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Lo sviluppo del giudizio morale. Ricerca su un campione siciliano e confronto dei dati con un campione del nord Italia

Informazioni tesi

  Autore: Luciana Castorina
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Annalaura Comunian
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

LO SVILUPPO DEL GIUDIZIO MORALE. RICERCA EMPIRICA. campione siciliano e confronto con un campione del nord Italia sulla base
dei presupposti teorici kohlberghiani e riferimento a Gilligan.

“Per nostro conto, scrive A. Valeriani, è da ritenersi che la necessità della legge morale e libertà del volere, sono condizioni essenziali della moralità, e il negarlo renderebbe vano e insignificante lo stesso problema morale” (Valeriani, p. 155).

Agire moralmente è aderire praticamente e liberamente a ciò che alla ragione si presenta come degno di essere attuato, in quanto autentico valore dell’uomo.
La morale, infatti, è il risultato di due fondamentali elementi: oggettivi (la norma), soggettivo (la libertà dell’atto umano).
Elementi questi che impegnano la ragione e la volontà, funzioni della personalità umana che necessitano di essere sviluppate ed educate convenientemente, in direzione delle finalità proprie dell’uomo e in continuità della sua natura.
Di conseguenza la moralità, è la capacità, oggettivamente dimostrata, di resistere alla tentazione di infrangere una norma o una regola, anche quando appare improbabile l’essere scoperti o puniti. Insomma, come scrive Spirito, “il valore morale unisce gli uomini in una comune convivenza” .

Già Kant, però, si preoccupava di ricordare che universalità del dovere non è sinonimo di uniformità, in quanto la legge morale è per l’uomo, e pertanto nella sua applicazione non può sottrarsi alle condizione dell’esistenza umana.

Di fronte ad ogni comportamento umano occorre sempre, prima di qualificarlo sul piano morale, considerare le condizioni anche bio-psichiche, in cui tale comportamento è stato attuato.
Perciò è molto importante, per definire le vere azioni buone o cattive, tenere presenti anche le indicazioni delle scienze biologiche e psicologiche, in modo da poter distinguere numerosi comportamenti normali o patologici che non sono affatto vizi o virtù. (Valeriani, 1960).

La coscienza del soggetto deve essere risvegliata e resa operante nel suo ruolo di essere per procedere così verso la maturazione della propria personalità, anche nel settore che coinvolge gli aspetti di moralità.
A questo deve mirare la vera educazione della coscienza: permettere la crescita di soggetti capaci di scegliere da soli, liberi di fare scelte diverse dal consueto, dall’abitudinario, le quali testimoniano la libertà creatrice di ciascuno (Secco, p. 210).

La morale non si acquisisce solo grazie alla memorizzazione di norme e di regole, per passiva condiscendenza o a forza di discussioni scolastiche astratte; noi ci sviluppiamo moralmente perché impariamo come stare con gli altri, impariamo come comportarci. Infatti, il bambino continua a cercare suggerimenti su come ci si dovrebbe comportare e li trova, in abbondanza negli adulti.
E’ da sottolineare, comunque, che il problema dello sviluppo morale, e di conseguenza del giudizio morale, non riguarda solo l’aspetto filo-pedagogico, cioè educativo, ma anche quello psicologico e sociale.

Non è un caso che il problema è stato affrontato da più punti di vista:

a) cognitivo (sviluppo di una intelligenza morale);

b) comportamentale, legato al tema dell’identità della persona;

c) sociale, legato al tema dei valori.

Ebbene, se si crede che lo sviluppo morale si determini tramite una continua interazione tra processi mentali e stimoli ambientali, occorre sapere quale peso specifico hanno in tale sviluppo le capacità di valutazione legate all’evoluzione mentale infantile e l’esperienza quotidiana di particolari climi educativi.

Kohlberg, da parte sua, muovendo dal modello dello sviluppo morale piagetiano, giunse a dare notevole rilievo all’importanza delle abilità cognitive.
Egli ipotizzò che le teorie dello sviluppo cognitivo (Piaget), dello sviluppo del ragionamento sociale (Selman), dello sviluppo morale (Kohlberg) e dello sviluppo dell’Io (Loevinger), definiscono domini via via più ristretti dello sviluppo strutturale.
I cambiamenti evolutivi che avvengono nei domini più ampi creano le condizioni necessarie ma non sufficienti per lo sviluppo dei domini più delimitati.
Questi sono in una relazione di parziale dipendenza rispetto a quelli di maggiore ampiezza.
Secondo questa visione lo sviluppo cognitivo piagetiano è una condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo dei livelli del Social perspective-taking (assunzione di prospettiva sociale) di Selman.
Questi livelli, a loro volta, forniscono le condizioni necessarie ma non sufficienti per lo sviluppo del ragionamento morale.
Infine, lo sviluppo del ragionamento morale stabilisce lo stadio per il possibile sviluppo dell’Io.

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5 CAPITOLO I Premessa 1. La formazione morale Fin dalle sue origini il pensiero umano ha trattato ampiamente l’argomento riguardante la legge morale e la libertà del volere: chi negando la norma, chi negando la libertà. Dall’intellettualismo etico del mondo classico, all’etica della situazione dei nostri giorni, potremmo dire che l’uomo non ha fatto altro che cercare di dar volto e significato alle sue azioni. “Per nostro conto, scrive A. Valeriani, è da ritenersi che la necessità della legge morale e libertà del volere, sono condizioni essenziali della moralità, e il negarlo renderebbe vano e insignificante lo stesso problema morale” (Valeriani, p. 155). Agire moralmente è aderire praticamente e liberamente a ciò che alla ragione si presenta come degno di essere attuato, in quanto autentico valore dell’uomo. La morale, infatti, è il risultato di due fondamentali elementi: oggettivi (la norma), soggettivo (la libertà dell’atto umano). Elementi questi che impegnano la ragione e la volontà, funzioni della personalità umana che necessitano di essere sviluppate ed educate convenientemente, in direzione delle finalità proprie dell’uomo e in continuità della sua natura. Di conseguenza la moralità, è la capacità, oggettivamente dimostrata, di resistere alla tentazione di infrangere una norma o una regola, anche quando appare improbabile l’essere scoperti o puniti. Insomma, come scrive Spirito, “il valore morale unisce gli uomini in una comune convivenza” .

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giudizio morale e azione morale
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