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Imputabilità e colpevolezza: profili giuridici, quadri psicopatologici e prassi giudiziaria

Informazioni tesi

Criminalità, devianza e sistema penitenziario
  Autore: Francesco De Napoli
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2007
Docente/Relatore: Patrizia Surace
Istituito da: Università degli Studi della Calabria
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

Il lavoro è il frutto di un'accurata e approfondita ricerca realizzata attraverso la consultazione di un vasto repertorio bibliografico. La relazione fra imputabilità e infermità mentale è un tema antico, ma reso sempre attuale dai numerosi orientamenti dottrinari e giurisprudenziali. Riguardo a questi ultimi, all'interno dell'opera, viene dato particolare risalto alla recente pronuncia della Suprema Corte n. 9163/2005, la quale ha posto fine ad un lungo dibattito che ha radici antiche e che ha visto contrapposti il legislatore, la giurisprudenza e la scienza pssichiatrica in relazione al concetto di infermità mentale, sviluppandone una nozione più ampia rispetto a quello di malattia psichiatrica.

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Capitolo I L’imputabilità 1. Cenni storici Il principio secondo il quale chi sia “folle”, “alienato”, “malato di mente”, affetto da disturbo” o “sofferente psichico” debba essere considerato meno o per nulla responsabile dei propri atti è principio di antica data e di quasi universale accettazione. Nel Diritto Romano, in aderenza alla dottrina ippocratica, i “furiosi” ed i “fatui” che si fossero resi responsabili di reati andavano esenti da punizioni, la “fatuitas” era pressoché assimilabile al difetto di intelligenza; nel “furor” si ricomprendevano tutte le forme di follia 1 . Già allora si conosceva la possibilità di un lucido intervallo, talchè se il delitto era commesso in tale periodo non vi era scriminante 2 . Nella legislazione giustinianea vediamo arricchirsi il vocabolario nosografico con le categorie di “dementia”, “insania”, “amentia”: tutte situazioni comportanti impunità per l’eventuale delitto. Anche qui, salvo il caso di lucido intervallo. Pure gli intensi gradi delle passioni erano considerati atti a escludere la responsabilità. L’ubriachezza derubricava il reato da doloso a colposo. Il successivo periodo, che vede in vigore il diritto penale germanico, è l’unico che fa eccezione alla regola universale: tale diritto, infatti, avendo riguardo esclusivo all’elemento oggettivo del danno, non si cura dell’elemento soggettivo e considera responsabili anche i malati di mente. L’attenzione all’elemento soggettivo del reato non verrà mai deposta invece dalla Chiesa: il 1 Fornari U., Improvviso furore, coscienza e volontà dell’atto: storia di un concetto, in Rivista sperimentale di freniatria e medicina legale delle alienazioni mentali, Vol. CXI, Fasc. VI, p. 1325, 1987; 2 Fornari U., Il valore di malattia alla luce del DSM-III-R, in: Dell’Osso L., Lomi A. (a cura di), Diagnosi psichiatrica e DSM-III-R, Giuffrè, Milano, 1989, p. 9; Marchetti M., Cenni storici di psichiatria forense, in: Ferracuti F. (a cura di), Trattato di Criminologia, Medicina Criminologica e Psichiatria Forense, Vol. 13: Psichiatria forense generale e penale, Giuffrè, Milano, 1990, p. 1; 1

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Parole chiave

colpevolezza
corte di cassazione sentenza n. 9163/2005
disturbi della personalità
imputabilità
infermità mentale
ospedale psichiatrico giudiziario
perizia psichiatrica
psicopatologici
psicosi

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