con l’utilizzo non solo del price-to-earnings, ma anche delle variabili price-book value e dividend yield, quali indicatori di classificazione dei titoli value e growth. Ne deriva che, ancora oggi, nell’ambiente accademico è aperto il dibattito su quale sia la ragione sottostante la superiorità di rendimento dei titoli value. I sostenitori della teoria dei mercati efficienti, primi tra tutti Fama e French, collegano il value premium alla maggior rischiosità dei titoli value; contrari sono invece coloro che identificano la causa del value premium nei sistematici errori commessi dagli investitori e nei problemi d’agenzia degli investitori istituzionali (La Porta, Lakonishok, Shleifer e Vishny, 1997, Chan e Lakonishok, 2004). Doukas, Kim e Pantzalis (2002, 2004) smentiscono la teoria secondo la quale la superiorità delle strategie value è la conseguenza dell’eccessivo ottimismo riposto sulle previsioni degli utili, fatte dagli analisti finanziari; essi sostengono quindi la teoria basata sul rischio, secondo la quale gli alti profitti dei titoli value riflettono la compensazione di un maggior rischio, e individuano nella deviazione standard delle previsioni degli analisti (dispersione delle previsioni) un’importante misura del rischio sopportato dagli investitori. Tuttavia, l’andamento dei rendimenti degli stili d’investimento value e growth si è invertito nel corso degli anni ’90, registrando value premium negativi: un’attenta analisi di Chan, Karceski e Lakonishok (2000) ha rintracciato nella teoria comportamentale l’unica spiegazione possibile all’eccezione dell’effetto value.

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Parole chiave

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azioni
finanza comportamentale
growth
growth stocks
mercati efficienti
performance borsistica
rischio azionario
titoli growth
titoli value
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value e growth stocks

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