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L'Esercito e i media nell'era del peacekeeping

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Sbaccanti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Comunicazione Pubblica e Organizzativa
  Relatore: Franca Faccioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

Negli ultimi anni la società italiana è stata al centro di una profonda evoluzione culturale, politica e sociale che ha provocato un’intensa domanda di partecipazione e di democrazia. Anche all’interno della Pubblica Amministrazione italiana sono intervenuti dei profondi cambiamenti, soprattutto a partire dai primi anni Novanta, che hanno portato i cittadini ad acquisire una maggiore consapevolezza dei propri diritti nei confronti delle Istituzioni. Uno dei riflessi di tutto ciò sul mondo militare è stato il presentarsi, forse per la prima volta, del problema di come ottenere, e poi mantenere, il consenso.
Oggetto di questo lavoro di tesi è l’analisi della Pubblica Informazione dell’Esercito Italia-no quale “funzione istituzionale”, e di come essa si sia evoluta alla luce di due fattori determi-nanti: i processi di riforma della Pubblica Amministrazione italiana e l’intensificarsi dell’impiego dei militari italiani in missioni internazionali.
L’enunciato illustra in modo dettagliato i cambiamenti introdotti dalle disposizioni normative, prima tra tutte la Legge 150/2000, le responsabilità e l’organizzazione formale ed operativa della Forza armata nella specifica funzione e le relative procedure attuative.
Le domande cui si cercherà di rispondere nel corso dell’elaborato sono: quali sono le sfide del comunicatore istituzionale dell’Esercito Italiano di oggi? Quali le difficoltà di “portare” la Forza armata ai media, e quindi all’opinione pubblica? Come può un esercito moderno trovare un giusto momento di sintesi tra le esigenze operative dell’Istituzione, il diritto all'informazione dei cittadini ed il diritto di cronaca esercitato dai giornalisti?
Nella moderna arena pubblica, anche le Forze armate ricorrono a nuove forme di comunicazione, più accessibili alla percezione collettiva come fiction, calendari, manifestazioni spor-tive e spot pubblicitari al fine di informare l’opinione pubblica su quali sono i nuovi compiti, le funzioni e le iniziative in cui sono coinvolti gli uomini e le donne in divisa.
Le missioni operative al di fuori dei confini nazionali, in particolare, sono sempre più fre-quenti e l’impiego dei soldati è diventato necessario in quelle missioni che vanno sotto il nome di peacekeeping, in cui la gestione della pace si è spesso sostituita a quella della guerra, ed il militare ha dovuto adeguarsi, sia dal punto di vista psicologico che strutturale.
L’obiettivo di un Esercito moderno, allora, è quello di raggiungere livelli elevati di efficacia ed efficienza operativa, al fine di adempiere al meglio ai propri compiti istituzionali, ottenendo il pieno consenso dell’opinione pubblica, e quindi una piena legittimazione. In altre parole, nell’odierna società, sempre più spesso definita “dell’immagine”, riveste un ruolo sempre più importante la capacità della Forza armata di interagire proficuamente con i media e di parlarne i linguaggi.

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Premessa E’ possibile stilare in modi diversi la lista di eventi che hanno modificato lo scenario mondiale e determinato l’attuale panorama geo-strategico. Ma su un punto molti sembrano concordare: tali radicali cambiamenti – da più parti apostrofati come epocali – hanno ampliato la rosa dei compiti militari, che si è allargata, sia per quello che riguarda l’ambito domestico che quello internazionale. In tale ottica, la professionalità militare ha attraversato im- portanti e profonde trasformazioni, al fine di far fronte alle nuove forme di intervento orientate a garantire la si- curezza e la pace. Le missioni operative al di fuori dei confini nazionali sono diventate sempre più frequenti. L’impiego delle Forze armate è diventato necessario in quelle missioni che vanno sotto il nome di peacekeeping, in cui la gestio- ne della pace si è spesso sostituita a quella della guerra, e la figura classica degli uomini in divisa ha dovuto ade- guarsi, sia dal punto di vista psicologico (di autodefini- zione) che strutturale. Cambiamenti di simile portata sono altresì intervenuti all’interno della società civile, modificandone usi e co- stumi, ma soprattutto facendole prendere diversa consa- pevolezza dei propri diritti nei confronti degli organi isti- tuzionali. Uno dei riflessi di tutto ciò sul mondo militare è stato il presentarsi, forse per la prima volta, del pro-

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