Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Imputabilità e colpevolezza: profili giuridici, quadri psicopatologici e prassi giudiziaria

Il lavoro è il frutto di un'accurata e approfondita ricerca realizzata attraverso la consultazione di un vasto repertorio bibliografico. La relazione fra imputabilità e infermità mentale è un tema antico, ma reso sempre attuale dai numerosi orientamenti dottrinari e giurisprudenziali. Riguardo a questi ultimi, all'interno dell'opera, viene dato particolare risalto alla recente pronuncia della Suprema Corte n. 9163/2005, la quale ha posto fine ad un lungo dibattito che ha radici antiche e che ha visto contrapposti il legislatore, la giurisprudenza e la scienza pssichiatrica in relazione al concetto di infermità mentale, sviluppandone una nozione più ampia rispetto a quello di malattia psichiatrica.

Mostra/Nascondi contenuto.
Capitolo I L’imputabilità 1. Cenni storici Il principio secondo il quale chi sia “folle”, “alienato”, “malato di mente”, affetto da disturbo” o “sofferente psichico” debba essere considerato meno o per nulla responsabile dei propri atti è principio di antica data e di quasi universale accettazione. Nel Diritto Romano, in aderenza alla dottrina ippocratica, i “furiosi” ed i “fatui” che si fossero resi responsabili di reati andavano esenti da punizioni, la “fatuitas” era pressoché assimilabile al difetto di intelligenza; nel “furor” si ricomprendevano tutte le forme di follia 1 . Già allora si conosceva la possibilità di un lucido intervallo, talchè se il delitto era commesso in tale periodo non vi era scriminante 2 . Nella legislazione giustinianea vediamo arricchirsi il vocabolario nosografico con le categorie di “dementia”, “insania”, “amentia”: tutte situazioni comportanti impunità per l’eventuale delitto. Anche qui, salvo il caso di lucido intervallo. Pure gli intensi gradi delle passioni erano considerati atti a escludere la responsabilità. L’ubriachezza derubricava il reato da doloso a colposo. Il successivo periodo, che vede in vigore il diritto penale germanico, è l’unico che fa eccezione alla regola universale: tale diritto, infatti, avendo riguardo esclusivo all’elemento oggettivo del danno, non si cura dell’elemento soggettivo e considera responsabili anche i malati di mente. L’attenzione all’elemento soggettivo del reato non verrà mai deposta invece dalla Chiesa: il 1 Fornari U., Improvviso furore, coscienza e volontà dell’atto: storia di un concetto, in Rivista sperimentale di freniatria e medicina legale delle alienazioni mentali, Vol. CXI, Fasc. VI, p. 1325, 1987; 2 Fornari U., Il valore di malattia alla luce del DSM-III-R, in: Dell’Osso L., Lomi A. (a cura di), Diagnosi psichiatrica e DSM-III-R, Giuffrè, Milano, 1989, p. 9; Marchetti M., Cenni storici di psichiatria forense, in: Ferracuti F. (a cura di), Trattato di Criminologia, Medicina Criminologica e Psichiatria Forense, Vol. 13: Psichiatria forense generale e penale, Giuffrè, Milano, 1990, p. 1; 1

Tesi di Master

Autore: Francesco De Napoli Contatta »

Composta da 64 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4987 click dal 02/10/2007.

 

Consultata integralmente 13 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.