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Il microcredito: il modello Grameen

Informazioni tesi

  Autore: Licia Chierici
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Luca Enriques
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

Il Microcredito è uno strumento finanziario estremamente particolare che permette di erogare piccoli prestiti a persone (famiglie, piccoli imprenditori…) che sono considerati “non bancabili”, ossia non solvibili, dalle banche perché non in possesso di garanzie economiche sufficienti .
La nascita del microcredito è strettamente collegata all’esistenza di una domanda insoddisfatta di credito, infatti secondo i dati dell’UNDP (United Nations Development Program - il programma di sviluppo delle Nazioni Unite) il 20% più ricco della popolazione mondiale ottiene il 95% del credito complessivamente erogato nel mondo .
Il sistema creditizio formale esclude sistematicamente le fasce a basso reddito della popolazione. Il microcredito costituisce un modello alternativo di finanza diffusosi in molte zone della terra per sopperire all’impossibilità di accedere al credito formale.
La garanzia reale richiesta dal credito formale viene sostituita dalla costituzione di fondi di emergenza o fondi di garanzia interna, attraverso il versamento di quote aggiuntive da parte dei partecipanti al programma, o dalla costituzione di un meccanismo di mutua responsabilità fra i prestatari.
Secondo il prof. Yunus il lavoro autonomo è un ottimo rimedio per combattere disoccupazione e povertà, infatti nonostante i suoi limiti è l’unico modo per risollevare le sorti di coloro che il sistema economico non vuole assorbire e che i contribuenti non vogliono mantenere a proprie spese .
La mancanza di capitale è il principale intoppo al decollo dello sviluppo economico. I poveri non sono tali per stupidità, bensì perché le strutture finanziarie non sono disposte ad aiutarli ad allargare la loro base economica: non è quindi un problema di persone, ma di strutture .
La sua banca, che opera accordando minuscoli prestiti ai più poveri fra i poveri, ha fatto negli ultimi venti anni ben più di quanto non abbiano fatto miliardi di dollari in aiuti dai paesi stranieri o dalle istituzioni internazionali. Essa ha infatti permesso a dodici milioni di persone (10% della popolazione del Bangladesh) di acquisire gli strumenti di autonomia per uscire dalla miseria. Oggi la Grameen è la quarta banca del Bangladesh, ha 1.100 filiali e vi lavorano 12.500 persone, i clienti sono 2 milioni e 100 mila distribuiti in 37mila villaggi, per il 94% donne.
La banca, peraltro, è di proprietà degli stessi clienti che detengono il 90% delle azioni, il resto è in mano allo stato. Ciò che a prima vista può apparire sorprendente è che la Grameen ha tassi d’insolvenza inferiori al 2%, nonostante le condizioni di estrema povertà dei propri affidati.
La sintesi di questi progressi è espressa dal dato sulla povertà: il 54% dei clienti Grameen supera la soglia della povertà in cinque anni, i restanti nell’arco di dieci .
La strategia di Grameen ha creato da un lato risultati apprezzabili dal punto di vista imprenditoriale, e dall’altro lato ha introdotto a livello mondiale una via da seguire per la lotta alla povertà e all’esclusione finanziaria.
L’idea del microcredito diffusa grazie al lavoro della Grameen bank è stata recepita da diverse Organizzazioni Non Governative (ONG) internazionali e da grandi istituzioni mondiali (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazione, Nazioni Unite), che hanno adottato programmi di microcredito, al fine di integrare progetti d’intervento a sostegno dell’economia locale dei paesi in via di sviluppo.
L’introduzione del microcredito è stata più tardiva nei paesi industrializzati: l’Adie (associazione per i diritti d’iniziativa economica) ha trasferito l’esperienza della Grameen bank in Europa occidentale alla fine degli anni ottanta (più o meno nello stesso momento in cui la Southshore Bank di Chicago lo faceva negli Stati Uniti).
Il fenomeno del microcredito si colloca all’interno di un contesto più ampio che riguarda il ruolo della finanza nello sviluppo economico attento alle esigenze dell’uomo, con un approccio che intenda e misuri l’efficienza della finanza non in termini di profitto o di utilità individuali, bensì in termini di utilità e benessere sociali.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a scandali economico finanziari di dimensioni preoccupanti, dal caso Enron in America che ha distrutto posti di lavoro e il risparmio di migliaia di salariati, ai casi Cirio e Parmalat in Italia e, quindi, si è ritenuto interessante portare un esempio di come è possibile coniugare l’efficienza economica e imprenditoriale con la lotta alla povertà.
Tra liberismo e welfare, il microcredito e la microfinanza in genere possono giocare un ruolo importante conciliando la logica del profitto con quella dell’interesse comune.
In Italia, in particolare, il microcredito potrebbe rappresentare un’efficace risposta al fenomeno dell’usura, ad alcune forme di povertà, ai problemi di liquidità delle famiglie a basso reddito, alla disoccupazione giovanile, alla precarietà lavorativa ed allo spirito di imprenditorialità degli immigrati.

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3 INTRODUZIONE Il Microcredito è uno strumento finanziario estremamente particolare che permette di erogare piccoli prestiti a persone (famiglie, piccoli imprenditori…) che sono considerati “non bancabili”, ossia non solvibili, dalle banche perché non in possesso di garanzie economiche sufficienti . La nascita del microcredito è strettamente collegata all’esistenza di una domanda insoddisfatta di credito, infatti secondo i dati dell’UNDP (United Nations Development Program - il programma di sviluppo delle Nazioni Unite) il 20% più ricco della popolazione mondiale ottiene il 95% del credito complessivamente erogato nel mondo 1 . Il sistema creditizio formale esclude sistematicamente le fasce a basso reddito della popolazione. Il microcredito costituisce un modello alternativo di finanza diffusosi in molte zone della terra per sopperire all’impossibilità di accedere al credito formale. La garanzia reale richiesta dal credito formale viene sostituita dalla costituzione di fondi di emergenza o fondi di garanzia interna, attraverso il versamento di quote aggiuntive da parte dei partecipanti al programma, o dalla costituzione di un meccanismo di mutua responsabilità fra i prestatari. Nell’ambito di questo lavoro si cercherà di studiare il microcredito partendo anzitutto dal primo esperimento di microcredito, messo in atto dal Prof. M. Yunus in Bangladesh, per poi descrivere come il microcredito si è sviluppato nel resto del mondo e in particolar modo in Italia: Un capitolo a 1 Fonte:www.utopie.it;

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