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Visvantara, Syamaka e Mahasattva jataka: analisi iconografica delle rappresentazioni in India, Asia centrale e Cina

In questo lavoro ci proponiamo di studiare tre delle narrazioni che fanno parte della ricca serie di jātaka sedimentatasi nel corso di diversi secoli in territorio indiano e poi diffusasi nell’Asia orientale e sud-orientale: il Viśvāntara, lo Śyāmaka e il Mahāsattva jātaka. Ci sono ragioni ben precise nella scelta di ciascuna, ma quella che le accomuna è il grande numero di rappresentazioni di cui sono state oggetto tra l’India e la Cina (in particolare a Kizil e Dunhuang). Abbiamo scelto il Viśvāntara jātaka perché è una delle storie più famose e perché gode di un elevatissimo numero di trasposizioni artistiche, non solo in India, Asia centrale e Cina, ma anche in Asia sud-orientale. La storia del principe e della sua infinita generosità è talmente famosa che viene a tutt’oggi rappresentata nei teatri tradizionali cambogiano e thailandese. A Ceylon alcuni anni or sono ne venne persino fatta una trasposizione cinematografica in puntate per la televisione. Per quanto riguarda lo Śyāmaka jātaka, durante i primi secoli di diffusione del buddhismo sul suolo cinese, esso venne valorizzato e ripreso all’interno del dibattito tra buddhisti e confuciani riguardo al carattere più o meno filiale della nuova religione. Infatti, il protagonista della storia, che ha lasciato la vita mondana per provvedere ai propri genitori ciechi, è un ottimo esempio di pietà filiale.

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5 INTRODUZIONE Il termine sanscrito jātaka, tradotto generalmente in cinese con bensheng gushi 本生故事, indica le narrazioni delle vite precedenti del Buddha storico. Esse si basano sul concetto di rinascita, presente nella tradizione indiana ben prima dell’avvento del buddhismo. Secondo la religione Hindu, tutti gli esseri viventi passano incessantemente attraverso la vita e la morte in un flusso interminabile, denominato samsāra. L’insieme delle azioni compiute in vita da un individuo, il karma, determina la qualità migliore o peggiore della sua successiva rinascita. Il buddhismo non respinge questo sistema di pensiero, presente sin dagli albori della civiltà indiana e profondamente radicato in essa, ma propone una via di salvezza e di superamento del ciclo perenne delle nascite e delle morti, considerato come fonte di infinite sofferenze. Buddha Śākyamuni si sottrasse al flusso delle rinascite e si liberò così dal dolore imposto all’uomo dal samsāra. La religione da lui fondata mira alla salvezza universale, tuttavia il suo percorso deve essere affrontato individualmente. I jātaka in questo senso hanno un forte intento pedagogico, poiché illustrano il percorso spirituale, attraverso numerose vite, del fondatore della fede. Nelle storie assistiamo all’esercizio di diversi tipi di virtù e l’intento moralistico di ognuna, anche se non viene sempre reso esplicito, risulta ben chiaro. In questo lavoro ci proponiamo di studiare tre delle narrazioni che fanno parte della ricca serie di jātaka sedimentatasi nel corso di diversi secoli in territorio indiano e poi diffusasi nell’Asia orientale e sud-orientale: il Viśvāntara, lo Śyāmaka e il Mahāsattva jātaka. Ci sono ragioni ben precise nella scelta di ciascuna, ma quella che le accomuna è il grande numero di rappresentazioni di cui sono state oggetto tra l’India e la Cina (in particolare a Kizil e Dunhuang). Abbiamo scelto il Viśvāntara jātaka perché è una delle storie più famose e perché gode di un elevatissimo numero di trasposizioni artistiche, non solo in India, Asia centrale e Cina, ma anche in Asia sud-orientale. La storia del principe e della sua infinita generosità è talmente famosa che viene a tutt’oggi rappresentata nei teatri tradizionali cambogiano e thailandese. A Ceylon alcuni anni or sono ne venne persino fatta una trasposizione cinematografica in puntate per la televisione. Per quanto riguarda lo Śyāmaka jātaka, durante i primi secoli di diffusione del buddhismo sul suolo cinese, esso venne valorizzato e ripreso

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Alessio Meoli Contatta »

Composta da 104 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.