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C'era una volta... Venti ragazzi di strada. Marco Baliani e Pinocchio Nero

Obiettivo di questo lavoro è l’analisi di una riscrittura di un classico della letteratura italiana, ovvero Le Avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi. Nel 2002 Marco Baliani ha preso parte ad un progetto finanziato da AMREF Italia con il quale si è occupato del recupero sociale di venti ragazzi di strada di Nairobi. Tramite il progetto Pinocchio Nero il teatro ha ridato la speranza non solo ai ragazzi di strada costretti a vivere nelle discariche cittadine come veri e propri rifiuti della società, bensì anche a tutta la società di Nairobi, diventata conscia del fatto che anche nei ragazzi di strada è possibile la trasformazione in cittadini attivi e responsabili. Marco Baliani,
celebre autore e attore teatrale, ha permesso ad un gruppo di ragazzi emarginati dalla propria comunità di cominciare un viaggio alla ricerca della propria identità, delle proprie origini, dei propri genitori e parenti facendoli rinascere dalla loro condizione marginale di ragazzi spazzatura (chokora). La loro trasformazione è avvenuta grazie alla rilettura e messa in scena di Pinocchio, anch’egli burattino ribelle ed emarginato. L’opera teatrale apprezzata da tutta la critica, che le ha attribuito il premio UBU 2005,
non ha ottenuto un successo di pubblico ugualmente ampio. È una rilettura che, nonostante la presenza di alcuni temi comuni come la povertà e la volontà di fuggire dalla propria condizione, seleziona solo una parte delle sequenze narrative dell’originale e le ricontestualizza in Kenya oggi.
Dopo un lavoro di ricerca bibliografica su Pinocchio e Collodi, si è focalizzata
l’attenzione su alcuni testi che sembravano particolarmente utili per comprendere meglio l’operazione di adattamento svolta da Baliani. Nella tesi, si è fornito dapprima un quadro critico del romanzo collodiano. Si è quindi presa in esame parte della critica relativa alla traduzione: in particolare la tripartizione jakobsoniana e le successive proposte di classificazione (secondo capitolo). Il testo collodiano, che non ha mai smesso di affascinare i lettori, ha subìto numerosissimi processi di riscrittura, interpretazione, illustrazione, traduzione e trasposizione. Questa grande duttilità è dovuta principalmente alla capacità dell’opera di prestarsi al lettore che la può interpretare e ricostruire a piacere. Esemplari sono le riscritture di Giorgio Manganelli,
Luigi Comencini, Roberto Benigni, Saverio Marconi e Marco Baliani. Nel capitolo
terzo si sono prese brevemente in considerazione queste “riscritture”, per offrire uno spaccato delle molteplici “rimesse in vita” del testo. Il capitolo quarto è stato invece dedicato all’analisi strutturale dell’opera di Marco Baliani e ad un confronto sistematico con l’opera di Collodi.

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C’era una volta… Venti ragazzi di strada Marco Baliani e Pinocchio Nero Vinazzani Christian – matricola 2454. Tesi di Laurea in Lingue e Culture Europee 4 INTRODUZIONE ome afferma Piero Cudini, leggere un libro e parlare di un libro sono processi più complessi e creativi delle mere attività di leggere un libro e parlare di un libro. Citando Jorge Luis Borges possiamo affermare che “ogni volta che leggiamo un libro, il libro è mutato, la connotazione delle parole è diversa” (Borges 1979, 24). Di conseguenza leggendo un libro non si legge solamente l’insieme di fogli che stringiamo fra le mani, bensì “anche la sua storicità” (Cudini 1998, 2-3). Un testo così complesso come Le Avventure di Pinocchio. Storia di un burattino si offre bene a una serie di riletture e di riscritture autorizzando, quindi, messaggi e contenuti che vanno anche al di là del testo stesso. Perciò, Pinocchio si è caratterizzato nel corso del tempo come testo accresciuto – un testo al quadrato – con la sua storicità successiva, ovvero le interpretazioni prodotte nel corso degli anni. “Perché la riscrittura è sempre un’interpretazione, ovviamente, e ogni interpretazione è sempre e comunque una riscrittura” (Cudini 1998, 14). Il romanzo di Pinocchio, grazie alla mancanza di un piano nella mente dell’autore e alla sua redazione in modo non uniforme, “costituì un’eccellente occasione per un infittirsi e intrecciarsi dei suoi sensi” causato da “un parziale abbandono dei freni, di preoccupazioni di pulizia narrativa e di coerenza” (Garroni 1975, 50). Ciononostante, come sottolinea Baliani, “nel corso del tempo abbiamo preso a leggere il testo di Collodi sempre più come favola, dimenticandoci le condizioni sociali ed economiche da cui partiva la creazione del testo” (Baliani 2005, 151). La causa che spinge molti lettori a considerare Pinocchio una semplice favola credo debba essere ricercata nel forte successo avuto dalla riscrittura di Walt Disney (1940), che, sebbene non sia presa in considerazione all’interno del presente lavoro, esercitò una grande influenza sul pubblico. Non solamente oltreoceano, però, si è assistito a riletture fortemente influenzate dalla personalità del riscrittore. Ne esistono varie anche in Italia: alcune delle quali ammesse in modo esplicito, altre più sottili e nascoste. Parlando del suo Pinocchio, Luigi Comencini afferma C

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Christian Vinazzani Contatta »

Composta da 140 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.