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Il Reale del godimento: per uno sguardo sulla società tardo-capitalista attraverso le impossibili categorie di Slavoj Zizek

Informazioni tesi

  Autore: Luca Silvestri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia teoretica, morale, politica ed estetica
  Relatore: Giangiorgio Pasqualotto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

Godimento è il concetto fondamentale attorno al quale si sviluppa tutto il pensiero di Žižek. Godimento che, lungi dal rappresentare la forma postmoderna di edonismo individualistico, è invece considerato nella sua dimensione dirompente di fattore politico: qualsiasi posizione soggettiva di enunciazione non è mai neutrale, bensì già da sempre inscritta in un tessuto ideologico che la rende contemporaneamente anche politica; e al fondo di ogni posizione politica vi è sempre in gioco una qualche forma di godimento.
Sullo sfondo del “godimento come fattore politico” si può allora mettere in nuova luce la tesi lacaniana de “l’inconscio strutturato come un linguaggio”: infatti, l’essere già da sempre gettato in un preesistente universo di senso del soggetto significa che egli si costituisce propriamente in un’assenza, come per sempre alienato da se stesso entro un contesto simbolico-linguistico in cui non può mai dominare completamente “ciò che intendeva dire”. Il soggetto diventa così termine di un movimento dialettico in cui per essere pienamente se stesso, per godere di se stesso, deve rinunciare a sé, non essere se stesso, in altre parole deve godere ma dell’altro (il godimento proprio in quanto funziona in maniera indiretta è infatti, secondo Lacan, sempre "godimento dell’altro"). Si tratta ovviamente di un lettura di Lacan con Hegel (i due riferimenti fondamentali di tutto il pensiero žižekiano) il quale ne La Scienza della Logica attribuisce all’ente finito/determinato la qualità di essere costituito simultaneamente del suo opposto negativo – il non-ente; gli attribuisce cioè la qualità di riferirsi a sé come altro ovvero come negativo. L’omologia strutturale tra il pensiero di Lacan e quello di Hegel vale altresì per il Grande Altro, l’ordine simbolico entro il quale il soggetto è inscritto e che non può essere considerato una semplice catena significante: anch’esso si costituisce, attraverso la riflessione in sé che assume il negativo, cioè strutturato attorno ad un vuoto, un buco. Ed è proprio il Reale di quel buco che funziona da limite intrinseco a tale ordine e lo affetta attraverso l’indefinita insistenza su se stesso che scatena il godimento, ciò che proprio per questo Lacan può definire il “Reale del Simbolico”.
Il Reale come termine correlativo del godimento ci porta così a riconoscere che la forma di soggettività come negatività che si relaziona indefinitamente a sé va necessariamente estesa dall’individuale all’universale, e dunque al politico. La verità dell’universale politico diventa allora possibile solo attraverso il riconoscimento del rovescio negativo della politica stessa, del lato osceno della legge senza il quale la legge stessa non potrebbe sussistere. È qui che si inserisce l’interesse di Žižek per la cultura di massa: i suoi continui riferimenti cinematografici come quelli alla cultura popolare (pop culture) sono un momento teoreticamente fondante. La cultura di massa, intesa come doppio immaginario del simbolico Altro, contiene la verità nascosta e oscena di quest’ultimo; essa è, in altre parole, un sintomo di come una società organizza il proprio accesso al godimento. L’Immaginario del Grande Altro è il modo in cui il discorso simbolico del Padre, il Potere, raddoppia fantasmaticamente se stesso al fine di occultare la sua inconsistenza, di coprire il vuoto attorno al quale si costituisce. In questo senso, piuttosto che rappresentare le tendenze represse di una società, la fantasmatica propria dell’Immaginario è il modo in cui i soggetti si strutturano definitivamente dentro l’ordine simbolico rinunciando al movimento dialettico che invece sarebbe loro proprio.
Su queste basi, ho articolato il lavoro in tre capitolo che grossomodo corrispondo alla triade lacaniana di Immaginario, Simbolico e Reale. Nel primo capitolo si tratta del rapporto dialettico tra soggetto e Altro da cui deriva la formazione immaginaria dell’Io che alternativamente si fa portavoce delle fantasie paranoiche proprie della società capitalista, del discorso degli esperti o dell’idea decostruttivista per cui l’Io è una formazione virtuale di facciata, una sorta di Io-schermo, dietro cui si celano una molteplicità indefinita di narrazioni soggettive. Nel secondo l’attenzione è concentrata sul concetto di Ideologia nei suoi tre momenti di astratto, materiale e riflesso e nel suo legame col godimento che sostiene il discorso ideologico attraverso a) i miti nazionalisti che danno vita al fantasma del furto di godimento, b) quello multiculturalista basato sulla politically correctness, e c) quello capitalista dell’isterico che attiva il movimento metonimico proprio degli oggetti del desiderio i quali rispondono al desiderio che scatenano solo nella misura in cui non lo soddisfano mai completamente. Infine, nel terzo capitolo si conclude con una trattazione estesa del concetto di Reale declinato via via secondo le categorie di impossibilità, possibilità e scientificità.

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Sinthomi tardo-capitalisti: un’analisi tra godimento e politica. Nell’Introduzione all’edizione rivisitata di Enjoy your Symptom! 1 , la cui prima pubblicazione risale al 1992, il suo autore – Slavoj Žižek – afferma che è solo con quest’ultima che il volume diventa a tutti gli effetti «un suo libro», e ciò grazie all’aggiunta ex novo di un sesto capitolo: «Since my standard book formula is for a length of six chapters, and since the book had in its first edition only five chapters, it is only now, after the delay of eight years, that Enjoy your Symptom! effectively became my book.» Ora, prima di cedere alla facile tentazione di trovare una risposta all’istintivo «perché proprio sei capitoli?», dovremmo invece trovare la forza di insistere sulla domanda, ovvero sul vuoto che essa ci spalanca innanzi: non si tratta infatti proprio di uno di quegli emblematici casi žižekiani in cui qualunque risposta risulterebbe essere piuttosto una sorta di «toppa» fantasmatica 2 al fatto che non vi è alcuna reale giustificazione alla scelta di siffatta formula editoriale? Questa funge piuttosto da sinthomo di «ciò che in Žižek è più di Žižek stesso», cioè di quella perturbante x che nell’intimo della soggettività risulta estranea ed incontrollabile ma che segna l’accesso al godimento del soggetto stesso (come quando canticchio insistentemente una canzonetta che odio oppure mi stuzzico ossessivamente un dente dolorante). Ebbene sì, non «sintomo», cioè quella formazione dell’inconscio che costituisce il segno di un’istanza psichica rimossa e dunque ha la struttura di significante, bensì sinthome – secondo l’antica grafia francese che Jacques Lacan utilizza per differenziare i due concetti e che indica il fatto che non-tutto della pulsione riesce a metabolizzarsi nell’ordine simbolico 3 . Il sinthomo è manifestazione di quel surplus ovvero il Reale refrattario all’ordine simbolico che Lacan definisce come la causa del godimento. 1 S. Žižek, Enjoy Your Symptom! (1992), Routledge, London-New York 2001. 2 Il fantasma, termine di risonanza psicoanalitica reso in inglese da Žižek con l’ambiguo «fantasy», si riferisce ad un prodotto illusorio della vita psichica che non resiste al confronto con la realtà. Come messa in scena del desiderio, il fantasma è anche luogo di operazioni difensive ma più in generale, secondo Freud, tutta la vita del soggetto è strutturata da una fantasmatica inconscia. L’esempio usato da Lacan per spiegare questo snodo del pensiero di Freud è quello di un dipinto la cui cornice coincide perfettamente con lo stipite della finestra davanti alla quale è messo: l’immagine del dipinto così posto, coprendo il vuoto spalancato dalla finestra, serve dunque a suturare il buco simbolico rappresentato dalla finestra stessa attraverso una raffigurazione fantastica. Questo termine assume in Žižek un valore intrinsecamente politico in quanto la fantasia (l’Immaginario lacaniano) è ciò che supporta come suo doppio osceno il tessuto esplicito della Legge. 3 Il campo psichico lacaniano è costituito dal Reale – ovvero l’eccesso non simbolizzabile –, il Simbolico – una rete di significanti che avvolge, determina e precede il soggetto nella forma del linguaggio alienandolo a se stesso – e l’Immaginario – che attraverso la fantasmatica soggettiva, cioè l’insieme delle formazioni illusorie della vita psichica, struttura definitivamente il soggetto entro l’ordine simbolico. Žižek riferendosi al Simbolico parla altresì di ordine sociosimbolico: da un punto di vista strettamente lacaniano il termine risulta ridondante in quanto il registro del simbolico comprende già tanto la dimensione individuale quanto quella sociale; o meglio, esse sono assolutamente

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Parole chiave

atteggiamento cinico
cinema
cultura di massa
dialettica
fantasia paranoica
fantasma
fattore politico
godimento
grande altro
hegel
ideologia
immaginario
lacan
multiculturalismo
nazionalismo/regionalismo
negativo
politically correct
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reale
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simbolico
soggetto post-edipico
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