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La Costituzione economica: dalla Commissione economica per la Costituzione al titolo dei rapporti economici

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Rangoni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Bernardo Sordi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

La Costituzione italiana del 1948 è stata spesso interpretata come portatrice di un "nuovo modello" economico capace di superare l'eterno dilemma fra pianificazione e libero mercato attraverso la creazione di un sistema di economia mista volto a fonderli insieme e a farli coesistere in maniera ordinata: una simile interpretazione ha di fatto alimentato l'illusoria speranza che il modello di economia mista rappresentasse la soluzione ideale dimenticando che l'alternativa fra interventismo e liberismo restava quanto mai aperta e di estrema attualità. Quel carattere compromissorio derivato dalla larga intesa che venne raggiunta sul piano politico fra le ideologie fondamentali (la liberale, la cattolica e la socialista) è, difatti, pecepibile nell'ambito dell'intera Costituzione del 1948 e la sua influenza sembra avvertirsi in special modo nel titolo III sui "rapporti economici".

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Introduzione La Costituzione italiana del 1948 è stata spesso interpretata come portatrice di un “ nuovo modello ” economico capace di superare l’eterno dilemma fra pianificazione e libero mercato attraverso la creazione di un sistema di economia mista volto a fonderli insieme e a farli coesistere in maniera ordinata: una simile interpretazione ha di fatto alimentato l’illusoria speranza che il modello di economia mista rappresentasse la soluzione ideale dimenticando che l’alternativa fra interventismo e liberismo restava quanto mai aperta e di estrema attualità. La costituzione economica italiana è espressione, infatti, di un evidente carattere compromissorio fra ideologie e modelli economici contrapposti tale da permettere di affermare con un certo grado di certezza la mancanza di una netta impostazione liberista nell’intero Titolo III della parte prima (concernente i “ Rapporti economici ”), titolo che appare senz’altro condizionato da un’idea di un’economia ancora fortemente orientata dallo statal - dirigismo e dove l’influenza del modello economico della pianificazione comunista non risulta assente ma soltanto attenuato nella sua variante più debole espressa dalla programmazione I . L’economia mista della nostra Carta costituzionale rispecchia, del resto, una tendenza che potrebbe quasi definirsi generale e diffusa da parte dei Costituenti al raggiungimento di una sorta di punto di incontro sui temi più intricati e dibattuti non sempre del tutto scevro da ambiguità: quel carattere compromissorio derivato dalla larga intesa che venne raggiunta sul piano politico fra le ideologie fondamentali (la liberale, la cattolica e la I Compromesso espresso chiaramente nel dettato dell’art. 41 della Costituzione ove, infatti, si afferma che “ l’iniziativa economica privata è libera ” ma che essa “ non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale ”, tanto che la “ legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali ”. IV

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