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Il mobbing: prospettive di analisi e di intervento

Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Mazzini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze dell'amministrazione
  Relatore: Vincenzo Sarchielli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

Questo elaborato è diviso in 2 capitoli: nel primo dopo l'introduzione viene trattato il fenomeno Mobbing in termini di definizione, tipologie, attori, processo, fattori causali, gli effetti e alcuni aspetti giuridici; nel secondo vengono affrontate alcune strategie possibili con punti di attenzione riferiti al ruolo dell'impresa, del sindacato: in particolar modo ci si riferisce alla cura del benessere organizzativo trattato nell'ambito di "Psicologia delle Organiazzazioni. Parlare di Mobbing oggi, significa parlare di un “problema antico”, utilizzando un termine nuovo. Si tratta di un disagio lavorativo dovuto ad una ripetuta e prolungata vessazione di natura psicologica, che si è manifestato con la prima industrializzazione fino a giungere ai nostri giorni affermandosi in maniera esponenziale in seguito alle numerose trasformazioni che hanno interessato il mondo produttivo (processi di sviluppo e cambiamento delle organizzazioni stesse).
Dal punto di vista etimologico deriva dal verbo inglese “to mob” che significa assalire, aggredire, attaccare, affollarsi attorno a qualcuno. Nonostante la differente terminologia utilizzata dai diversi Stati (Petty Tyranny, Pesten, Bullying, Work Place Harassment che peraltro rende difficile una comparazione, molti ricercatori concordano nel definire il Mobbing come “una forma di aggressione psicologica e morale sul lavoro, esercitata e reiterata nel tempo, più o meno intenzionalmente da uno o più aggressori (mobber) verso un singolo (mobbizzato), per mezzo di azioni negative volte a spingere la persona nella condizione di non potersi difendere e al suo isolamento ed espulsione dal contesto socio-produttivo. Produce una situazione di disagio lavorativo che provoca disturbi post traumatici da stress e disturbi dell’adattamento; questi ultimi conseguono ad eventi soggettivamente distressanti quali calunnie, isolamento sociale, demansionamento etc., che creano sofferenza psicologica a livello di vissuto.
Si tratta di un vero e proprio processo che si evolve in maniera graduale nel tempo la cui origine la si può identificare dalla presenza di un conflitto non risolto che protende all’escalation. Lo si può rappresentare in fasi:
1)la prima riguarda il conflitto quotidiano e se vogliamo è la fase più delicata poiché, il conflitto in sé non è da considerarsi Mobbing, bensì può rappresentare l’avvio del processo; 2)la seconda si configura con l’inizio del Mobbing e del cosiddetto terrorismo psicologico, ed è caratterizzata da persistenza e continuità del conflitto;
3)la terza fase riguarda “gli errori” della direzione del personale, la quale si posiziona generalmente contro la persona mobbizzata: ciò deriva dal fatto che la vittima risponde alla vessazione con un calo di rendimento, e con assenteismo: comportamenti considerati negativamente da chi gestisce le risorse umane; 4)la quarta fase vede l’esclusione dal mondo del lavoro.
Oltre all’individuazione del processo per fasi, nel 1992 Heinz Leymann ha elaborato un elenco particolareggiato di 45 comportamenti ostili denominati LIPT (Leymann Inventory of Psycological Terrorism) che riassunti in cinque macro-categorie riguardano:
-gli attacchi alla possibilità di comunicare;-gli attacchi alle relazioni sociali;
-gli attacchi all’immagine sociale;-gli attacchi alla qualità della situazione professionale e privata;-gli attacchi alla salute. Molti studi e ricerche hanno evidenziato, come gli effetti del mobbing sulla salute psicofisica delle vittime abbiano intensità rilevanti e possono manifestarsi a vari livelli:
-alterazione dell’equilibrio scocioemotivo: depressione, isolamento, panico, abbassamento del livello di autostima; -alterazione dell’equilibrio psicofisiologico: vertigini, senso di oppressione, disturbi del sonno, calo della memoria, del livello di concentrazione e di vigilanza, disturbi della sessualità;
-alterazione del comportamento: cattiva alimentazione, alcoolismo, tabagismo, uso improprio di farmaci, aggressività, incapacità di adattamento sociale;
-disordine generale di ansia: ansia generalizzata, con attacchi di panico, con sintomi ossessivi, con sintomi fobici, ansia ;
-disturbo di adattamento: disturbi di tipo clinico meno intrusivi, conseguenti a stressor meno intensi; -burnout: esaurimento di ogni energia, svuotamento psichico del soggetto sottoposto a iperlavoro, cui seguono sentimenti di impotenza, perdita delle illusioni professionali e crisi d’identità, dando luogo a reazioni difensive quali indifferenza, apatia, distacco, sospetto e ostilità. Una buona gestione dei rapporti intra-gruppo e inter-gruppo da parte di chi gestisce le risorse umane, può essere un efficace deterrente affinchè il fenomeno Mobbing non attecchisca.

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1 Introduzione Oggi ne parlano in tanti: viene discusso in diversi ambienti e a livello multidisciplinare come se fosse un fenomeno da poco germogliato nel giardino della vita sociale. In realtà nel linguaggio comune, una delle espressioni più usuali per descrivere azioni o comportamenti aggressivi propri della specie umana, è quella di definirli “bestiali”, ed è proprio dai primi studi condotti dall’etologo viennese Konrad Lorenz, sul comportamento aggressivo animale che deriva l’uso del termine Mobbing. Lorenz ha utilizzato questo termine nelle proprie ricerche sulle anatre selvatiche, per definire la reazione di aggressività che negli animali della stessa specie, induce all’attacco coalizzato e ripetuto contro un membro del proprio gruppo, al fine di escluderlo e contemporaneamente proteggere se stesso e la propria integrità. Nel 1972 Heinemann ha utilizzato il termine Mobbing come sinonimo di Bullying, nella ricerca sull’aggressività tra bambini in età scolare. Il “Mobbing” in tale ricerca si caratterizza come prevaricazione e come espressione di atteggiamenti offensivi ed intimidatori, da parte di un ragazzo o di un gruppo di essi, nei confronti di un coetaneo. Negli anni ’80 Leymann e Gustavsson, riferiscono il termine Mobbing alla ripetuta e prolungata vessazione di natura psicologica nel contesto lavorativo. Sebbene le prime manifestazioni di questo fenomeno si presentano in maniera evidente durante la prima industrializzazione, perché solo ora suscitano un così elevato interesse? Le risposte dovrebbero essere ricercate all’interno dei processi di sviluppo e di cambiamento che caratterizzano, attualmente, il sistema lavoro e le imprese. In generale è utile osservare che la diffusione di tecnologie sempre più sofisticate, la presenza nelle organizzazioni di modelli di gestione flessibili, le ristrutturazioni/riorganizzazioni aziendali ed una maggiore diversificazione della forza lavoro, sollecitano e richiedono cambiamenti, che possono generare effetti collaterali sulla salute psicofisica

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Parole chiave

analisi
benessere organizzativo
commitment
contratto psicologico
gruppi di lavoro
intervento
mobbing
organizzazioni
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