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Il lavoro tramite agenzia in Italia e nel Regno Unito

Informazioni tesi

  Autore: Giuliano Niedda
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Giovanni Orlandini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

La tesi si svilupperà in due parti principali: nella prima (cap. I-III) si descriverà il sistema inglese dell’agency work e nella seconda (cap. IV-V) quello italiano della somministrazione i lavoro.
In particolare la prima parte sarà costituita da un’introduzione generale in cui verranno brevemente descritti il sistema delle fonti, le istituzioni e i soggetti del diritto del lavoro inglese. Particolare attenzione verrà data al problema del rapporto tra le fonti e alle definizioni di lavoratore dipendente (employee) e lavoratore (worker). Nel secondo capitolo saranno passate in rassegna le leggi che governano l’agency work in Gran Bretagna, ovvero L’Employment Agencies Act 1973 e i regolamenti ad esso successivi del 1976, aggiornati nel 2003. Uno spazio a parte sarà inoltre dato alla contrattazione collettiva, fonte principale del diritto del lavoro inglese, che però non appare rilevante nel campo delle imprese di somministrazione. Nel terzo ed ulimo capitolo della prima parte verranno infine messi alla luce i problemi principali che contraddistinguono la situazione inglese, ovvero la mancanza di uno status giuridico certo per gli agency workers che conduce questi lavoratori in una situazione di elevata precarietà e senza alcuno strumento di difesa. Tutto ciò ha dato luogo a soluzioni giurisprudenziali controverse che, volta per volta, hanno cercato di risolvere tali incertezze fino alle più recenti, le quali inaugurano un filone del tutto nuovo, favorevole alle istanze dei lavoratori ma che sicuramente complica ancora di più la questione dal punto di vista giuridico.
Nella seconda parte sarà invece divisa in due capitoli, il primo dei quali descriverà l’evoluzione storica del divieto di appalto di manodopera, dalla sua formulazione legislativa nel 1960 alla sua totale abrogazione ad opera del decreto 276/2003. Le tappe di questo percorso saranno segnate dall’esame delle ragioni che hanno fatto sì che tale divieto venisse, con il tempo, considerato obsoleto e bisognoso di essere riformato. Sarà così presa in considerazione la prima “breccia” nel muro del divieto di interposizione, costituita dagli artt. 1-11 della l. 196/1997 che introducevano la fornitura di lavoro temporaneo di cui verranno descritti gli elementi principali. La tappa successiva sarà l’analisi del percorso che dalla presentazione del Libro Bianco nel 2001 ha portato all’approvazione della legge delega n.30 ed infine al decreto 276/2003. Nel quinto capitolo questo decreto verrà descritto in modo particolareggiato, per quanto riguarda la parte attinente la somministrazione di lavoro esaminandone tutti gli aspetti fondamentali (dalla descrizione delle caratteristiche formali del contratto di somministrazione a tempo determinato e non, alle tutele previste per il lavoratore somministrato, ai requisiti previsti per le agenzie di somministrazione) nonché quelli più controversi (dalla “concorrenza” con la nuova nozione di appalto e somministrazione, al rapporto tra contratti di somministrazione e contratti di lavoro, alla delicata questione del rapporto con la contrattazione collettiva).
Nel sesto ed ultimo capitolo verrà infine affrontato il tema della possibile armonizzazione europea delle regole in materia di lavoro somministrato, uno scopo che la Commissione si prefigge da molto tempo ma che è ancora lontano da soddisfare. In particolare si prenderà in esame la proposta di direttiva presentata dalla Commissione nel 2002 che contiene importanti punti di compromesso ma che, ancora non riesce a trovare l’approvazione a dimostrazione della delicatezza di questo tema e dell’attenzione che gli stati vi prestano

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5 INTRODUZIONE Prima di introdurre specificamente il lavoro svolto, sembra opportuno chiarire in via preliminare due fattori: la rilevanza che il lavoro somministrato ha nell economia odierna e le ragioni che hanno reso interessante l analisi del modello inglese per una comparazione con quello italiano. La struttura dell impresa classica, intendendo come tale una struttura concentrata, che assicurava l integralit del processo produttivo in un unico ambiente (cosiddetta impresa di stampo fordista ), cambia radicalmente sul finire del XX secolo. Il mutamento si esplica in una duplice tendenza: da una parte, al livello delle singole attivit produttive delle imprese la struttura integrata tende a scomporsi ed a ricostituirsi in un network di entit autonome o semi-autonome coordinate tra loro; dall altra, ad un livello di vertice degli assetti manageriali, si assiste invece ad estesi processi di concentrazione (fusioni, acquisizioni, etc.). Le ragioni di quest ultima tendenza sono riconducibili alla alquanto ovvia necessit di creare soggetti abbastanza forti e quindi in grado di affrontare la competizione globale. I motivi alla base della crescente frantumazione del processo produttivo sono invece molteplici ed un po piø controversi, baster qui accennare ai vantaggi deri vanti dalla maggiore efficienza associata alla maggiore specializzazione delle imprese cui vengono affidate singole parti del ciclo produttivo oppure, per quanto riguarda soprattutto la funzione di reclutamento del personale, la possibilit di gestire in modo piø flessibile e quindi reattivo rispetto ai segnali del mercato, i mezzi di produzione. L esternalizzazione, che Ł la parola magica alla quale vengono associati questi fenomeni, consiste quindi nella cessione all esterno di parti del processo produttivo e la riacquisizione del prodotto finito attraverso un contratto commerciale (tra cui i piø comuni sono l appalto in caso di opere o servizi e somministrazione in caso di personale). Il diritto del lavoro, costruito attorno al concetto dell impresa integrata, si Ł trovato ad affrontare una notevole sfida giocata tra resistenza e adattamento alle nuove tendenze. Il punto su cui l ordinamento italiano, ma il tratto Ł comune alla maggioranza dei contesti nazionali, si Ł focalizzato, consiste nella distinzione tra appalto genuino, espletato quindi da soggetti con le adeguate caratteristiche e per i motivi economici appena accennati, e quello

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