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La legge sull'affidamento condiviso: nuove soluzioni per un riconoscimento effettivo del diritto alla bigenitorialità

L'elaborato si occupa di analizzare la legge 54/2006 e l'istituto dell'affidamento condiviso da essa introdotto. Nello specifico si è cercato di delineare quale impatto abbia avuto questa importante riforma nell'assetto dei rapporti tra genitori e figli nell'ipotesi di crisi della famiglia e quale contributo essa abbia apportato nell'affermare il diritto dei figli minori alla bigenitorialità.

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5 INTRODUZIONE Dopo un lungo e acceso dibattito, protrattosi per tutta la XIV legislatura (è, infatti, datata 30 maggio 2001 la prima proposta di legge ad opera dell’On. Tarditi), il 26 febbraio dello scorso anno il Senato ha definitivamente licenziato la legge n. 54, rubricata “Nuove norme in materia di separazione dei coniugi e affidamento condiviso dei figli", che secondo i suoi compilatori rappresenta la <<riforma più importante del diritto di famiglia dopo quella del 1975>> 1 . Ciò che ha reso così complesso l’iter formativo della legge ma che, alla fine, ha anche permesso di arrivare alla approvazione con una maggioranza trasversale agli schieramenti, è stato l’argomento della riforma che per la sua importanza e delicatezza ha richiesto un dibattito attento che prescindesse da ragioni di tipo puramente politico. Infatti, ogni qualvolta in Parlamento si affrontano temi che toccano così da vicino la persona umana, si può osservare, da una parte, l’esistenza di forti contrasti motivati dai diversi punti di vista culturali, etici e religiosi, ma, dall’altra, anche la volontà di superare la logica della contrapposizione partitica per arrivare ad una riflessione che sia il più possibile profonda e condivisa. Nucleo centrale della riforma è il nuovo rapporto genitori-figli nella fase patologica del matrimonio, cioè nei casi di separazione e divorzio, nonché nei casi di cessazione degli effetti civili e di nullità. Inoltre, vale la pena di anticiparlo, la disciplina novellata si applica anche ai procedimenti che coinvolgono figli di genitori non coniugati. Secondo la nuova impostazione il rapporto genitori-figli derivante dalla crisi coniugale non sarà più monogenitoriale (come in precedenza avveniva nella totalità dei casi, dato che la giurisprudenza in maniera compatta era orientata a favore dell’affidamento esclusivo), bensì bigenitoriale. Già da tempo la dottrina aveva evidenziato la necessità di rivedere le norme sull’affidamento alla luce del principio della bigenitorialità, implicitamente richiamato nell’art. 30, comma 1°, Cost., ed affermato nell’art. 9 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata dall’Italia con la legge 176/91, nonché nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Il legislatore, grazie anche alle forti pressioni delle associazioni di padri separati, ha approvato, infine, una riforma che non incide solo sulle disposizioni in materia di potestà ed affidamento, ma più in generale investe tutti gli aspetti giuridici ed economici del rapporto genitori e figli. Questa legge rappresenta quindi una vera e propria rivoluzione per il diritto di famiglia, e per essere apprezzata come tale, soprattutto in questa prima fase applicativa, richiede un esame a tutto tondo. Infatti, potrebbe essere riduttivo soffermarsi solo su alcune delle innovazioni apportate, senza considerare, anche solo parzialmente, tutte le problematiche che la nuova 1 Così l’On. Baio Dossi

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Tommaso Cappello Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 8694 click dal 30/08/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.