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L'allargamento dell'UE e la competizione fiscale

Informazioni tesi

  Autore: Anna Tassini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Paolo Panteghini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

L’allargamento avvenuto il 1°maggio 2004 a seguito della ratifica del trattato di adesione da parte della Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Estonia, Lituania, Lettonia, Malta e Cipro, risulta particolarmente significativo: i 75 milioni di abitanti dei nuovi Paesi rappresentano il più grande allargamento nella storia dell’Unione. Relativamente modesto è tuttavia il peso economico dei Paesi. In termine di PIL pro capite, sono notevolmente più poveri dei “vecchi”15 membri dell’UE. Si creano conseguentemente nuovi ed allettanti spazi di mercato che si aprono ad Est e sul Mediterraneo insieme a nuove opportunità per investire all’estero. I problemi principali riguardano fenomeni di doppia imposizione, la mancanza di trasparenza e la nascita di comportamenti elusivi, la concorrenza fiscale e il costo per il sistema produttivo europeo che non sfrutta appieno le potenzialità d’integrazione.
Per quanto riguarda gli strumenti di cooperazione internazionale utilizzabili al fine di evitare fenomeni di dannosa concorrenza fiscale, le linee di sviluppo più interessanti sono quelle prospettate dalla Commissione del 2001 e nella relativa Comunicazione (COM(2001),582), dove viene rilevata la necessità di un maggiore coordinamento nella tassazione societaria poiché la forte mobilità dei capitali potrebbe causare un’eccessiva concorrenza fiscale all’interno dell’UE.
Sui progressi fatti e sulle iniziative in corso, la Commissione ha poi presentato un’altra Comunicazione nel novembre 2003 (COM(2003),726), dove viene spiegato come l’introduzione di una base imponibile consolidata comune sia l’unico mezzo che possa consentire di superare le difficoltà create dal basso coordinamento e di instaurare le condizioni per un autentico mercato interno nel campo della tassazione delle società.
Occorre tenere conto anche del crescente coinvolgimento della CGE che, si è adoperata, per favorire un sistema coordinato emettendo importanti sentenze volte ad eliminare trattamenti discriminatori che danneggiavano soggetti residenti in altri stati membri dell’Unione Europea.
Le proposte avanzate nel dibattito per pervenire ad una base consolidata sono essenzialmente due: la Home State Taxation (HST) e la Common Consolidated Tax Base (CCTB). La HST prevede che le società operanti in diversi stati membri siano tassate in base alle regole della madre, cioè alle norme vigenti nel paese dove è localizzata la loro sede principale, mentre la CCTB prevede la definizione a livello comunitario di una base comune consolidata, opzionale, rispetto a quella degli ordinamenti nazionali, ed eventualmente, calcolata a partire dalle regole contabili comuni.
Entrambe le proposte sono attuabili con gradi di flessibilità tali da poter superare la resistenza che ancora molti stati membri mostrano di avere nell’imboccare la strada verso “un autentico mercato interno nel campo della tassazione delle società”, ma, mentre la HST è ritenuta più idonea per le PMI che intendono operare a livello comunitario, la CCTB sembra riscuotere più consensi come sistema di tassazione nelle grandi multinazionali.
Sebbene i sistemi impositivi europei siano stati oggetto di continue riforme nel corso degli ultimi vent’anni, si notano alcune tendenze comuni; la riduzione delle aliquote legali, l’abolizione del credito di imposta ai dividendi, la diffusione dei sistemi di esenzione per i dividendi e le plusvalenze su partecipazioni infrasocietarie. Tuttavia, permangono ampie differenze e non si può ancora parlare di convergenza verso un “modello europeo”.
Un altro problema causato dal basso grado di coordinamento oltre alla concorrenza fiscale è la differenza tra aliquote legali ed effettive che minacciano l’efficienza dei mercati e alterano la distribuzione del prelievo tra i diversi Paesi. Gli ultimi 10 paesi entrati nell’UE hanno regimi fiscali più favorevoli e aliquote legali in media inferiori del 10% a quelle dei vecchi 15 Paesi aderenti. La “Rivoluzione dell’Est” resa possibile grazie all’adozione di un sistema impositivo ad aliquota fissa (Flat tax system) ha permesso agli stati dell’Europa centro-orientale di attrarre investimenti e ha favorito una rapida crescita economica. Il riferimento al caso delle “Tigri Baltiche” (Estonia, Lettonia e Lituania) è stato quindi d’obbligo. Si tratta di Stati la cui spettacolare crescita economica degli ultimi dieci anni e le direttive adottate in materia di imposizione societaria, li hanno portati spesso al centro di un aspro dibattito con i vecchi 15 Paesi.
Le accuse di dumping fiscale mosse dagli stati conservatori dell’Europa Occidentale non hanno ancora però trovato accoglimento all’Est e neanche presso le autorità di Bruxelles.
In conclusione, per quanto riguarda i sistemi di tassazione e lo sforzo di introdurre regimi fiscali compatibili e non distorsivi il giudizio sugli ultimi anni di integrazione comunitaria può essere nel complesso positivo.

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2 PREFAZIONE L’ALLARGAMENTO A EST TRA CONCORRENZA, COMPETIZIONE E ARMONIZZAZIONE FISCALE L’Unione Europea (UE) si è allargata per la quinta volta a seguito dell’entrata dal primo maggio 2004 di dieci nuovi Paesi. Alcuni premono poi per fare il loro ingresso nell’Unione dal 2007, come Romania e Bulgaria, mentre altri ancora stanno trattando per il futuro, come la Turchia. Si creano conseguentemente nuovi ed allettanti spazi di mercato che si aprono ad Est e sul Mediterraneo insieme a nuove opportunità che si presentano per investire all’estero. Tuttavia, il processo di armonizzazione dei sistemi fiscali propri degli ultimi dieci Paesi aderenti all’UE, ancora in atto, ha dovuto fare i conti con strutture tributarie ed economiche differenti, non sempre in grado di far fronte alle pressioni concorrenziali e non sempre capaci di integrarsi pienamente nel Mercato Comune. Per molti di questi Paesi il sistema bancario e finanziario presenta ancora fragilità, rendendo difficile il necessario sostegno all’economia privata. Il commercio è ancora limitato da una vasta gamma di misure di confine e da una serie di tariffe sui prodotto agricoli e alimentari. L’Europa si presenta oggi come una realtà composita, che non è una federazione o una confederazione. Molte delle decisioni che riguardano l’economia sono oggi prese o condizionate da Bruxelles: basti pensare alla concorrenza, alla ricerca, all’agricoltura, agli aiuti regionali, oltre alla politica Monetaria decisa dalla Banca Centrale Europea (BCE) a Francoforte. Tuttavia, la teoria economica suggerisce che l’integrazione fra aree che differiscono in termini di benessere, struttura produttiva, dotazione e costo dei fattori produttivi è destinata a raggiungere nel lungo periodo effetti positivi su tutte le economie coinvolte. Poiché uno dei temi cruciali su cui si dibatte tuttora all’interno dell’UE è la fiscalità d’impresa, il presente lavoro si propone quindi di fotografare i sistemi fiscali relativamente al settore societario dei dieci Paesi in questione, di esaminare le difformità tra gli stessi e tra gli ordinamenti dei vecchi quindici Paesi, di analizzare le

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