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I sistemi di gestione dei diritti digitali

L’introduzione del digitale e di Internet ha introdotto notevole entropia nel mondo consolidato di autori, editori e broadcaster e più in generale nel mondo dei media, evidenziando da un lato nuove ed interessanti modalità distributive ed opportunità di profitto, ma dall’altro lato, la necessità di tutelare i diritti dei vari attori presenti nella nuova catena di distribuzione dell’opera, diritti messi in pericolo da una potenziale e massiccia diffusione abusiva.
Questa nuova situazione ha creato la necessità di produrre tecnologie a tutela dei contenuti immessi nella rete.
Affrontare la pirateria e salvaguardare la tutela del copyright è quanto promettono le leggi sul diritto d’autore proprio con l’aiuto dei relativi supporti tecnologici per la distribuzione controllata dei contenuti, i sistemi DRMs (Digital Rights Management).
Tale regolamentazione ha prodotto esiti paradossali: essa ha infatti colpito non i cd. pirati digitali, ma persone che operano nell’ambito della scienza e della tecnologia, cioè coloro che sono in grado di sviluppare e diffondere nuove e competitive tecnologie.
Inoltre le tecnologie DRMs stanno diventando sempre più sofisticate e pervasive, tanto da avere delle implicazioni notevoli sui diritti e le libertà degli utenti garantite dalla Costituzione, quali la privacy o la libertà di manifestazione del pensiero. Hanno infatti prodotto forme di censura, intrusioni e intercettazioni abusive nei computer di utenti ignari e, dunque, forme di controllo non sempre lecite.

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3INTRODUZIONE Fino ai primi anni ’90 l’associazione formato/supporto risultava immediata e scontata: testo significava giornale o libro, audio significava radio, CD musicali o cassette e video significava televisione, cinema o videocassette. Grazie a questa associazione i contenuti musicali e quelli video, non soffrivano in maniera rilevante del fenomeno delle copie non autorizzate: l’unica forma di duplicazione possibile era infatti su nastro magnetico, mediante quindi un procedimento di tipo analogico, ma così come con una fotocopiatrice, ad ogni copia si perdeva in qualità: il fenomeno esisteva ma si autoemarginava. Tale assetto si è alterato quando le tecnologie digitali si sono evolute a sufficienza per gestire efficientemente i contenuti multimediali e nel mondo della comunicazione si sono affacciate prepotentemente le aziende telefoniche, che hanno contribuito in massima parte alla crescita di Internet, inizialmente a banda stretta e più recentemente a banda larga. Si è parlato a questo punto di rivoluzione digitale. Oggi infatti su Internet si possono leggere, ascoltare, vedere, manipolare, copiare, scaricare indistintamente contenuti nei formati testo, audio e video. Inoltre la copia digitale, non è altro che una sequenza numerica, sempre identica, assolutamente indistinguibile dall’originale, e la duplicazione (e distribuzione) illegale su vasta scala è quindi facile, possibile ed economicamente alla portata di chiunque. L’introduzione del digitale e di Internet ha quindi introdotto notevole entropia nel mondo consolidato di autori, editori e broadcaster e più in generale nel mondo dei media, creando un nuovo paradigma commerciale e di utilizzo: da distribuzione e vendita di beni tangibili a distribuzione e licenza d’uso di beni intangibili ossia ciò che dev’essere commercializzato non deve essere più la copia dell’opera, bensì il diritto d’accesso all’opera stessa. Tali sconvolgimenti, come si vedrà nel I° Capitolo di questa tesi, dopo un breve excursus sulle problematiche anzidette, oltre ad aver conferito ad Internet dignità di supporto alla stregua dei supporti tradizionali, hanno evidenziato da un lato nuove ed interessanti

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Martina Bottega Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.