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Uno studio sulla teoria dell'aggiustamento dinamico all'interno della sintesi neoclassica

This dissertation should clarify the business cycle theory within new-keynesian economics, especially between two outstanding authors: Patinkin and Modigliani. The purpose of this work is to demonstrate that we can’t consider the neo-classical synthesis as a only one theory, with a single body of rules, but that there are at least two different versions.
The thesis will be divided in three sections: in the first one, I’ll consider the microeconomic foundations; in the second I’ll examine the macroeconomic construction of two theories and finally, in the last section, I’ll analyse the receipts of economic policy deriving from each one model.
The crucial part (the second) will be concerned the great economic aggregates and the role played by the most important variables, during the cyclical fluctuations. This section would evidence the different structure of the markets, and their different working, meaning the redressing mechanism that we can observe. From time to time we’ll see, the wealth effect, the interest rate, the wage rate interpreted by two opposite functions by Modigliani and Patinkin.
Then, also the possible stabilization policies are not according. Patinkin allows, sometimes, the effectiveness of monetary and fiscal policy, but not still. And also the price stickiness is not still assumed, as it is for Modigliani.
Indeed, I hope demonstrate that we can’t talk of a new-keynesian policy (as it happened in 50’s and 60’s) but rather of a Modigliani’s policy.

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5 I N T R O D U Z I O N E “Se tutti gli economisti fossero stesi uno accanto all’altro, non raggiungerebbero una conclusione.” G.B. Shaw John Maynard Keynes, dall’alto della sua arguzia, e con tutto il sarcasmo che lo distingueva, aveva certamente colto nel segno, affermando che: “La gente crede che gli economisti, gli esperti di economia, siano delle persone utili e innocue. E invece sono spesso dei pazzi, che distillano le loro frenesie ispirandosi a qualche scribacchino morto prima di loro, ma riescono sempre, perché il potere degli interessi costituiti è sempre vincente su quello delle idee”. Aveva in mente certo due cose: dapprima voleva significare che, con buona probabilità, il pensiero di un economista non è mai affrancato dal passato, che non si può esimere dall’influenza di coloro che lo hanno preceduto; e dunque non può avere tratti completi di originalità. In secondo luogo si riferiva certamente alla pressione che gli economisti hanno esercitato, da sempre, sui politici e sull’opinione pubblica1. Ci sembra questo un buon viatico per introdurre il nostro lavoro che, come suggerisce il titolo, riguarda un aspetto peculiare del pensiero di due fra i maggiori economisti del secondo dopoguerra. Don Patinkin e Franco Modigliani sono sovente accomunati, in molti manuali di Storia del Pensiero Economico, dall’etichetta di neo-keynesiani; in questa cerchia di studiosi vengono ricompresi, come noto, molti di coloro che videro la possibilità di integrare la rivoluzione keynesiana nell’ambito della 1 Probabilmente, molti di loro sono consapevoli, come ha affermato Lucas, “di essersi spinti ben oltre le capacità prescrittive della scienza economica”, forse con qualche conseguenza imprevista.

Tesi di Dottorato

Dipartimento: SCIENZE ECONOMICHE

Autore: Gianluca Bertini Contatta »

Composta da 222 pagine.

 

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