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''Signore, vogliamo vedere Gesù'' (Gv 12,21). La venuta dei greci per adorare e la necessità di vedere Gesù

Questo lavoro di ricerca è scaturito dal desiderio di approfondire una parte del Vangelo di Giovanni. Si è utilizzato il metodo dell’analisi, applicando tutti gli strumenti della moderna scienza esegetica. Non è facile sintetizzare il lavoro in poche righe. L’episodio giovanneo della venuta dei greci con difficoltà è stato caratterizzato dai vari interpreti. La mancanza di studi specifici dimostra la complessità sia letteraria che tematica del testo giovanneo sul quale è centrata la ricerca. Non si intende risolvere tutti i problemi connessi al testo. Il campo di lavoro è limitato soltanto alla richiesta-esigenza dei greci, che venuti per adorare nella festa, vogliono vedere Gesù. Dopo un analisi strutturale del c 12 e delle sue varie parti, un‘analisi diretta di Gv 12,20-22 permette di affermare che la particolare collocazione del predicato nel v 20 ha lo scopo di rimarcare la presenza di alcuni greci tra quelli che erano saliti per adorare nella festa. Ma nasce l’interrogativo: chi sono questi greci? Cercando fra i vari interpreti si trovano varie risposte, ma tenendo conto dell’uso che di tale termine fa lo stesso evangelista in 7,35, che insieme al nostro testo sono gli unici versetti dove utilizza il termine greci : per Gv i greci sono coloro verso i quali Gesù è protesto, ma anche coloro che, in contrasto con i giudei, accolgono Gesù. La particolarità di Gv 12,20-22 stà anche nel modo in cui è usato il verbo adorare, infatti è strano che esprime un’azione, ma non specifica verso chi questa azione è orientata. Tenendo conto dell’uso massiccio che Gv fa di questo verbo nel c 4 si potrebbe affermare che l’adorazione è rivolta al Padre. Il passaggio successivo riguarda la richiesta di voler vedere Gesù che viene rivolta a Filippo, ciò può sorprendere, perché si potrebbe affermare che per vedere Gesù, non è indispensabile simile mediazione. Gli interpreti rispondono in vario modo: in genere si afferma che il motivo di tale richiesta proprio a Filippo è determinata da una certa affinità culturale e linguistica: Filippo è di Betsaida e il suo nome è greco. Ma questo passo messo in relazione con 14,8-10, altro testo dove è menzionato Filippo, permette di stabilire una continuità fra i due testi: dalla richiesta dei greci a riguardo di Gesù si passa alla richiesta di Filippo a riguardo del Padre. Ciò conferma, a proposito dell’adorazione, che essa, in ultima analisi, è orientata verso il Padre. Nel v 22 scompaiono i greci e la loro richiesta e vi è un dinamismo fra Filippo e Andrea. L’accento viene posto sulle relazioni. Le parole di Gesù che caratterizzano i versi successivi esplicitamente non rispecchiano la richiesta ipotetica che avrebbero dovuto fare Filippo e Andrea. In realtà introducendole come risposta, l’evangelista dichiara che proprio quelle parole costituiscono la vera risposta a Filippo e Andrea e indirettamente anche alla domanda dei greci. Il tema fondamentale di Gv 12, 23-38b è quello della glorificazione di Gesù di cui lui stesso dichiara che ormai è giunta l’ora. Sullo sfondo di tale tematica si collocano tutti gli altri passaggi intermedi del testo, che ora per ovvi motivi di spazio non è possibile esporre, si rimanda alla lettura della tesi. Si è specificato nel lavoro l’aspetto della glorificazione contenuto in base agli elementi letterari nei vv 29-34. Nei vv 31-32 troviamo due dichiarazioni importanti: il giudizio di condanna con la conseguente esclusione del principe di questo mondo e l’attrazione da parte di Gesù di tutti a se. Prendendo questo ultimo aspetto e mettendolo in relazione al v 24 si può arrivare alla conclusione che il molto frutto che il chicco di grano porta, cadendo a terra, in forza del quale esso non rimane solo, è appunto l’attrazione di tutti a se. Si può concludere che sia la venuta dei greci che vogliono vedere Gesù, sia il dinamismo di Filippo e Andrea tra di loro e verso Gesù, stanno in relazione alla sua glorificazione e che questi eventi in ultima analisi trovano la loro causa nel fatto che il chicco di grano è caduto a terra, è morto, non è rimasto solo e ha portato molto frutto. Mettendo insieme i vari elementi evidenziati si arriva al c 6, dedicato alla visione di Gesù nella comunità ecclesiale. L’evangelista nella vicenda di Filippo, di Filippo e Andrea e di Filippo ed Andrea insieme verso Gesù non sta descrivendo un processo funzionale, finalizzato soltanto alla semplice trasmissione di una richiesta dei greci, infatti nei versi seguenti dei greci non si parlerà più. Egli invece sta descrivendo un processo di unità ecclesiale che è scattato al momento in cui i greci hanno espresso la loro richiesta. Gesù si manifesta nell’unità ecclesiale. L’analisi di alcuni passi del c 7, il testo di 19,25-27 e di 13,1-5 porta a concludere che Gesù si manifesta nell’unità ecclesiale perché è stato Lui che l’ha radunata attorno a se.

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Capitolo I ANALISI STRUTTURALE In questa breve analisi strutturale consideriamo cinque aspetti a cerchi concentrici, procedendo dall’esterno verso l’interno. Considereremo la struttura anzitutto del c 12; poi quella più ristretta della terza parte del capitolo, i vv 20-36; inoltre quella dei vv 20-28b; quindi quella dei vv 20- 22 e poi infine quella dei vv 23-28b. 1. Struttura letteraria del c 12 Due elementi, che si trovano entrambi rispettivamente all’inizio del c 12 e all’inizio del c 13, inducono ad individuare nel c 12 il contesto più ampio: una indicazione cronologica e una circostanza di azione. L’indicazione cronologica è costituita dalle seguenti espressioni: prÍ ¥x «merën toà pƒsca (12,1); prÍ dŸ t°v £ort°v toà pƒsca (13,1) 1 . L’evangelista ambienta cronologicamente il c 12 sei giorni prima della Pasqua e il c 13 in un tempo ormai direttamente precedente alla Pasqua. L’indicazione di circostanza dell’azione è costituita dalle seguenti espressioni: 1 Le due espressioni concordano nell’ambientare le rispettive azioni nella prospettiva della festa di Pasqua; divergono però nel fatto che la prospettiva di 12,1 è caratterizzata dall’indicazione “sei giorni”, quella di 13,1, invece, è caratterizzata dall’indicazione “prima della festa di Pasqua”. La prospettiva di 13,1 è così accorciata: l’autore stabilisce un progresso cronologico e, da “sei giorni”, ci porta già nell’imminenza della Pasqua.

Laurea liv.I

Facoltà: Teologia

Autore: Anna Rosaria Gioeni Contatta »

Composta da 137 pagine.

 

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