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Extended Mind - viaggio comunicazione moda città

Abitiamo oggi un mondo scorniciato, disinquadrato, eccendente in immagini e rappresentazioni.
Un mondo in cui ravvisiamo un nuovo principio di ordinamento: il movimento; in cui le rotte sembrano divenire più importanti delle origini e in cui a sistemi culturali riconoscibili e sedimentati si sostituiscono formazioni discorsive dislocate e articolate che necessitano di nuove modalità di archiviazione.
Costruire archivi culturali infatti significa comporre immagini identitarie; codificare la presenza: non già più sottoforma di io, ma di selves.
I selves sono il plurale del self nella sua interconnesione col net e la dimensione relazionale che caratterizza l’era dell’accesso e dello scambio, dell’individualità fluida e liminale, della corporeità rotta e frammentata e della territorialità sconfinata.
Selves come ciò che resta della modernità e insieme come deriva delle sue possibilità teatral-tecnologiche. Selves come vesti da abitare; abiti (nel senso di habitus) da incorporare.
Nel momento in cui infatti la comunicazione, investendo culture, corpi e società, li fa transitare e li rende trattabili come pura informazione, ci si trova di fronte all’esigenza di ridefinire le modalità attraverso cui le identità si mettono a progetto: ossia più precisamente le dinamiche che spingono verso la loro formulazione e trattazione in qualità di territori dell’immaginario e luoghi di definizione e manifestazione di visioni, saperi, filosofie e valori.
Luoghi, artefatti e persone sono in questo senso soggetti comunicativi collettivi e connettivi contraddistinti da accessibilità; testi, rebus e materiale grezzo che la moda, nella sua vocazione tragittiva e tentacolare, porta alla luce e fa significare, disvelando contemporaneamente i mutamenti e i giochi forza del sociale.
L’incerto dei tempi e i ritmi della variabilità.
La moda, in qualità di trama che connette corpi, scene, mondi, e arti è dunque luogo privilegiato di individuazione e lettura di sommovimenti tanto epocali quanto quotidiani; sguardo spaziato e altrove mai dato in cui l’essere appare nella forma delle sue eventualità: immaginari scelti, indossati, intrecciati; desideri e sogni che rispondono a volontà di sperimentazione e fascinazione per l’impurità.

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11 1.01 dal viaggio al turismo Il viaggio è un’esperienza esistenziale e spaziale assai complessa - di mutamento continuo connesso alla locomozione - che fa dell’osservazione del territorio e del confronto con l’alterità la sua ragion d’essere. La dialettica movimento-insediamento in particolare secondo Leed (Leed Eric J., La Mente del Viaggiatore, pag.28) ha motivato la formazione delle diverse società umane, che inizialmente mobili si sono successivamente territorializzate definendo in rapporto alla stanzialità la propria identità e i propri valori. Del resto come nota Carl Bücher: il processo della territorializzazione rappresenta un fattore fondamentale della storia della civiltà occidentale (Leed Eric J., La Mente del Viaggiatore, pag.28) perché determina la costruzione di quelle reciproche rappresentazioni che poi definiscono le differenze culturali. La formazione di comunità insediate, però, nel corso della storia umana, non ha destituito il viaggio della sua centralità. Esso al contrario rappresenta sempre un momento importante di apertura, contatto, scambio e interferenza culturale, che libera da pregiudizi e rigidità strutturali che si maturano in relazione allo stato sessile e nel contempo genera coscienza di sé. Il distacco da una matrice sociale fissa e il movimento tra diversi ordini societari strutturati determinano un processo di autoriflessione culturale che motiva non solo la relativizzazione degli assunti e dei principi che si costruiscono in rapporto alla condizione stanziale, ma anche la necessità di enucleare in alcune immagini distintive la propria identità per comunicarla all’altro da sé. Il processo di distanziamento fisico e mentale che permette di rappresentare un qui nel quale situarsi rispetto ad un altrove in relazione al quale misurare la propria presenza, definisce, infatti, all’interno del pensiero occidentale, un momento imprescindibile nella formazione dell’io, dei legami e delle strutture sociali. Questi contenuti predono forma però più precisamente nel clima culturale della modernità, a seguito dello sviluppo di una concezione del viaggio non come penitenza bensì come scoperta e esplorazione. Esiste infatti una profonda differenza tra la maniera degli antichi di leggere il viaggio e quella dei moderni di intraprenderlo: nel primo caso, il viaggio, decretato dalla volontà degli dei, rappresenta un momento di grande sofferenza connesso all’abbandono della casa e degli affetti familiari.

Tesi di Laurea

Facoltà: Design e Arti

Autore: Carlotta Petracci Contatta »

Composta da 329 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2840 click dal 07/06/2007.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.