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La Bosnia ed Erzegovina: caratteristiche, problemi e prospettive di un modello costituzionale sui generis.

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Zucchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessandro Simoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 354

Gli Accordi di pace di Dayton hanno messo fine al sanguinoso conflitto che aveva devastato l’area della ex Jugoslavia nei primi anni Novanta, realizzando, in Bosnia, un nuovo Stato formalmente in pace e sulla carta unitario, ma soggetto a continue spinte centrifughe e tuttora segnato da profonde ferite, anche istituzionali.
Questa ricerca si propone di analizzare le peculiarità del nuovo modello costituzionale, affermatosi nell’immediato dopoguerra come primo risultato del lungo progetto di state building ed institution building intrapreso e guidato dalla Comunità Internazionale, con una particolare considerazione per i percorsi recentemente avviati nella prospettiva di una futura adesione all’Unione Europea. L’intera trattazione si svolge, pertanto, nel tentativo di seguire le diverse fasi del difficile, ed ancora incompleto, processo di transizione dello Stato verso la piena sovranità ed il conseguente disimpegno internazionale.
Le vicende jugoslave, e quella bosniaca in particolare, estremamente complesse e difficilmente comprensibili, sono rimaste a lungo pressoché sconosciute, per aprirsi al mondo, improvvisamente e drammaticamente, soltanto quando la guerra civile aveva ormai assunto le forme più cruente. Si è così consolidata, nell’immaginario collettivo, quell’idea distorta che individua nell’intera area balcanica l’esempio paradigmatico della conflittualità etnica.
Il conflitto, che in un primo momento aveva coinvolto soltanto la Comunità Europea, ha visto successivamente il rapido intervento delle Nazioni Unite, ed è stato alla fine risolto con l’azione armata delle forze della Nato. Il Trattato di Pace, firmato a Parigi il 14 dicembre del 1995, ha successivamente dato forma alla nuova Bosna i Hercegovina.
Il Capitolo II è stato, quindi, interamente dedicato ad un’analisi del generale assetto politico ed istituzionale del nuovo Stato, nel tentativo di cogliere, nelle soluzioni adottate, quel compromesso che si era cercato di realizzare, a Dayton, tra gli attori internazionali ed i Paesi confinanti (la Croazia e la Serbia) che avevano combattuto, e premevano ancora, per mantenere un controllo forte nelle rispettive aree di influenza.
L’esito dei negoziati si è alla fine concretizzato nella creazione di due Entità separate, la Federacia Bosne i Hercegovine e la Republika Srpska, alle quali sono state attribuite molte delle prerogative proprie degli Stati sovrani, assicurando ad esse la netta prevalenza sulle assai deboli Istituzioni centrali, e legittimando, di fatto, il principio della segregazione etnica.
Una sezione è stata interamente dedicata alla questione relativa alla Città di Brcko, che si trova in un’area di importanza strategica essenziale, sulla quale entrambe le Entità avanzavano le proprie pretese, e per questo motivo, costituita come Distretto Autonomo collegato allo Stato della Bosnia ed Erzegovina.
La parte centrale (il Capitolo III) affronta, in una prospettiva storica, le varie fasi del processo di implementazione del Trattato di Pace di Dayton, affidato quasi esclusivamente, in un primo tempo, alle maggiori Organizzazioni Internazionali, e coordinato dall’Ufficio dell’Alto Rappresentante, la cui linea politica veniva costantemente indirizzata dal Peace Implementation Council.
La storia della ricostruzione delle Istituzioni bosniache ha visto a lungo contrapposte le spinte centrifughe della Repubblica Serba e dei Cantoni croati della Federazione, da una parte, ed il tentativo della Comunità Internazionale di creare un unico spazio multinazionale, dall’altra.
Il Capitolo IV è stato dedicato alle diverse iniziative che le Istituzioni europee hanno recentemente intrapreso nel tentativo di favorire la futura membership bosniaca nell’Unione. L’analisi si inserisce nel contesto di un più generale processo tendente al progressivo rafforzamento dello Stato centrale della Bosnia ed Erzegovina verso la piena sovranità, che viene incentrato, soprattutto, sul fattore attrattivo che l’Unione Europea esercita come obiettivo capace di accomunare le aspirazioni di tutti e tre i popoli costitutivi.
Nel Capitolo V si è tentato di tracciare il quadro generale della situazione bosniaca come appare oggi. In particolare, sono stati approfonditi i temi connessi alla tutela dei diritti umani fondamentali, evidenziando il caso specifico che, in Bosnia, ha visto prevalere a lungo una tutela esclusiva dei diritti dei gruppi etnici, piuttosto che del cittadino in quanto tale.
L’ultima delle questioni analizzate ha riguardato, infine, il grande numero di soggetti internazionali, di associazioni e di istituti di ricerca che si sono impegnati nel contrastato dibattito sull’opportunità di un progressivo disimpegno della Comunità Internazionale, elaborando le soluzioni per il definitivo trasferimento di responsabilità alle istituzioni bosniache.

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Capitolo I Le origini storiche, culturali e politiche della crisi nella ex Jugoslavia e l’evoluzione della situazione in Bosnia fino alla firma del trattato di pace. SOMMARIO: - 1.1. Introduzione. – 1.2. Dalle origini al XIX secolo. 1.2.1. Razze, miti e origini nella storia dei Balcani. – 1.2.2. I Regni medievali. – 1.2.3. Il regime ottomano. – 1.2.4. Il dominio austro-ungarico. – 1.3. Il Novecento. - 1.3.1. La Prima guerra Mondiale. 1.3.2. La Seconda Guerra Mondiale e la Jugoslavia di Tito. – 1.3.3. (segue) La fine della Jugoslavia. – 1.4. Guerra e dopoguerra. – 1.4.1. L’intervento della Comunità Internazionale. – 1.4.2. (segue) La distruzione della Bosnia. - 1.4.3. L’Accordo di Pace di Dayton. 1.1 Introduzione. Affrontare il tema della storia della Bosnia è essenziale 1 . Si tratta, infatti, di un’area caratterizzata da una storia politica e culturale profondamente 1 Molti sono gli Autori che si sono dedicati al tema della storia dei Balcani in generale, ed all’analisi delle cause e degli sviluppi del conflitto armato degli anni Novanta, in particolare. Tra questi sono vanno senz’altro ricordati: Stefano Bianchini (Jugoslavia e Balcani: una bomba in Europa, Franco Angeli, Milano, 1992; La questione jugoslava, Giunti, Firenze, 1999; Sarajevo. Le radici dell’odio, Ed. Associate, Roma, 1996); John Boardman (The prehistory of the Balkans and the Middle East in Aegean World, Cambridge University Press, Cambridge, 1982); Georges Castellan (Storia dei Balcani, Argo, Lecce, 2002); Christopher Cviic (Rifare i Balcani, Il Mulino, Bologna, 1995); Guido Franzinetti (I Balcani, 1878-2001, Carocci, Roma, 2001); Misha Glenny (The Balkans 1804-1999. Nationalism, War and the Great Powers, Granta Books, London, 1999); Noel Malcolm (Storia della Bosnia. Dalle origini ai giorni nostri, Bompiani, Milano, 2000); Fabio Martelli (La guerra di Bosnia. Violenza dei miti, Il Mulino Alfa Tape, Bologna, 1997); Edgar O’Ballance (Civil War in Bosnia, 1992-1994, MacMillan, London, 1995); Georges Prevelakis (I Balcani, Il Mulino, Bologna, 1997); Paolo Rumiz (Maschere per un massacro, Editori Riuniti, Roma, 1996); Paul Shoup (The Yugoslav war. Europe and the Balkans: how to achieve security, Longo, Ravenna, 1995); Marija Todorova (Immaginando i Balcani, Argo, Lecce, 2002); Luigi Villari (Storia dei Balcani, Barbera, Firenze, 1944); Danilo Zolo (Chi dice umanità. Guerra, diritto e ordine globale, Einaudi, Torino, 2000). 1

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