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La ricerca del mix ottimale delle fonti di finanziamento: creazione o distruzione di valore

Informazioni tesi

  Autore: Federico Palomba
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi della Tuscia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Paola Nascenzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 488

L’idea di questo lavoro è ambiziosa in quanto intende analizzare e verificare se esiste una struttura finanziaria ottima in assoluto.
Nel primo capitolo viene fatta un’analisi attenta di ciò che è stato scritto sino ad ora sulla struttura finanziaria nella letteratura economica.
Nel secondo capitolo invece sono state analizzate le diverse forme di finanziamento a disposizione dell’impresa, i costi di queste fonti e i possibili vantaggi a livello fiscale.
Il terzo capitolo tratta del finanziamento delle imprese mediante il private equity e il venture capital (due forme di finanziamento innovative).
Nel quarto capitolo si analizzano le variabili che influenzano la struttura finanziaria.
Nel quinto e nell’ultimo capitolo entriamo nel vivo della ricerca mediante l’analisi delle fonti di finanziamento delle aziende del mondo reale: le PMI del distretto industriale di Civita Castellana ed il loro comportamento.

METODOLOGIA DI RICERCA
All’inizio del lavoro ho utilizzato i testi base della Finanza (Breley, Myers, Sandri, Principi di Finanza Aziendale, edito dalla McGraw Hill; Ross, Finanza Aziendale, Il Mulino) per formare un quadro su quale fosse la situazione in merito alla struttura finanziaria e come può avvenire la creazione o la distruzione di valore.
Nel corso della mia ricerca ho letto molti testi sia in italiano che in inglese.
Successivamente ho iniziato a scaricare (CASPUR www.caspur.it, SSRN www.ssrn.com, comuni motori di ricerca quali GOOGLE www.google.it e VIRGILIO www.virgilio.it) e ordinare mediante prestito interbibliotecario tutti gli articoli in lingua originale (italiano, inglese e americano) scritti dai principali economisti sull’argomento.
Dopo aver avuto un quadro ben chiaro ho cominciato a redigere il presente lavoro.
Per reperire i dati necessari alla mia verifica empirica mi sono recato all’Università degli Studi di Siena, alla facoltà di Economia “Richard M. Goodwin” e ho avuto accesso alla banca dati AIDA.
Acquisiti i dati li ho rielaborati con il programma Excel del pacchetto Office e per le regressioni e le relative correlazioni ho utilizzato il programma SPSS versione 15.0.

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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA ANNO ACCADEMICO 2005 - 2006 1 INTRODUZIONE Uno dei temi più dibattuti in dottrina è quello relativo all’esistenza o meno di un livello di indebitamento ottimale, ossia di un rapporto di indebitamento capace di massimizzare, a parità di altre condizioni, il valore di un’azienda. Il fulcro del dibattito è dato dallo studio di Modigliani e Miller del 1958 1 , i quali, dimostrarono che il valore di un’azienda è insensibile alla presenza di debito, in quanto funzione soltanto della validità degli investimenti realizzati. Prescindendo dall’effetto fiscale, la composizione del passivo influenza soltanto la ripartizione del valore dell’attivo (V) fra portatori di capitale di debito (B) e portatori di capitale di rischio (S). Il fatto che lo sfruttamento della leva finanziaria accresca la redditività dei mezzi propri è quindi esattamente neutralizzato dal maggior rendimento richiesto degli azionisti (r S ) per effetto del rischio addizionale indotto dalla leva stessa 2 , sicché il costo medio ponderato del capitale (r WACC ) è sempre costante e coincidente con il tasso di attualizzazione dei flussi di cassa operativi (r 0 ). Soltanto la fiscalità può alterare tale sistema di indifferenza alla politica di indebitamento. Gli oneri finanziari indotti dal debito sono fiscalmente deducibili, determinano uno scudo fiscale capace di ridurre il costo medio ponderato del capitale e, per tale via, di accrescere il valore dell’azienda. Ne risulta una struttura finanziaria tanto più appetibile quanto più orientata all’indebitamento. 1 F. MODIGLIANI e M.H. MILLER, The Cost of Capital, Corporation Finance and the Theory of Investment, in American Economic review, June 1958. 2 Se così non fosse si aprirebbe la possibilità di attivare processi di arbitraggio profittevoli a rischio nullo.

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