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Teoria evolutiva dei giochi. Applicazioni in ambito ambientale, alle strategie delle imprese ed al comportamento dei contribuenti

Informazioni tesi

  Autore: Silvia Pugliesi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi della Tuscia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Giuseppe Garofalo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 179

Questo lavoro è composto da due parti: la prima, prettamente teorica, analizza il percorso che ha condotto alla TEG, passando per i raffinamenti dell'EN, per il concetto di strategie evolutivamente stabili ed infine di dinamica dei replicatori. Nella seconda parte la TEG è stata applicata a diverse situazioni di interazione strategica tra agenti. Nell’ambito delle problematiche ambientali, si è studiato il sistema dinamico inerente l’adesione dei comuni, appartenenti ad un bacino idrografico, ad un programma di raccolta differenziata a domicilio, evidenziando l’importanza della partecipazione e disponibilità dei cittadini per la convergenza verso l’equilibrio socialmente efficiente.
La parte più interessante dell’intero lavoro riguarda l’applicazione ad un modello di crescita economica per analizzarne la sostenibilità nel breve e nel lungo periodo.
Grazie alla TEG abbiamo introdotto nelle usuali funzioni di produzione l’interazione strategica ricorrente tra agenti, così da analizzare l’andamento dinamico nel tempo dei fattori produttivi, partendo da diverse condizioni iniziali. Assumendo una popolazione omogenea di agenti chiamati a scegliere il livello di sfruttamento economico di una risorsa ambientale tra due possibili alternative (elevato, e basso, comunque positivo,), abbiamo studiato il sistema dinamico costituito dalla variazione del capitale procapite e dello sfruttamento ambientale. In una funzione di produzione che non considera l’input tecnologico, la crescita economica sostenibile può esistere solo nel breve termine (ciò è dovuto ai rendimenti marginali decrescenti del capitale). Includendo la tecnologia, trattata come variabile costante, si è rilevata la possibilità di una crescita del reddito sostenibile nel lungo periodo; tuttavia solo nell’ambito di un modello di crescita endogena (in cui i rendimenti marginali del capitale sono costanti) e di uno standard minimo di sfruttamento sufficientemente elevato da garantire la crescita indefinita del capitale anche quando tutti i giocatori adottano tale strategia. Laddove ciò non fosse verificato, la crescita sostenibile può comunque esistere, ma solo in corrispondenza del massimo sfruttamento ambientale (tutti i giocatori scelgono). Tale risultato paradossale, dovuto alla definizione di sostenibilità come costanza del flusso economico di sfruttamento ambientale, si ridimensiona considerando l’eventuale esauribilità della risorsa ambientale. Introducendo tale ipotesi, infatti, il capitale ed il reddito procapite non potrebbero sperimentare all’infinito tassi di crescita positivi.
Considerando un miglioramento tecnologico á la Hicks derivante da uno shock esterno, si sono rilevati effetti differenti a seconda delle condizioni iniziali di sviluppo di un’economia. Un’economia in via di sviluppo (bassi livelli di capitale procapite) ha maggiori possibilità di raggiungere la crescita sostenibile in corrispondenza del minimo sfruttamento ambientale, mentre un’economia sviluppata può conseguire una crescita sostenibile solo in corrispondenza del massimo sfruttamento ambientale. Tale risultato è apparentemente paradossale, in quanto ci saremmo aspettati che fossero le economie fortemente sviluppate a potersi “permettere” di sfruttare meno l’ambiente rispetto alle economie in via di sviluppo. Al di là delle ragioni tecniche del risultato, derivanti dall’entità del reddito procapite di cui i giocatori possono appropriarsi, dobbiamo considerare che un Paese in via di sviluppo non presenta i costi di riconversione dell’apparato industriale a seguito di un miglioramento tecnologico, che può dunque spingere con più facilità verso un minore sfruttamento ambientale. Senza contare che, in realtà, i Paesi maggiormente inquinanti sono quelli più sviluppati; il “lusso” che possono concedersi allora non è quello di non sfruttare affatto l’ambiente (o di farlo in maniera limitata) bensì di sfruttarlo costantemente, seppur ad un livello elevato.
Tuttavia, il modello non esclude la possibilità che anche un Paese in via di sviluppo si muova verso la crescita sostenibile col massimo sfruttamento ambientale. Tale situazione si verifica in corrispondenza di una scarsa etica ambientale che sembra dunque essere particolarmente rilevante, ai fini dello sfruttamento ambientale, per un’economia poco sviluppata.

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III PREMESSA E CONCLUSIONI Una delle maggiori critiche alla teoria dei giochi tradizionale riguarda l’assunzione di giocatori perfettamente razionali in grado di risolvere complessi problemi matematici, di intraprendere macchinosi processi di ragionamento e di formulare aspettative circa le strategie adottate dagli altri giocatori. In questo modo la teoria dei giochi sembra allontanarsi dalla realtà, nonostante il suo obiettivo principale sia prevedere l’esito dell’interazione strategica tra agenti, ovvero quale comportamento d’equilibrio adotteranno i giocatori. Inoltre, per quei giochi che presentano molteplici equilibri di Nash, l’approccio razionalistico alla teoria dei giochi non riesce ad individuare quello che si distingue dagli altri come la soluzione obbligata del gioco, la convenzione verso la quale i giocatori tenderanno ad uniformarsi. Per risolvere tale problema di indeterminatezza, è nato negli anni ’70 del secolo scorso un programma di ricerca noto come refinements dell’equilibrio di Nash. Diversi autori hanno proposto criteri di robustezza degli equilibri di Nash che possano aiutare nella selezione dell’equilibrio effettivo del gioco. Tuttavia, gran parte dei criteri suggeriti non fanno che aggiungere vincoli o specificazioni ulteriori alla condotta “razionale” degli agenti. L’approccio evolutivo alla teoria dei giochi, nato dalle ricerche effettuate in biologia evoluzionistica, consente di superare molti di questi limiti. Charles Darwin (1859), nell’esporre le idee alla base del processo di selezione naturale, afferma che “le variazioni favorevoli tendono ad essere preservate, mentre quelle non favorevoli ad essere distrutte”. Ovviamente, Darwin parla di variazioni come delle caratteristiche o dei comportamenti riscontrati nelle specie animali che, se capaci di adattarsi meglio ad un determinato ambiente, si diffondono nella popolazione, e che altrimenti scompaiono. In un contesto di teoria dei giochi, le variazioni sono le strategie a disposizione di una popolazione di giocatori, alcune delle quali si diffonderanno mentre altre spariranno, a seconda del loro “successo riproduttivo”, ovvero il payoff da esse conferito. Il processo evolutivo attraverso il quale determinate variazioni “vincono” può aiutare a spiegare come, in un contesto strategico, venga

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dinamica dei replicatori
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strategie delle imprese
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teoria dei giochi
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