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La speculazione finanziaria secondo J. M. Keynes: natura, cause, effetti e rimedi

Informazioni tesi

  Autore: Giangiuseppe Calloni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Nnicolò de Vecchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

La presente tesi si occupa del pensiero di Keynes sul tema della speculazione finanziaria, distinguendo natura e cause (capitolo 1), effetti (capitolo 2) e possibili rimedi (capitolo 3).
Nel capitolo 1 la presentazione della natura della speculazione si basa sulle Eight Lectures on Company Finance and Stock Exchange del 1910, scritte da Keynes in epoca giovanile, dalle quali è possibile trarre le seguenti riflessioni.
a) L’interesse di Keynes per il fenomeno della speculazione finanziaria è precoce e non è assolutamente limitato alla trattazione della domanda di moneta speculativa presente nella General Theory del 1936.
b) Esiste uno stretto legame nel pensiero di Keynes tra la concezione della speculazione e la sua teoria della conoscenza.
c) Le nozioni keynesiane giovanili di rischio, speculazione, gioco d’azzardo, conoscenza, razionalità e probabilità rivelano, nella loro essenza, una notevole continuità con il pensiero delle opere della maturità.
Le cause della speculazione finanziaria sono riconducibili fondamentalmente alle seguenti:
1) l’esistenza di incertezza sul futuro;
2) la presenza della moneta come fondo di valore;
3) l’affermarsi di alcune condizioni storico-istituzionali, la principale delle quali è la progressiva separazione tra proprietà e amministrazione delle imprese con il conseguente sviluppo di mercati dei titoli di investimento ben organizzati e “liquidi”.
Queste tre cause concorrono a generare dinamiche comportamentali analoghe nei mercati azionari e nei mercati obbligazionari, tant’è vero che in entrambi i casi la speculazione si configura come attività di previsione della psicologia del mercato.
Il capitolo 2 mostra che anche gli effetti sono analoghi sui due mercati delle azioni e delle obbligazioni.
In primo luogo si manifesta un effetto negativo in termini di instabilità monetaria e finanziaria, ossia un’accentuata fluttuazione delle variabili che possono essere oggetto di attività speculativa.
In secondo luogo si manifesta un effetto reale negativo indotto: l’instabilità monetaria e finanziaria frena il ritmo dell’investimento reale corrente.
Il sistema capitalistico in condizioni di laissez-faire tende ad oscillare nel tempo intorno ad una posizione di equilibrio subottimale, caratterizzata dalla sottoutilizzazione delle risorse disponibili e, in particolare, dalla disoccupazione involontaria.
Il capitolo 3 mostra che in un’economia capitalistica concreta, così come essa si presenta a seguito di un processo storico, non esistono rimedi definitivi al fenomeno della speculazione, perché, in tale contesto, non è possibile rimuovere totalmente le cause di fondo che lo hanno generato. Perciò la speculazione necessariamente coesiste con l’intraprendenza sui mercati effettivi. Tuttavia la sua influenza relativa può variare ed è proprio questo elemento che fa la differenza dal punto di vista delle conseguenze sul sistema economico.
Ne segue che l’obiettivo delle autorità di politica economica consiste nel ridurre l’influenza della speculazione sui mercati e, soprattutto, nell’impedire che essa predomini sull’intraprendenza.
Per perseguire tale obiettivo, secondo Keynes, le istituzioni possono intervenire su tre fronti:
1) ridurre l’incertezza;
2) modificare l’uso della moneta da parte degli individui;
3) regolamentare i mercati finanziari.
1) Ridurre l’incertezza ha un duplice significato.
In senso stretto ciò significa diffondere adeguate informazioni sui mercati finanziari per impedire che gli speculatori si avvantaggino della loro conoscenza superiore rispetto a quella degli altri operatori o che addirittura possano manipolare i mercati diffondendo notizie false ad hoc.
In senso lato ciò significa creare le condizioni cognitive affinché gli imprenditori abbiano una base di conoscenza meno limitata per poter agire.
2) Modificare l’uso della moneta da parte degli individui significa in sostanza intervenire con una politica monetaria espansiva persistente, coerente e credibile agli occhi dell’opinione pubblica, in modo tale da abbassare stabilmente il saggio di interesse a lungo termine nella percezione dell’opinione media del mercato.
3) Sul fronte della regolamentazione istituzionale dei mercati finanziari Keynes suggerisce alcune misure le quali, facendo leva sulla restrizione della liquidità nel mercato per via fiscale, consentono di ridurre la convenienza ad effettuare operazioni speculative.
La politica monetaria espansiva e le pratiche regolatorie possono ridurre l’influenza della speculazione sui mercati finanziari, ma non sono in grado di fornire un adeguato stimolo all’investimento reale in presenza di una crisi dello stato della fiducia imprenditoriale. Ne segue che nel caso di una grave depressione solo l’intervento pubblico diretto nell’economia con una politica fiscale espansiva può generare quella domanda aggiuntiva per consumi e per investimenti che il settore privato in condizioni di laissez-faire non è in grado di esprimere.


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1 INTRODUZIONE La presente tesi trae origine dall’interesse per la teoria economica di Keynes suscitato nel corso degli studi universitari. Essa si occupa specificamente della speculazione finanziaria, una tematica organicamente inserita da Keynes nelle sue riflessioni generali sul sistema capitalistico. Il riferimento analitico principale è rappresentato dalla General Theory. Nel tentativo di trovare collegamenti con altre opere di Keynes ho potuto constatare la coerenza nell’evoluzione del suo pensiero su questo tema. L’obiettivo fondamentale è consistito nel distinguere natura e cause della speculazione (capitolo 1), effetti (capitolo 2) e possibili rimedi (capitolo 3). Nel capitolo 1 la presentazione della natura della speculazione si basa sulle Eight Lectures on Company Finance and Stock Exchange del 1910, scritte da Keynes in epoca giovanile, dalle quali è possibile trarre le seguenti riflessioni. a) L’interesse di Keynes per il fenomeno della speculazione finanziaria è precoce e non è assolutamente limitato alla trattazione della domanda di moneta speculativa presente nella General Theory del 1936. b) Esiste uno stretto legame nel pensiero di Keynes tra la concezione della speculazione e la sua teoria della conoscenza. c) Le nozioni keynesiane giovanili di rischio, speculazione, gioco d’azzardo, conoscenza, razionalità e probabilità rivelano, nella loro essenza, una notevole continuità con il pensiero delle opere della maturità.

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