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Ruolo delle emozioni in soggetti con disturbo di panico

Informazioni tesi

  Autore: Laura Maria Trapani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Vezio Ruggieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

Intento di questo lavoro è stato ricercare i contributi della letteratura che evidenziano una relazione tra le manifestazioni di soggetti che presentano il disturbo da attacchi di panico e le eventuali disfunzioni delle componenti emozionali. Ciò che si evidenzia nel dap è un pattern che rende l’esperienza corporea staccata dalla radice emotigena, in quanto manca il riconoscimento dello stimolo ma rimane una reazione sproporzionata ad esso. Analizzando la letteratura recente riguardo l’argomento ho potuto riscontrare che parecchie ricerche sperimentali concordano sul fatto che ci sia una disfunzione nella gestione emozionale in soggetti con dap, correlata ad una percezione accentuata delle sensazioni corporee, ad un’erronea interpretazione di esse. Citando ad es. una ricerca di Kim e Lim del 2005 possiamo riportare in base ai dati dei ricercatori che ci sia un’attenzione selettiva indirizzata alla codifica di informazioni minacciose; oppure Cox, 1996, che ha riscontrato una modalità di valutazione catastrofica per gli stimoli esterni e interni. O ancora Kessler, 2006, che ha valutato il riconoscimento tramite mimiche di patterns emozionali, ed ha riscontrato una scarsa performance nei soggetti con dap i quali tendevano a classificare anche mimiche neutre come volti esprimenti rabbia- tristezza, mostrando uno spostamento dell’attenzione in tale direzione. E’ rilevabile inoltre (Bianchi e Carannante, ma già Harlow 1988) un alto livello di ipervigilanza evidenziabile per esempio a livello del distretto oculare quasi a ricercare eventuali stimoli esterni minacciosi (ed anche immaginativi). L’origine di ciò è rintracciabile nella modalità di interazione avuta con le figure di riferimento primarie, che probabilmente non hanno favorito la formazione di un modulo organizzatore del comportamento (modalità di attaccamento ansioso secondo bowlby ad es.) tale da consentire la formazione di un’integrazione corporea, e narcisistica (quindi anche della struttura dell’Io) in cui la percezione di modificazioni corporee legate ad un vissuto emozionale possano essere sentite attraverso il corpo, creando il sentimento, che dia al soggetto la consapevolezza di ciò che lo stimolo provoca in lui. Un obiettivo terapeutico potrebbe essere riorganizzare gli schemi psicofisici affinché si realizzi una modalità di autoappoggio.

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5 Introduzione Questo lavoro nasce con l’intento di ricercare una relazione tra le manifestazioni psicofisiologiche di soggetti che presentano crisi da attacchi di panico e le concomitanti componenti emozionali. Riguardo allo stato di malessere-benessere ormai la psicologia, sulla base dei numerosi studi sperimentali, ritiene scontata l’interdipendenza tra la mente e il corpo, che spesso purtroppo ancora il senso comune tende a considerare separatamente. Non solo un disagio fisico (un dolore, una disfunzione) potrebbe generare una sofferenza psicologica, ma anche la mancanza di benessere psicologico può predisporre ad una maggiore sensibilità alle malattie organiche, come si è dimostrato, ad esempio, che persone ansiose o depresse sono maggiormente soggette a malattie fisiche (Porcelli, Bagby & Taylor, 2003; Magni, Canton & Gallimberti, 1990; Pandolfi, 1990). È ormai accertato che da un punto di vista funzionale le emozioni attivino il Sistema Nervoso Centrale e, tramite neurotrasmettitori, apportano conseguenze sui Sistemi Vegetativo ed Endocrino. Il coinvolgimento di questi importanti sistemi è la dimostrazione di quanto le emozioni siano, in primo luogo, una risposta adattiva dell' organismo agli eventi ambientali e anche per questo esse

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