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Oltre lo stereotipo. L' ''Altra'' Venezia nelle immagini del cinema

Informazioni tesi

  Autore: Jacopo Linetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Televisione, Cinema e Produzione multimediale
  Relatore: Gianni Canova
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 147

Il presente lavoro, basato su un’approfondita ricerca filmografica, vuole essere un tentativo di sistematizzazione dei principali stereotipi ripresi o creati dal cinema nelle sue varie interpretazioni di Venezia, ma, soprattutto, vuole cercare un’immagine “Altra” della città, proponendo sia una rivalutazione di opere di minor fama e di scarsa diffusione, sia una rilettura di alcuni film molto noti e apprezzati da un vasto pubblico. Il primo capitolo è uno sguardo introduttivo sul particolare rapporto tra il cinema e la città, che affonda le sue radici nelle origini stesse del cinematografo. Il secondo e il terzo capitolo affrontano l’esempio singolare di Venezia, ricostruendo il ricco catalogo di stereotipi che ne hanno alimentano l’immagine cinematografica (capitolo due) e analizzando quelle pellicole che hanno invece restituito una visione alternativa, meno superficiale, non necessariamente più vera, ma sicuramente più orientata a descrivere un’ “Altra” Venezia (capitolo tre).
"Per vedere una città non basta tenere gli occhi aperti. Occorre per prima cosa scartare tutto ciò che impedisce di vederla, tutte le idee ricevute, le immagini precostituite che continuano a ingombrare il campo visivo e la capacità di comprendere" Italo Calvino

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INTRODUZIONE Per vedere una città non basta tenere gli occhi aperti. Occorre per prima cosa scartare tutto ciò che impedisce di vederla, tutte le idee ricevute, le immagini precostituite che continuano a ingombrare il campo visivo e la capacità di comprendere.[…] Una città può passare attraverso catastrofi e medioevi, vedere stirpi diverse sucedersi nelle sue case, veder cambiare le sue case pietra per pietra, ma deve, al momento giusto, sotto forme diverse, ritrovare i suoi dei. Italo Calvino, Gli dei della città Ogni anno circa diciotto milioni di visitatori invadono Venezia, una media di circa cinquantamila persone al giorno, che si riversano in massa tra calli e campielli portando con sé un’idea della città, un’aspettativa. Chiunque approdi in laguna ha già intravisto il suo chiaro di luna nelle trame narrative di un classico della letteratura, è già rimasto stregato davanti a una veduta di Canaletto nell’osservare il meraviglioso e delicato equilibrio frutto dell’incontro tra mare, cielo, terra e arte. Il contributo più importante nella costruzione dell’immaginario di Venezia lo ha però apportato il cinema, con il suo linguaggio universale e il suo grande potenziale immaginifico. Nella storia della settima arte più di mille pellicole, tra documentari e film di finzione, sono state ambientate in laguna: dai b-movies del genere cappa e spada ai capolavori di Visconti, Losey o Reitz; dai richiami alla tradizione antimitica della storia della Serenissma alle visioni poetiche e fiabesche di Soldini e Iosseliani. Nel tempo il cinema ha contribuito in modo determinante a diffondere il mito e a esaltare le caratteristiche che rendono Venezia unica e famosa in tutto il mondo, nota anche a coloro che non l’hanno mai visitata. Allo stesso modo, però, la cinematografia di ambientazione veneziana ha costruito un’immagine della città fondata su stereotipi ricorrenti, visivi e socioantropologici, andando a ricalcare i modelli dell’iconografia 3

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