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La comunicazione del flamenco

Informazioni tesi

  Autore: Giordano Prosperi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Paola Lara Di matteo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

IL FLAMENCO
La forma d’arte che per tanti spagnoli e molto più che un semplice ballo o virtuosi accordi di una chitarra, ma è passione, amore e dolore che si intrecciano in un meraviglioso equilibrio tra canto, ballo e musica.
Il "Canto Jondo" é la forma di flamenco più autentica e difficile da intendere, e per questo, destinata ad essere ascoltata principalmente lì dove il Flamenco fece le sue origini, l'Andalusia. Solo poco più di un secolo fa fu chiamato Flamenco. Le sue tracce si perdono nel tempo, ma gli studiosi cominciano a raccontare la sua storia soltanto da quando questa "arte" andalusa viene
denominata "flamenco".
Troviamo questo vocabolo per la prima volta nel "Soldado Fanfarrón" scritto verso il 1875 da Juán Ignacio González del Castillo, che utilizza il termine flamenco come sinonimo di coltello e soprattutto di "gresca" (riunione festiva con canti e balli). Come si é detto, le radici del flamenco sono molto antiche.
Dopo la dominazione romana si sviluppano nella regione della Spagna meridionale "Al-Andalus" (Andalusia sotto la dominazione araba) le forme musicali più varie risultato di diverse influenze che vanno ad arricchire questa arte folcloristica e andalusa.
Nonostante la riconquista spagnola di Cordoba e Siviglia avvenuta rispettivamente nel 1236 e nel 1248 da parte delle truppe castigliane di Ferdinando III, gli andalusi mantengono la propria identità e con essa il patrimonio culturale e folcloristico. La loro non aggressività ha un potere misterioso che soggioga anche i dominatori castigliani. Le loro tradizioni musicali e folcloristiche rimangono immutate.
Questa arte assume un aspetto tragico e tormentato durante il regno dei re cattolici, che coincide nel 1492 con l'espulsione degli arabi e degli ebrei dalla "loro" terra e con l'arrivo di carovane di famiglie di gitani provenienti dall'Europa dell'Est. Tutte queste coincidenze storiche, con l'intensificarsi del triste fenomeno dell' Inquisizione, fanno del sedicesimo secolo in Andalusia una vera e propria tragedia per tutto quello che veniva considerato eretico, fra cui anche i gitani. In questo contesto, l'arte folcloristica andalusa diventa complice e allo stesso tempo veicolo dell'angosia del popolo della bassa Andalusia, che ha dato riparo e protezione alla allora tanto indesiderata razza gitana.
E' grazie a questa complicità che l'arte folcloristica andalusa ha potuto sopravvivere nel tempo e diventare il flamenco che oggi tanto ci affascina.

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2 PREMESSA Circa un anno fa feci la domanda per partecipare al progetto Erasmus, già sapevo di voler andare in Spagna grazie ad alcune piccole avventure fatte in passato, ma sinceramente ero abbastanza indeciso nello scegliere una fra le diverse località disponibili; bene, dopo alcune disavventure burocratiche, e grazie soprattutto ad un posto rimasto libero all’ultimo momento, mi ritrovai a Siviglia, capitale della Andalusia, terra del flamenco, segnata da una storia di indigenza e povertà e dalle profonde radici islamiche. L’Andalusia è forse una delle regioni più culturalmente lontane dall’Europa occidentale, la cui bellezza si coglie nell’esotismo dei palazzi islamici, nei minuscoli villaggi senza tempo, negli aspri paesaggi montuosi e sulle lunghe spiagge. Fu una delle esperienze più incredibili e straordinarie della mia vita, capace di stravolgere ed allo stesso tempo arricchire la mia personalità; a Siviglia l’aperitivo si serve a mezzanotte e dà l’avvio alla palpitante notte Andalusa. Contagiato a tal punto dal loro stile di vita, dalla loro forte personalità e soprattutto dalla indescrivibile passione che ci accomuna, cioè la musica, decisi di far diventare quest’ultimo l’oggetto di studio della mia tesi di laurea.

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