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Comunicare, sentire, essere: identità e attivazione della sfera affettiva nel lavoro e nel servizio volontario sulla base di una visione fenomenologica della persona

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Romito
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Comunicazione Istituzionale e d'Impresa
  Relatore: Sebastiano Bagnara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 177

Gli stimoli ci colpiscono in maggiore o minore profondità, toccando strati diversi della nostra sfera affettiva. ciò che sentiamo ai livelli più profondi tocca proprio la nostra identità e la modifica in base all'esperienza che ne viviamo.
nei call center gli operatori sono continuamente sottoposti a stimlazioni di natura sociale, come le vivono e che riflessi ci sono sulla loro identità.

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5 INTRODUZIONE Negli anni novanta le emozioni hanno fatto il loro ingresso prepotentemente nel mondo scientifico, intavolando una piattaforma teorica prolifica e multidisciplinare. Ma quello delle emozioni è piuttosto un ritorno a tempi di splendore dispersi, tempi in cui persino l’illuminismo, apparente trionfo storico della razionalità, poneva questo tema al centro delle proprie riflessioni. Basti pensare a Hume, per il quale le emozioni rappresentano la base fondamentale su cui si costruisce la razionalità pratica propria dell'etica, o ad Adam Smith, padre della “squallida scienza”, l’economia politica, che considera le emozioni come il sottile filo che tiene insieme il tessuto della società. Ma l’idea che le emozioni siano strettamente connesse alla motivazione ed all’agire ha radici più antiche e risale al concetto di Katharsis come inteso da Aristotele nell’ambito della tragedia. Secondo Aristotele, le emozioni si caratterizzano, rispetto alle semplici sensazioni, per la capacità di incidere sui giudizi delle persone, sulle passioni e gli impulsi negativi, e la capacità di modificarli. In questo modo la paura, e in genere le emozioni provate dallo spettatore durante lo spettacolo della tragedia, sono in grado di purificarlo e di indurlo a comportamenti morali, svolgendo funzione catartica. Bisogna interrogarsi su chi siano stati nella storia i grandi nemici dell’emozione, le correnti che, per periodi più o meno lunghi, l’hanno messa da parte o addirittura indicata come deleteria. Storicamente il nemico numero uno dell’emozione è il platonismo, per il quale passione e ragione sono nettamente in disaccordo ed il buon filosofo deve, per assurgere alla ragione liberarsi dalle passioni offuscanti. Senza scomodare la storia della filosofia possiamo però individuare quale corrente teorica ha escluso, a tratti in modo feroce, le emozioni dal dibattito scientifico

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