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Integrazione internazionale e diseguaglianza globale

L’obiettivo di questo lavoro è approfondire i termini del dibattito accademico su globalizzazione e diseguaglianza, analizzando l’evoluzione della diseguaglianza nella distribuzione mondiale del reddito nel lungo e nel breve periodo e cercando di mettere in luce l’impatto dei processi di integrazione internazionale su tale fenomeno, sia a livello teorico che a livello empirico.
La struttura di questo lavoro è la seguente. Il primo capitolo illustra il processo di integrazione economica internazionale mettendo in luce i trends storici, le determinanti e le dimensioni di tale fenomeno. Tale capitolo è finalizzato a dimostrare che la globalizzazione economica, intesa come la crescente integrazione internazionale dei mercati dei beni, dei servizi e dei fattori produttivi, non è né un fenomeno nuovo peculiare della nostra epoca, dato che nella storia economica mondiale si sono susseguite due ondate di globalizzazione, né un processo incontrollabile e irreversibile, dato che nel periodo tra le due guerre il ritmo e l’entità della stessa hanno subito un’inversione di tendenza a causa di una reazione violenta dei governi alla globalizzazione. In altri termini, l’esistenza della globalizzazione dipende dalla volontà dei policy markers e in ultima analisi dalla volontà dei cittadini che li eleggono. Ciò impone di prestare particolare attenzione alla critiche mosse dagli oppositori in quanto un malcontento diffuso aumenta la probabilità che l’inversione di tendenza del periodo interbellico si verifichi nuovamente. Il secondo capitolo illustra i principali strumenti elaborati in letteratura per misurare la diseguaglianza tra gli individui all’interno di una data distribuzione di reddito. Si tratta di un capitolo teorico necessario per comprendere i termini del dibattito accademico su globalizzazione e diseguaglianza e le cause dell’esistenza e del perdurare di posizioni divergenti. Nel terzo capitolo, abbiamo analizzato l’evoluzione della diseguaglianza nella distribuzione mondiale del reddito nel lungo e nel breve periodo, cercando di mettere in luce i principali contributi in materia. Abbiamo mostrato come l’assenza di un data set ideale e la scarsità di dati disponibili per la costruzione degli indici di diseguaglianza abbiano determinato l’adozione di tecniche di analisi diverse e il conseguimento di risultati non unanimi. Abbiamo discusso tali risultati alla luce delle tecniche impiegate al fine di trarne indicazioni unanimi: è emerso che l’idea diffusa tra gli oppositori che la diseguaglianza sia aumentata tra e nei Paesi non è necessariamente in contrasto con l’evidenza empirica. Infine abbiamo comparato le indicazioni provenienti dai principali studi inerenti all’evoluzione della diseguaglianza mondiale e delle sue componenti con quelle derivati dagli studi teorici ed empirici in materia di impatti redistributivi della globalizzazione. Nel quarto capitolo abbiamo mostrato come la difficoltà di raggiungere un compromesso tra le posizioni degli oppositori e dei sostenitori dipende dal fatto che il concetto di diseguaglianza non è univoco così come non lo è il concetto di giustizia sociale. Impostazioni ideologiche differenti inevitabilmente conducono ad una lettura opposta degli stessi fatti empirici, ma se i sostenitori della globalizzazione non si sforzano di comprendere le ragioni della dilagante insoddisfazione nei confronti di tale fenomeno il rischio è elevato: la globalizzazione non è un fenomeno irreversibile, il ritmo e l’entità della stessa hanno subito un’inversione di tendenza a causa di una reazione violenta dei governi alla globalizzazione. Questo può succedere di nuovo se non si provvederà a gestire correttamente tale fenomeno in modo tale che esso possa andare a vantaggio di tutti. Comprendere le motivazioni di chi si oppone alla globalizzazione rappresenta il primo passo per capire come intervenire affinché la globalizzazione possa migliorare in maniera concreta la vita di tutti e possa così esplicare il suo enorme potenziale e in tal modo trovare sostegno unanime.

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3INTRODUZIONE Il termine globalizzazione è comparso per la prima volta nel Webster’s New International Dictionaty del 1961. La sua origine viene fatta risalire ad un articolo dell’Economist dell’aprile 1959 sui contingentamenti delle importazioni nel settore automobilistico: Globalized quota (De Benedictis e Helg, 2002). Da allora il termine ha valicato le frontiere della lingua anglosassone per diffondersi in ogni parte del pianeta e coinvolgere ogni ambito, da quello economico a quello politico, da quello ambientale a quello culturale e sociale. La querelle sugli effetti della globalizzazione, nata nel mondo accademico e alimentata dai policy-makers, non lascia indifferente l’opinione pubblica. Il punto controverso è: la globalizzazione guida il mondo verso una più equa distribuzione del benessere o rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri? Da un sondaggio pubblicato sul Corriere della Sera nel 2001 1 è emerso che il 61% degli italiani ha un’opinione al riguardo. In particolare il 34% ritiene che la globalizzazione sia un processo negativo che aumenta le disuguaglianze mentre il 27% degli italiani la considera un processo per lo più positivo in quanto diffonde benessere. TABELLA 1 LA GLOBALIZZAZIONE E’ UN PROCESSO: TRA TUTTI TRA CHI HA VOTATO DS TRA CHI HA VOTATO FI PER LO PIU’ POSITIVO PERCHE’ DIFFONDE BENESSERE 27 18 36 IN LARGA MISURA NEGATIVO PERCHE’ AUMENTA LE DISUGUAGLIANZE 34 49 23 NON SO 39 33 41 Fonte: Il Corriere della Sera, 23 luglio 2001. 1 Il sodaggio è stato pubblicato il 23 luglio 2001 e si basa su un’inchiesta telematica condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana in età adulta, composto da 4582 cittadini.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Maria Grazia Petrone Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.