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L’apprendistato come strumento di accesso al lavoro alla luce delle più recenti novità legislative comunitarie.

Informazioni tesi

  Autore: Marco Bertolini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua
  Relatore: Stefano Caliandro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

Da quando l’Unione Europea ha consolidato una propria dimensione politica ed economica, a partire dal trattato di Maastricht, è stata prodotta una vasta letteratura che ha delineato i tratti caratteristici della politica economica e sociale della Comunità Europea stessa. Si è discusso molto sulle linee guida che la Comunità Europea si è data in tema d’occupazione e stato sociale; gli orientamenti e gli indirizzi fondamentali che la Comunità Europea si è data sono nei diversi Trattati, nelle risoluzioni finali dei vertici, nelle direttive della Commissione e nelle risoluzioni del Consiglio e del Parlamento. In prima approssimazione si può osservare come l’Unione Europea è stata “costretta” dagli eventi a individuare uno spazio politico ed economico specifico per le politiche del lavoro, in ragione dei limiti che la realizzazione del mercato unico prima e della moneta unica poi hanno registrato, che erano, in realtà, già stati considerati da alcuni economisti più avveduti. Per analizzare i provvedimenti della Ue che interessano il mondo del lavoro è stata indagata la strumentazione adottata dall’Unione Europea nei propri atti costitutivi (i Trattati). Rilevanti poi sono le direttive e le dichiarazioni che il Consiglio dei Ministri e la Commissione Europea adottano durante i vertici dei paesi membri. A tal fine si è fatto riferimento ai risultati dei principali “vertici” europei, che avevano per oggetto proprio il tema del lavoro e dello stato sociale, come il vertice di Lussemburgo del 1997 e di Lisbona del marzo 2000, cioè i vertici che avevano per oggetto il tema del lavoro e dello Stato Sociale.
All’interno dei suddetti temi, quello della disoccupazione, la quale notoriamente e statisticamente colpisce soprattutto le persone, spesso già svantaggiate, chiamate a competere sul mercato del lavoro, cioè giovani, persone anziane, disabili o minorità etniche. La disoccupazione rappresenta un elevato costo sociale per il singolo individuo e un alto costo economico per la società.
I motivi principali della disoccupazione sono dati dall’impossibilità di affrontare impatti macroeconomici e nella difficoltà di affrontare le trasformazioni del mercato del lavoro. Il compito della Strategia Europea per l’Occupazione è quello di sostenere gli Stati membri e le parti sociali nello sforzo dell’ammodernamento.
Da quanto brevemente descritto si constata che le azioni degli Stati membri intendono promuovere l’abilità d’impiego; di conseguenza, a livello comunitario, si esortano i partners sociali, nei loro vari livelli di responsabilità e d’azione, a concludere, il prima possibile, accordi. Accordi in grado di aumentare le opportunità di formazione professionale e di favorire altre misure idonee a promuovere l’abilità all’impiego. Per ampliare la scelta occupazionale si punterà a migliorare la qualità dei sistemi scolastici per ridurre il più possibile il fenomeno dell’abbandono scolastico nonché ad offrire ai giovani strumenti per adattarsi ai cambiamenti tecnologici ed economici.
Quanto esposto costituisce la dovuta premessa alla seconda parte della presente trattazione, ove si descriverà e si analizzerà il contratto di apprendistato così come disciplinato in Italia.
La disciplina del suddetto contratto, introdotto per la prima volta in Italia dall’art. 2 della legge 19 gennaio, è stata radicalmente riformata dal D.Lgs 276/2003, n. 25, il quale ha tenuto conto delle menzionate politiche comunitarie in materia di occupazione.
Verrà analizzato il contratto di apprendistato sin dalle origini valutando anche criticamente, la sua evoluzione storica, ponendo particolare attenzione su come era disciplinato in base alle fonti normative che lo hanno regolato nel corso degli anni.
Seguirà una prima analisi della riforma richiesta dal Parlamento con l’art. 2 della L. 14 febbraio 2003, n. 30 ed attuata dal Governo con il decreto legislativo del 10 settembre 2003, n. 276.
Risulterà anche utile far notare che in questo contratto la parte formativa che costituisce un elemento essenziale del contratto
Di particolare interesse risulterà poi analizzare il modo in cui la riforma dei contratti con finalità formative incide sul generale sistema delle fonti e, indirettamente sul sistema di relazioni sindacali. Quindi si andrà ad analizzare il modo in cui si affronta l’intrigo delle competenze Stato-Regioni e il ruolo della contrattazione collettiva.
Seguirà l’analisi dettagliata della principale novità di questa riforma, ovvero l’analisi delle tre tipologie di apprendistato che sono andate a sostituire la singola preesistente, soffermandoci sulle problematiche ad esse collegate. Prima fra tutte lo scarso contenuto formativo
L’analisi si conclude con un esame su cosa realmente è cambiato con questa riforma e su come si deve agire in particolare dal punto di vista degli addetti in ambito formativo.


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PREFAZIONE Da quando l’Unione Europea ha consolidato una propria dimensione politica ed economica, a partire dal trattato di Maastricht, pur con tutti i vincoli e le incertezze che l’hanno contraddistinta, è stata prodotta una vasta letteratura che ha delineato i tratti caratteristici della politica economica e sociale della Comunità Europea stessa. Si è dibattuto parecchio riguardo le linee guida che la Comunità Europea si è data in tema di Occupazione e Stato Sociale. In prima istanza si può osservare come l’Unione Europea sia stata condotta da numerosi eventi ad individuare uno spazio politico ed economico specifico per le politiche del lavoro, in ragione dei limiti che la realizzazione del mercato unico prima e della moneta unica poi, hanno fatto registrare. Al fine di analizzare i provvedimenti della Ue che interessano il mondo del lavoro si indagherà la strumentazione adottata dall’Unione Europea nei propri atti costitutivi (i Trattati), rilevanti poi sono le direttive e le dichiarazioni che il Consiglio dei Ministri e la Commissione Europea adottano durante i vertici dei paesi membri. A tal fine si è fatto riferimento ai risultati dei principali “vertici” europei, che avevano per oggetto proprio il tema del lavoro e dello stato sociale, a partire dal Consiglio Europeo di Essen del dicembre 1994, al vertice di Lussemburgo del 1997 e di Lisbona del marzo 2000, vertici che avevano per oggetto il tema del Lavoro e dello Stato Sociale. Uno degli argomenti più “caldi” e dibattuti è quello relativo la disoccupazione, la quale spesso colpisce persone, già svantaggiate e chiamate a competere sul mercato del lavoro, come i giovani, le persone anziane, disabili o le minorità etniche. Il tasso di disoccupazione femminile è in genere più elevato, e le donne si trovano a fronteggiare situazioni di discriminazioni quando si tratta di stipendi e possibilità di avanzamento in carriera. La disoccupazione rappresenta un elevato costo sociale per il singolo individuo e un alto costo economico per la società. 5

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