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Cortigiane prostitute e ruffiane nella realtà storico culturale del 500

Informazioni tesi

  Autore: Sergio Villacaro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Carla Perugini Gentile
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

Lo scopo di questo lavoro è quello di delineare i personaggi del mondo della prostituzione (con particolare attenzione alla cortigiana e alla ruffiana) e il loro ambiente attraverso testi della letteratura spagnola e italiana.
Questa dissertazione, costruita intorno a quattro temi principali – cortigiane, Lozana, sifilide, comparazioni letterarie intorno alla ruffiana e alle sue colleghe – è concepita non come una dettagliata redazione intorno ai suddetti argomenti, bensì come un’ampia panoramica su quella sfaccettatura del XVI secolo che tanto appassionò alcuni uomini di cultura del tempo.
Una tesi, questa, scritta sulla scia di un interesse sempre più crescente verso la intrahistoria tipico degli studi storico-sociali del Novecento.
Nei primi anni del Cinquecento il postribolo smise di essere il luogo di elezione per le prostitute, che si diffusero ovunque in città, occupando più spazi urbani e differenziandosi con la creazione di una scala gerarchica al loro interno, al cui apice vi erano le cortigiane, non solo puttane di lusso ma anche donne di cultura.
Col passare del tempo le “mamole” aumentarono, acquistando sempre più forza ed importanza. Le Cortigiane, situate all’apice della piramide, possono essere considerate il pendant femminile del cortigiano, per la loro capacità di intrattenere e di conversare grazie anche alla loro cultura; anche se, naturalmente, esse intrattenevano anche con i piaceri della carne .
Nel Rinascimento la realtà postribolare divenne anche soggetto di testi letterari, come dimostrano la Lozana Andaluza in ambito spagnolo e le opere di Aretino in ambito italiano, dando vita così ad una letteratura a metà strada tra finzione e realtà. All’interno di queste opere letterarie il personaggio più importante era la ruffiana, descritta come onnisciente e onnipotente, in mezzo a una miriade di altri personaggi, come i vari tipi di prostitute, i servi e i bobos, vittime preferite delle astute mezzane.
Anche per questo tipo di donna ci fu il rovescio della medaglia, con l’arrivo dalle Indie Occidentali della sifilide, una malattia venerea che infettava facilmente chi svolgeva una sregolata vita sessuale.
Questi personaggi non sono una novità per la letteratura spagnola: senza andare troppo indietro nel tempo, basta pensare a Celestina, la puta vieja alcoholada, protagonista della Tragicommedia de Calisto e Melibea, a cui lo stesso Delicado si riferisce nel titolo dato alla sua opera o alla Trotaconventos del Libro de Buen Amor di Juan Ruiz.
In ambito italiano le opere di Aretino possono essere definite come “il libro sacro” di questo genere, difatti oggetto del Ragionamento sono i tre stati delle donne - monache, maritate, puttane - illustrati attraverso l'esperienza personale della Nanna che la racconta all’Antonia, mentre, nel Dialogo, la Nanna insegna alla Pippa il mestiere della cortigiana.
Ma non finisce qui, infatti, nella terza giornata del Dialogo si parla delle caratteristiche della ruffiana.
Basandomi su quest’ultima giornata ho cercato di tracciare le caratteristiche di questo tipo di donna trovando delle corrispondenze con le due ruffiane della letteratura spagnola: Lozana e Celestina.
Tali donne erano ottime curanderas e saludaderas, indovine, infaticabili camminatrici, loquaci, raramente titubanti, combattive, seppur sifilitiche, sapevano di erbe medicamentose, sapevano adattarsi ad ogni situazione, “labrandera[s], perfumera[s], maestra[s] de hazer afeytes y de hazer virgos, […] y un poquito hechizera[s]. Era el primer officio cobertura de los otros” (La Celestina Auto I,110).

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3 PREMESSA Lo scopo di questo lavoro è quello di delineare i personaggi del mondo della prostituzione (con particolare attenzione alla cortigiana e alla ruffiana) e il loro ambiente attraverso testi della letteratura spagnola e italiana. Nei primi anni del Cinquecento il postribolo smise di essere il luogo di elezione per le prostitute, che si diffusero ovunque in città, occupando più spazi urbani e differenziandosi con la creazione di una scala gerarchica al loro interno, al cui apice vi erano le cortigiane, non solo puttane di lusso ma anche donne di cultura. Col passare del tempo le “mamole” 1 aumentarono, acquistando sempre più forza ed importanza. Le Cortigiane, situate all’apice della piramide, possono essere considerate il pendant femminile del cortigiano, per la loro capacità di intrattenere e di conversare grazie anche alla loro cultura; anche se, naturalmente, esse intrattenevano anche con i piaceri della carne 2 . Nel Rinascimento la realtà postribolare divenne anche soggetto di testi letterari, come dimostrano la Lozana Andaluza in ambito spagnolo e le opere di Aretino in ambito italiano, dando vita così ad una letteratura a metà strada tra finzione e realtà. 1 Mammola, fiore della famiglia delle viole. Termine assai in voga nel secondo quattrocento per designare le prostitute. 2 Basta ricordare cortigiane del calibro di Veronica Franco, Gaspara Stampa, Tullia d’Aragona per capire che non si trattava di semplici prostitute.

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