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Pubblico impiego e flessibilità

La tesi affronta le problematiche relative all'applicazione delle forme contrattuali flessibili del lavoro al pubblico impiego, soffermandosi soprattutto sul contratto a tempo determinato e sulla impossibilità di prevedere la conversione del rapporto a termine in rapporto sine die. Si fa inoltre riferimento alle ultime novità in materia di stabilizzazione dei lavoratori a termine nelle pubbliche amministrazioni.

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Introduzione La “flessibilità” non è solo un termine per dibattiti alla moda, ma è ormai da qualche anno, un termine concreto su cui si esprime l’evoluzione reale del nostro ordinamento nazionale e comunitario. La novità degli ultimi anni è che tale fenomeno, non solo ha avuto un’accelerazione significativa, ma ha cominciato ad investire anche il lavoro pubblico, dove, per la verità, la flessibilità non era del tutto sconosciuta, per effetto di una serie innumerevole di interventi legislativi settoriali che avevano dato luogo a fenomeni, anche vistosi, di precarizzazione. Una delle più importanti novità normative della riforma del lavoro pubblico è senza dubbio costituita dalla previsione della possibilità per le pubbliche amministrazioni di ricorrere, al fine di soddisfare esigenze di flessibilità lavorativa sorgenti nell’esercizio delle loro funzioni, alle forme contrattuali c.d. “atipiche”, largamente in uso nel settore privato 1 . 1 L’art. 22 del d.lgs. n. 80/1998, nel sostituire il precedente art. 36 del d.lgs. n. 29/1993, ha previsto, ai commi 7 ed 8, quanto ora stabilito nei primi due commi dell’art. 36 del d.lgs. n. 165/2001 1 , i quali sanciscono esplicitamente che: “1. Le pubbliche amministrazioni, nel rispetto delle disposizioni sul reclutamento del personale […], si avvalgono delle forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego del personale previste dal codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa. I contratti collettivi nazionali provvedono a disciplinare la materia dei contratti a tempo determinato, dei contratti di formazione e lavoro, degli altri rapporti formativi e della fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo, in applicazione di quanto previsto dalla legge [...]. 2. In ogni caso la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione. Il lavoratore interessato ha diritto al risarcimento del danno derivante dalla prestazione di lavoro in violazione di disposizioni imperative. Le amministrazioni hanno l’obbligo di recuperare le somme pagate a tale titolo nei confronti dei dirigenti responsabili, qualora la violazione sia dovuta a dolo o colpa grave”. 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Arianna Cassandro Contatta »

Composta da 161 pagine.

 

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Consultata integralmente 11 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.