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La formazione linguistica dei manager italiani in Irlanda in riferimento al lifelong learning

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Gavasso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Scuola sup. di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori
  Corso: Traduzione e Interpretazione
  Relatore: John Dodds
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

Il presente studio abbraccia diverse aree, tutte legate dal concetto comune di lifelong learning e tutte studiate alla luce di due principio fondamentali: l'evoluzione della società, soprattutto in riferimento alla questione dell'istruzione e delle pari opportunità per tutti, e lo status delle lingue straniere, che spesso sono relegate ad una posizione di secondo piano, nonostante la grande rilevanza che coprono in seno alla società moderna.
Il percorso si sviluppa in quattro capitoli, che possono essere idealmente suddivisi in due parti: la prima si concentra essenzialmente sul concetto di lifelong learning, quindi istruzione e formazione nel loro complesso; la seconda è dedicata essenzialmente allo studio pratico sul campo e ad alcune considerazioni sul valore dell’inglese e sulle lingue.
L'obiettivo della tesi è molteplice: si vuole capire più in profondità che azioni ed innovazioni comporti l’idea di apprendimento continuo, sia in termini pratici che ideali, in generale a livello mondiale e poi circoscritto alla situazione dell’Unione Europea. Andando più nello specifico, è stato analizzato il caso dei manager italiani in Irlanda, le loro esperienze con la lingua inglese, sia durante la carriera universitaria che attualmente al lavoro. Infine è stata studiata brevemente la situazione dell’apprendimento delle lingue a livello europeo e il collegamento studi universitari-lingua inglese.

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Introduzione Lo spunto per il presente lavoro è stato suggerito dal Prof. Dodds che, assecondando il mio “desiderio d’Irlanda”, ha proposto l’indagine sulla formazione dei manager italiani nell’isola verde. Come già suggerisce il titolo, lo studio si situa all’interno del più ampio concetto di lifelong learning e va ad includere brevemente anche il ruolo dell’inglese. Il lavoro sarà ampio, naturalmente non sarà possibile coprire tutto lo scibile sull’argomento, ma si tratteranno i punti più salienti. Dallo spunto offerto, è poi venuto da sé l’interesse per l’argomento, soprattutto alla luce di due punti fondamentali: l’evolversi della società e tutto quel che comporta in termini di istruzione e pari opportunità per tutti, anche in riferimento alle tendenze del mercato del lavoro attuale e poi lo status delle lingue, spesso sottovalutate, snobbate, dimenticate – situazione paradossale e incongruente con le necessità e le trasformazioni profonde della società. Il filo conduttore dell’elaborato è quindi l’evoluzione della società, con particolare riferimento al problema o all’opportunità (a seconda del valore che le si attribuisce e della nostra capacità di raccogliere la sfida che ci pone) della mobilità (ricordiamo che l’anno appena trascorso era stato nominato Anno Europeo della Mobilità dei Lavoratori) e di come le si risponda, analizzando la sfida linguistica e quindi quanto sia rilevante apprendere e formarsi in una lingua straniera per diventare un cittadino del mondo. Il percorso si sviluppa in quattro capitoli, che possono essere idealmente suddivisi in due parti: la prima si concentra essenzialmente sul concetto di lifelong learning, quindi istruzione e formazione nel loro complesso; la seconda è dedicata essenzialmente allo studio pratico sul campo e ad alcune considerazioni sul valore dell’inglese e sulle lingue. Lo scopo del lavoro è molteplice: si vuole capire più in profondità che azioni ed innovazioni comporti l’idea di apprendimento continuo, sia in termini pratici che ideali, in generale a livello mondiale e poi circoscritto alla situazione dell’Unione Europea. Andando più nello specifico, si analizzerà il caso dei manager italiani in Irlanda, le loro 1

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