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Mark Lanegan - L'ultimo songwriter

La figura di Mark Lanegan spicca nella storia della musica popolare degli ultimi due decenni per la personale capacità di cogliere le emozioni e gli istinti primordiali dell'uomo. Il suo songwriting, pur risentendo naruralmente dell'opera di suoi illustri predecessori - quali Johnny Cash, Tim Buckley e Leonard Cohen, ha una nuova consapevolezza per la propria condizione interiore, figlia del post punk dei suoi anni giovanili e della disillusione della cosiddetta Generazione X.

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Introduzione La prima volta che mi capitò di ascoltare Mark Lanegan fu circa tre anni fa. Non ricordo neanche cosa stavo facendo, ricordo solo la radio come al solito sintonizzata su una radio che trasmette rock ventiquattro ore su ventiquattro, e che mi arrivò all’orecchio una scarica apocalittica di chitarre, poi una voce, quella voce. Quella voce non era qualcosa di questo mondo, e se un dio esisteva aveva sicuramente dotato quell’uomo di uno strumento potentissimo, capace di sciogliere anche il cuore più duro. Pur senza riuscire ad afferrare le parole capivo quale sorta di dolore avesse passato, perché non è possibile cantare in quel modo senza aver visto in faccia la morte almeno una volta. Aveva il timbro più sporco che avessi mai sentito, solo in seguito avrei saputo, come sospettavo, che era dovuto agli anni di stravizi alcolici e di altro genere. In quel periodo ascoltavo altro, sempre voci maschili, ma altri generi musicali. In confronto a quella voce però ogni paragone falliva miseramente: Jeff Buckley era troppo etereo, Eddie Vedder non riusciva neanche ad arrivare a quelle profondità emotive, l’unico che in qualche modo vi si poteva avvicinare era Tom Waits, che comunque mi sembrava sempre troppo gigionesco. La prima cosa che feci fu chiamare la radio, dovevo sapere assolutamente chi era. Dall’altro capo del telefono mi risposero che il brano si chiamava No Easy Action, e il cantante era Mark Lanegan. Come al mio solito mi attivai per capire chi era questo figuro e cos’altro avesse scritto di meraviglioso, e poco a poco, viste le mie finanze allora non proprio floride, acquistai tutti i suoi album. Dal vivo lo vidi con la Mark Lanegan Band durante il tour di Bubblegum, di spalla c’era quel folle di Nick Oliveri, ma gli occhi erano tutti per lui. Così, dopo aver ricevuto un gigantesco mazzo di fiori da un ragazzo del pubblico e aver sistemato il resto del gruppo sul palco, cominciò a cantare, occhi bassi, immobile, mani sul microfono. Ed era esattamente come me l’ero immaginato: la sua figura così alta svettava su quelle degli altri componenti della band, la voce sovrastava per un qualche strano motivo tutti gli strumenti, e il suo sguardo cupo e minaccioso, ma solo 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Laura Boccardelli Contatta »

Composta da 125 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 945 click dal 24/09/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.